I Philadelphia 76ers si presentano con ottimismo al training camp, ma secondo The Ringer la scorsa stagione (chiusa con un disastroso 24-58) è stata segnata da profonde tensioni interne legate soprattutto a Joel Embiid.
Ex membri dello staff e persone vicine ai giocatori hanno descritto un ambiente minato da sfiducia e mancanza di comunicazione. L’isolamento di Embiid, fermo a sole 19 presenze, ha alimentato il caos: spesso compagni e allenatori scoprivano solo a ridosso della palla a due se il centro camerunese avrebbe giocato.
La situazione è peggiorata dopo che i contenuti di un meeting riservato tra i giocatori, con molte critiche a Embiid, sono stati ‘spifferati’ a Shams Charania. Una fuga di notizie che ha incrinato ulteriormente la fiducia nello spogliatoio.
Daryl Morey durante la offseason ha risposto con una revisione totale dello staff tecnico, medico e di supporto, e puntando su maggiore freschezza nel roster dopo gli errori commessi nel circondare Embiid di soli veterani.
Al via della nuova stagione, il 69% del salary cap dei 76ers è legato a Embiid e Paul George, reduce da un intervento al ginocchio e ancora senza tempi di recupero certi, ma fiducioso sul suo ritorno alla piena efficienza. Tyrese Maxey nel frattempo ha assunto un ruolo da leader, organizzando diversi allenamenti estivi.
Embiid si è presentato sorridente al Training Camp, dichiarando di sentirsi meglio sia fisicamente che mentalmente.
Il clima, almeno in apparenza, sembra positivo. Ma, come sottolineato da una persona vicina al team, «Tutto questo va bene, ma l’organizzazione può davvero trovare successo con tutte le distrazioni e le incertezze che accompagnano Embiid?».
I 76ers stanno giocando in questo momento ad Abu Dhabi contro i Knicks nella primissima partita della preseason.





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