Venezia, Limena (Vetorix): “Reyer è una community che mette al primo posto il valore dello sport”

Venezia, Limena (Vetorix): “Reyer è una community che mette al primo posto il valore dello sport”

Nuovo appuntamento con un partner del mondo orogranata

Tra i numerosi amici che hanno scelto di sostenere l’Umana Reyer, incontriamo oggi Luca Limena, amministratore unico di Vetorix Engineering, tra i primi ad entrare nel progetto Reyer nel 2006.

1) Caro Luca, l’Italia è nella fase 2 dell’emergenza. Ci racconti come la vostra realtà sta affrontando questo momento?

Premetto che siamo stati relativamente fortunati, in quanto operando nel campo dei servizi di ingegneria, ispezione e collaudi abbiamo avuto la possibilità di continuare ad lavorare durante il periodo di lockdown. In realtà è stata un’operatività davvero contenuta in quanto quasi il 90% dei nostri clienti era chiuso, tuttavia qualche progetto siamo riusciti a portarlo avanti garantendo la continuità.
Al di la di alcuni settori strategici tipo Aeronautica Spazio e Difesa, la fase 1 ha per noi rappresentato un blocco quasi totale, dal settore racing (F1 e MotoGP) alla nautica da diporto (vela e motore) soprattutto l’automotive che per quanto ci coinvolga solo nel segmento auto di lusso, non è stato permesso a nessuno dei nostri clienti di continuare la produzione, quindi tutto si è fermato.
È stato ed è tutt’ora uno shock economico enorme, che ha fatto registrare un picco negativo del -82% ad Aprile.
Dalla settimana scorsa abbiamo notato una graduale riapertura delle attività, ma onestamente è presto per valutare i reali danni all’economia, quello che è certo è che bisognerà dimostrare sia a livello umano che lavorativo una particolare capacità di adattamento al nuovo contesto e soprattutto una ferma determinazione a ricostruire quanto è stato distrutto.
Penso che servirà più di qualche settimana per comprendere meglio la situazione ed è necessaria da subito una grande forza di volontà per affrontare il futuro. Nel mio piccolo sto rivedendo il piano industriale, questa crisi mi ha colto nel bel mezzo di una campagna di riammodernamento dello stabilimento e grossi investimenti in apparecchiature tecnologicamente avanzate, quindi non mi resta che correre ai ripari adottando una strategia di contenimento a 360° (salvaguardia della liquidità pur mantenendo i posti di lavoro, davvero una sfida) per il 2020 e preparare per il 2021 qualche piano di rilancio, da definire in dettaglio solo quando avrò maggiori dati sull’andamento dei prossimi mesi.
Vetorix ha da sempre nel suo DNA la ricerca &amp, lo sviluppo e l’innovazione, questo è probabilmente il valore aggiunto più apprezzato dai nostri clienti quindi né il Covid né la crisi dei subprime del 2008 ci ha fatto o può farci cambiare questi marker genetici. Ovviamente come dicevo prima è tutto da ricontestualizzare e riadattare con intelligenza alla nuova situazione (Darwin docet).

2) Lo sport si è fermato, ma la Reyer vuole essere presente anche in questo momento di difficoltà, cosa significa fa parte della grande famiglia orogranata?

