Intervistato da Maurizio Neri su “Il Piccolo – Alessandria”, il Presidente della Bertram Derthona Tortona, Marco Picchi, ha raccontato ciò che lo lega in merito ai 70 anni del club bianconero: “L’orgoglio di essere stati un club che ha continuato a fare attività sempre con ambizione. Rimanendo molto legato al territorio. Il Derthona Basket ha avuto solo presidenti e proprietari tortonesi e ci sono famiglie della città che se ne sono prese cura. Poi c’è stata la grande svolta con l’avvento della famiglia Gavio, ed io sono stato indicato come presidente per la mia tortonesità. Ho avuto la fortuna di fare il presidente in A, ma l’avrei fatto anche in Serie C”.
Picchi ha poi sottolineato un legame con alcuni ex dirigenti bianconeri: “Quando ero bambino Guido Ghisolfi era il Derthona Basket. Guido era un imprenditore che, anche se era in giro per il mondo per lavoro, la domenica sera telefonava a casa per sapere com’era andata la partita. Poi c’è stato questo “ciclone” sceso a Tortona da Champoluc che è stato Luigino Fassino che per 30 anni è stato l’emblema del dirigente di una società delle minors di quegli anni: quello che sceglieva l’allenatore, ingaggiava i giocatori, lavava le maglie, organizzava le trasferte e la domenica segnava i punti durante la partita dei pulcini. Il momento più difficile? A metà degli anni 2000, quando ci fu un passaggio dalla generazione dei Tava, De Ros, Barabino a quella successiva. Eravamo in C2, non avevamo grandi risorse e il Camagna non era pieno come al solito. Il più esaltante? Facilissimo dire la sera della promozione in A. Però io ricordo il 9 giugno 2012 con la vittoria del campionato di serie C1 contro Novara. Poi il trionfo di Cervia, ma anche la vittoria di Pesaro in Coppa Italia contro la Virtus di Belinelli è stata un’emozione fantastica… “.
Infine un sogno che ha ancora Picchi da Presidente del Derthona: “Noi non ce lo diciamo mai, per ché sia io che il dottor Gavio siamo molto scaramantici, ma penso che il Derthona Basket, che ha vinto in tutte le categorie, abbia il dovere di pensare di poter vincere un trofeo a questo livello”.





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