Intervistato da Federico Bettuzzi sulla “Tribuna di Treviso”, Matteo Chillo ha parlato di che tipo di giocatore sarà alla NutriBullet Treviso Basket in occasione del suo ritorno dopo 3 anni: “Esattamente quello che ero, non sono cambiato poi molto. Ho maturato alcune esperienze in più, ho lavorato con allenatori diversi. Ma l’Europa, con la BCL, l’avevo già giocata a Treviso”.
Nel suo viaggio lontano da Treviso ha giocato un anno a Treviso e due a Reggio Emilia: “Ce ne sarebbero di aneddoti da raccontare. Se c’è qualcosa che mi ha lasciato l’amaro in bocca è quella semifinale di Coppa Italia contro Napoli nel 2024: io giocai bene finché non uscii per falli, avevamo la partita in pugno fino a quella tripla di Sokolowski che mandò la gara all’overtime, poi vinto dai partenopei che in finale avrebbero conquistato il trofeo. Evidentemente era destino”.
Il prossimo roster è composto da giocatori con molta esperienza in Italia e in Europa: “Si può parlare di squadre vecchie se tutti gli elementi sono vicini ai quarantanni d’età. Il prossimo quintetto di TvB e il pacchetto lunghi in generale conta sui trentenni, ma non ne farei un dramma. Non giocando le Coppe si preservano energie, si ha maggiore solidità: guardiamo Brescia che ruotava a otto con molti over30 nel roster, non mi pare che abbia fatto male. E a dirla tutta anche nel mio primo anno a Reggio, in una squadra quasi completamente nuova, la situazione era simile”.
Come è maturata la scelta di tornare a Treviso? “Conoscevo coach Rossi, era viceallenatore alla NPC quando giocavo per Rieti e oltre a ciò ho avuto feedback positivi da tutti i giocatori che ha allenato. Con Pasquini ci conosciamo dai tempi delle giovanili in Fortitudo. Quando mi hanno sottoposto le loro idee e mi hanno chiesto di tornare a Treviso non ho impiegato molto per decidere. Merito anche loro, che sono stati subito diretti”.





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