Proprio il concetto di Famiglia e quindi la sua componente affettiva è ciò che ci lega a Reyer da sempre e proprio come una famiglia ci aiuta ad affrontare più serenamente le problematiche e lo stress di tutti i giorni. Partecipare alle partite e in generale agli eventi che vengono organizzati, vivere quei momenti di community ha un effetto psicologico stabilizzante e per certi versi epurativo.
Vi ringrazio quindi di rimanere sempre presenti ed operativi anche in questi momenti dove nulla è concesso, tenere vivo lo spirito Reyer aiuta sempre e comunque anche se ci si deve “momentaneamente” adattare a interviste telefoniche piuttosto che all’amato coro del Taliercio. Devo dire che è difficile trovare una comunità così salda e ben gestita e ritengo sia uno dei fattori più importanti che ha permesso di far crescere la squadra e la Società tutta, dalle giovanili, alla prima squadra sia femminile che maschile, Reyer è un esempio emblematico che da sempre mette al primo posto il valore dello sport e la creazione di community, una società così bella e solida non può far altro che portare a casa i risultati che si prefigge. Ma le società sono fatte di persone e oltre agli splendidi atleti che ci emozionano sul campo ci sono decine di professionisti che svolgono il vitale lavoro quotidiano di tenere viva e operativa la Società. Non posso ringraziarli e citarli tutti uno a uno, ma lasciami ringraziare di cuore Federico Casarin che in un certo modo li rappresenta tutti.
Federico è semplicemente “galattico” una persona eccezionale da mille punti di vista. Lasciami sottolineare soprattutto il fattore umano, ha un’umanità e intelligenza fuori dalla media, sensibilità, attaccamento alla divisa e la sua maniera di trasferire entusiasmo è unica. Ci viene a trovare in azienda molto spesso e potendo immaginare tutti i suoi impegni non posso far altro che ringraziarlo, è sempre un piacere chiacchierare da tifoso a tifoso ed è ancor più bello farlo con un “Patron” che alla fine è uno di noi (Brugnaro style, fantastico). Posso dire che Federico è determinante per la longevità del nostro rapporto da sponsor di Reyer e per la società stessa, è prezioso come una Pagani one-off, unica.

3) In attesa che tornino le emozioni sul parquet, ci racconti qual è il tuo ricordo sportivo più bello legato a Reyer?

Faccio fatica a sceglierne uno, non voglio citare una partita specifica, ricordo però che meno di un paio d’anni fa parlando con Federico avevo percepito un po’ di scoramento infatti la situazione della squadra tra risultati negativi e infortuni era pessima (finale di stagione regolare 18-19, 3°classificati). Eravamo tempestati dalla sfortuna e agli occhi del pubblico e della stampa le scarse performance ci stavano segregando in una sorta di limbo, e poco prima dei playoff è una situazione psicologica difficilissima da gestire. Ecco, ricordo proprio questo momento perché la percezione dall’esterno era disastrosa, ma in realtà dentro la squadra, tra i giocatori, il coach e quella stretta cerchia di persone, stava nascendo un qualche cosa, una convinzione di potercela fare e una determinazione che poi alla fine ci hanno portato alla finale con Sassari e… tutti sanno poi com’è andata. Secondo me il momento determinante è stato proprio all’inizio dei playoff quando i ragazzi di quella “stretta cerchia” hanno fatto click! Hanno dimostrato a tutti, essi stessi per primi, che avevano la potenzialità di cambiare la stagione, di reagire, e di portare a casa il risultato, e farlo quando sembra di avere tutto contro è una soddisfazione immensa. Poi il gesto di alzare la coppa non fa altro che rendere la cosa pubblica e dare via ai festeggiamenti. Dovremmo noi tutti, soprattutto in questo momento, imparare dai ragazzi della Reyer a credere in noi stessi e fare quello che sembrava impossibile prima dei playoff quando tutto sembrava perduto.

4) Che messaggio vorresti mandare a tutti coloro che hanno la Reyer nel cuore?

Alla Famiglia Reyer, e non solo, cosa direbbe il mio amico Federico? Che è sterile limitarsi a sperare che tutto vada meglio. L’augurio è che ognuno di noi, con serenità, equilibrio e determinazione, trovi la spinta per far andare meglio le cose. Non bisogna farsi prendere dal panico anche se questa “stagione regolare” sembra perduta, perché ci sono ancora i playoff da giocare e c’è sempre una soluzione da trovare. Einstein diceva che non si possono risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha generati, quindi facciamo un bel click tutti quanti, adattiamoci alla situazione, cambiamo le prospettive e sicuramente torneremo tutti insieme al Taliercio a cantare.

Fonte: Ufficio Stampa Venezia.

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