Robert Horry: Il mio tiro preferito? Contro Orlando, anche se non decisivo

L’ex stella NBA Robert Horry, ospite NBA Store a Milano è stato intervistato dall’Ansa. Ecco alcuni passaggi

L’ex stella NBA Robert Horry, ospite NBA Store a Milano è stato intervistato dall’Ansa. Ecco alcuni passaggi.

IL SUO TIRO

“Sai, penso che nel complesso, guardando tutto, la maggior parte dei tiri che ho fatto sono stati realizzati in trasferta. Credo che solo due siano stati fatti in casa. Uno contro Orlando, che in realtà non rientra nella categoria dei tiri decisivi perché eravamo in vantaggio di un punto e ci ha portato a +4. Ma ovviamente, nel 2002, nelle finali di conference, nella quarta partita contro i Kings. Quel tiro è probabilmente il mio tiro più importante, semplicemente perché è stato fatto in casa e i tifosi hanno iniziato a cantare il mio nome, il che mi ha dato una grande carica”.

SU QUELLO IN GARA-3 CON I PISTONS

“Penso che sia stata la mia migliore prestazione complessiva nei playoff. Penso che quello che ho fatto nella seconda metà della partita, segnando tutti quei tiri da tre e schiacciando su Rip Pamilton, sia stato uno dei momenti migliori, soprattutto per uno che non ha giocate studiate apposta per lui e che poi è riuscito a prendere in mano la partita come ho fatto io. Quella partita è stata fantastica”.

SULLE FINALS 

“Continuo a pensare che OKC abbia una grande squadra, con molti talenti atletici. Sono giovani e penso che probabilmente vinceranno in sette partite. Ma non sono sorpreso che Indiana abbia vinto gara1, perché quando hai una squadra come Indiana che gioca molto bene collettivamente e non c’è un giocatore di riferimento, è difficile per una squadra difensiva capire su chi concentrarsi. L’Indiana è una squadra molto forte e, cosa ancora più importante, è ben allenata”.

SUGLI EUROPEI

“Beh, sai, è il sistema. Se guardi i giocatori europei, imparano a giocare a basket fin da piccoli. I giocatori americani invece si limitano a tirare la palla. Sei atletico e parti da lì. E questo è molto utile per i giocatori europei. Penso che il nostro sistema in America sia molto imperfetto, specialmente quello dell’AAU, perché si concentra solo sui giocatori atletici. Se sei atletico e sai segnare, sei un buon giocatore, ma sei anche solido dal punto di vista tecnico? Questo è il punto forte dei giocatori europei: sono molto solidi dal punto di vista tecnico, sui fondamentali. E questo li rende molto migliori dei giocatori americani”.

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