I 75 anni di Dino Meneghin: “Hall of Fame NBA? Pensavo fosse uno scherzo”

dino meneghin
"Storia di una leggenda" docufilm sulla storia cestistica di Dino Meneghin, cinema multisala Impero, Varese 13 novembre 2023, foto Fabrizio Bertani/Ciamillo-Castoria

La leggenda del basket italiano e internazionale, Dino Meneghin, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport.

Intervistato da Giulia Arturi su “La Gazzetta dello Sport” in vista del suo 75° compleanno che festeggerà sabato 18 gennaio, Dino Meneghin si è raccontato: “Io monumento del basket italiano? Non mi è mai piaciuto, è risaputo per cosa li usano i piccioni… Ho sempre avuto molta ironia, pur riconoscendo i problemi che la vita può presentare, credo sia importante sdrammatizzare certi concetti e azioni per rendere tutto meno cupo. Un po’ di leggerezza, qualche battuta e uno spirito combattivo ma simpatico rendono tutto meno insormontabile e più gestibile”.

Meneghin ha anche raccontato gli scherzi che gli sono riusciti meglio: “Ho vissuto due squadre di “pazzi”, tre, contando Trieste. Era uno spasso stare insieme, il lavoro pesava meno. Il primo che mi viene in mente: prendevo il calzino da gioco dopo l’allenamento e lo immergevo nel bicchiere delle vitamine di Roberto Premier. A sua insaputa chiaramente. Vedevo che giocava sempre meglio, mica potevo fermarmi (risata). Dopo un paio di mesi se ne accorse”.

Dino Meneghin è anche nella Hall of Fame della NBA: “ Quando me l’hanno comunicato pensavo a uno scherzo, davvero. È stata una soddisfazione enorme. Entrare nell’Hall of Fame per un giocatore di basket è come per un pittore avere il proprio quadro appeso al Louvre o al Prado. Ma con me, idealmente, ci sono tutti i miei compagni di squadra, gli allenatori, e tutte le persone con cui ho lavorato”.

Meneghin è stato anche un leader per le proprie squadre di campioni: “Non lo sentivo come un dovere, mi veniva naturale. Mi era stato insegnato da giocatori come Vittori, Flaborea: uno di quei valori che ti entrano dentro”.

Sfogliando l’album dei ricordi, Dino si sofferma nello specifico su qualche istantanea: “La prima immagine che mi viene in mente è quella dell’abbraccio con Andrea quando ci siamo incontrati in campo: lui, cresciuto benissimo per merito soprattutto di sua mamma, esordiva a 16 anni a Varese; io ne avevo 40 e giocavo a Trieste. E poi tanti altri: l’argento ai Giochi di Mosca, la finale dell’Europeo a Nantes del 1983. Il primo scudetto vinto a Varese. C’è una foto che mi ritrae nell’invasione di campo dei tifosi. Mi avevano fregato i calzoncini e la maglietta ed ero rimasto mezzo nudo in mezzo al campo”.

Leggi anche

Gli ultimi commenti

Hot news