Neven Spahija, coach di Reyer Venezia, commenta così il successo su Pallacanestro Cantù con sofferenza finale.
«Complimenti ai miei ragazzi per una vittoria importantissima. Complimenti anche a Cantù, che secondo me ha giocato la sua miglior partita della stagione, ma alla fine – per fortuna – non è stato sufficiente per vincere qui.
Avete visto due squadre: una che vuole correre, giocare con ritmo, e noi che abbiamo segnato tantissimi punti, credo una ventina oltre la loro media. Però c’erano due formazioni: una che ha potuto allenarsi, e una no. Questa pausa per le Nazionali ha distrutto la nostra squadra. Dal momento in cui è iniziata questa “window” FIBA io l’ho detto: non è una cosa positiva per la pallacanestro. Prima della sosta avevamo trovato equilibrio sia in difesa che in attacco, ma senza allenamento non si può giocare ad alto livello.
Per fortuna abbiamo vinto la partita. Adesso siamo di nuovo insieme, ma ci aspetta un’altra settimana dura: dobbiamo viaggiare tanto e allenarci poco. Alla fine però siamo di nuovo al completo. Questa non è una decisione che spetta a me, io sono solo l’allenatore: non posso decidere queste cose. Ma se chiedete a me, io non lascerei andare in Nazionale giocatori che poi non giocano, che restano in tribuna o in panchina. Per me non ha senso. Il mio parere è che un giocatore deve andare in Nazionale solo se ha un ruolo importante, perché noi qui dobbiamo lavorare, stare insieme. Anche così si può perdere, certo, ma stasera avete visto la differenza tra una squadra che è stata insieme e si è allenata, e una che ha potuto fare un solo allenamento prima di Gerusalemme e un altro prima di Cantù. Alla fine, comunque, bene: abbiamo vinto».
«Non è una situazione nuova. L’abbiamo vista tante volte, dal primo giorno che sono arrivato qui. Si perde, a volte si perde anche male, ma se hai la squadra sotto controllo sei sicuro che prima o poi reagirà».
Sulle cento panchine: «Cento? (sorride) Numero importante, grazie per i complimenti. Essere allenatore di questa società, lavorare per Luigi, con Casarin, con tutta la gente che lavora qui, è un orgoglio. Vengo in palestra ogni giorno felice. Fare 100 partite – mi pare solo in campionato – è un motivo di grande orgoglio. Non potrei essere più soddisfatto».
«Abbiamo avuto cinque giocatori fuori con le rispettive Nazionali e uno negli Stati Uniti per un problema personale. In pratica siamo stati senza sei giocatori per tutto questo periodo. Con sette giocatori non puoi preparare le partite, non puoi allenarti davvero, non puoi giocare ad alto livello. Anche i giovani erano via. Non voglio più tornare troppo su questo tema, però è chiaro che questa situazione incide su ogni aspetto del gioco: difesa, attacco, continuità».





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