Intervistato da Giorgio Burreddu su “La Gazzetta dello Sport”, Matteo Cotelli parla del suo legame di tutta la vita con Brescia: “È casa mia, la mia famiglia. Ogni volta che entro qui sento aria di casa. Dal custode al mio staff. Il presidente. Tutti. Negli ultimi due anni abbiamo confermato un nucleo importante e aggiunto le pedine giuste. Abbiamo giocatori maturi, esperti, che sanno stare al loro posto e sacrificarsi: mi sento fortunato ad allenare un gruppo così”.
“Da dieci anni si investe e si migliora il lavoro quotidiano – continua Cotelli -, Milano e Bologna sono un’ altra dimensione, per budget e roster da Eurolega. Per competere con loro dobbiamo essere perfetti, e a volte non basta. L’anno scorso è stato un piccolo miracolo sedersi al loro tavolo: siamo stati eccezionali. L’obiettivo è sempre quello di vivere le partite che ti mettono i brividi addosso”.
Cotelli ha anche ricordato di quando in gioventù era un tifoso di Brescia: “Per anni non c’erano prime squadre: dagli anni 90 fino al 2008-2010 di fatto nulla. Ma il movimento era numeroso: prima la Leonessa di Graziella Bragaglio e Matteo Bonetti, poi la Pallacanestro Brescia di Mauro Ferrari hanno dato un polo a cui agganciarsi. È la provincia, l’hinterland che partecipa. Percepisci il calore delle persone. Qui si vive bene. Ci sono un palazzetto ristrutturato e le strutture adeguate: i giocatori apprezzano organizzazione e dimensione”.
Infine anche il rapporto del coach con il patron Mauro Ferrari: “Il nostro proprietario mi ha dato questa possibilità, mi supporta ogni giorno, è eccezionale. Ci sentiamo tutte le sere: mai più di cinque minuti. Un confronto franco e costruttivo, mai invasivo. Lui mi racconta qualcosa, io racconto qualcosa”.





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