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Stats for Dummies: episodio 7 – PER

Stats for Dummies: episodio 7 – PER

Nel settimo episodio di Stats for Dummies andiamo alla scoperta del PER.

Bentornati su Stats for Dummies. Nello scorso episodio abbiamo introdotto le statistiche individuali. Oggi proseguiamo il nostro cammino con un’altra statistica individuale, ovvero il PER, acronimo che sta per Player Efficiency Rating. Andiamo!

Il PER, come i Rating o il Box Plus Minus, è una statistica che cerca di convogliare tutti i contributi di un giocatore in un unico numero. La mente umana, per quanto sappia che unire assieme più contributi risulta complicato e “pericoloso” (perché si possono perdere dei punti di vista importanti per un’analisi), cerca comunque di classificare ogni cosa nel modo più semplice possibile. Ecco perché sono state create diverse statistiche “all in one”, ovvero statistiche che cercano di convogliare l’apporto dei giocatori in un solo valore: così è possibile classificarli agevolmente. Il PER non è da meno, ma, come ovvio che sia, se non lo si conosce si può incappare in errori di valutazione.

A me piace considerare il PER come l’evoluzione della classica valutazione, ovvero la somma dei contributi positivi (punti, assist, rimbalzi, stoppate, ecc) a cui viene sottratta la somma dei contributi negativi (tiri sbagliati, palle perse, falli fatti, ecc). La valutazione però non tiene conto di diverse situazioni, prime fra tutte il ritmo di gioco e l’utilizzo del giocatore. È infatti una mera somma e quindi non può tener conto di tali fattori: eppure non è raro imbattersi in classifiche di valutazione fatte senza neanche accennare criteri di selezione. Oltretutto, pur tenendo conto di questo fatto, rimane scomodo controllare per ogni giocatore minutaggio e ritmo.

Il PER nasce con la stessa idea della valutazione (somma dei contributi positivi meno somma contributi negativi), ma considera poi tutte questi ed anche altri fattori, risultando quindi più consono per una valutazione dell’impatto di un giocatore in campo; ecco perché mi piace definirlo l’evoluzione della valutazione. Inoltre la vera peculiarità del PER è l’uniformità di scala: mediare un PER di 15 equivale ad essere sempre, all’interno della Lega in cui si milita, un giocatore nella media; mediare invece un 25 equivale ad essere un potenziale MVP.
Ma andiamo con calma e comprendiamo bene come nasce il PER, che ricordo essere una creatura di John Hollinger.

Il PER prende in considerazione i seguenti contributi positivi:

  • Canestri da 2 e 3 realizzati (si darà un diverso peso ai due tipi di tiro);
  • Tiri liberi realizzati;
  • Assist;
  • Rimbalzi difensivi;
  • Rimbalzi offensivi;
  • Palle rubate;
  • Stoppate;

E i seguenti contributi negativi:

  • Tiri sbagliati;
  • Tiri liberi sbagliati;
  • Palle perse;
  • Falli commessi;

Come vedete Hollinger ha deciso di non considerare i falli subiti (in alcune valutazioni vengono computati come contributo positivo) e le stoppate subite (a volte computate come contributo negativo). E, come penso sia chiaro, come per i Rating non vengono in nessun modo conteggiati diversi intangibles: questo perché tutte le statistiche sono studiate per essere calcolate a partire dal box score.

Il bello del PER rispetto alla valutazione è che i vari contributi non vengono semplicemente sommati: ognuno di esso viene convertito in un valore che tiene conto di diversi aspetti di gioco; per esempio i tiri realizzati vengono moltiplicati per un coefficiente che tiene conto di quanti canestri assistiti vengono realizzati all’interno dell’intera Lega, così da pesare differentemente canestri segnati in solitaria e dopo un passaggio di un compagno. Oppure per i tiri sbagliati, le palle perse, le rubate, le stoppate, i falli e i rimbalzi si tiene conto dei punti per possesso dell’intera Lega, così da valutare con esattezza il peso di quello specifico contributo (in una Lega dove si segna tanto, la palla persa sarà più pesante per esempio). I rimbalzi vengono anche valutati rispetto alle percentuali di cattura degli stessi (un rimbalzo difensivo in una Lega con DR% a 70 avrà un peso minore di uno in una Lega con DR% a 55). Insomma, ogni contributo è valutato attentamente rispetto al livello medio della Lega, in modo da dare un’importanza differente, cosa che non viene in nessun modo effettuata nella valutazione.

Questa particolare somma viene poi aggiustata rispetto al ritmo medio di squadra: questo perché un giocatore che gioca in una squadra ad alto ritmo avrà più opportunità di generare contributi, dato che dispone di più possessi. In tal modo si uniformano i contributi di tutti i giocatori rispetto ad un medesimo ritmo, che è quello di Lega (ovvero la media di tutti i Pace delle squadre partecipanti).

Ma ci vuole un ultimo passaggio per trovare il vero PER che comporta anche l’uniformità di scala del PER stesso: la statistica finale considera infatti i contributi di tutti i giocatori e i relativi minutaggi per definire il livello medio, che viene settato sempre e comunque a 15. Il calcolo finale dona infatti un numero che oscilla solitamente tra 0 e 45 e ogni numero corrisponde a precise prestazioni:

Più che MVP: 43 o più
MVP: 33 – 42,9
Forte candidato al premio MVP: 30 – 32,9
Candidato di seconda fascia al premio MVP: 25 – 29,9
Giocatore da All-Star: 22,5 – 24,9
Possibile giocatore da All-Star: 20 – 22,4
Seconda opzione offensiva: 18 – 19,9
Terza opzione offensiva: 16,5 – 17,9
Giocatore nella media: 15 – 16,4
Giocatore dalla panchina: 13 – 14,9
Panchinaro fisso: 11 – 12,9
Sventolatore di asciugamani: 9 – 10,9
Ma come è possibile che sia in squadra?: 0 – 8,9

All’interno di una stessa Lega è quindi possibile classificare tutti i giocatori rispetto ai loro contributi, senza bisogno di controllare utilizzo e ritmi di gioco e inoltre il valore ci dichiarerà fin da subito quanto buono è il contributo del giocatore. Specifico spesso “all’interno della Lega” per un motivo ben preciso: che sia per il mio campionato UISP o per la NBA, il giocatore “medio” di quella competizione avrà sempre un PER di 15. Chiaramente però il giocatore con PER di 15 della UISP non sarà in nessun modo paragonabile a quello NBA. La scala è la stessa, ma il punto di partenza è diverso.

Il PER è quindi una statistica utile per classificare i giocatori, ma è chiaro che non tiene conto di diversi contributi invisibili al box score che risultano però importantissimi nell’economia di gioco di una squadra. Prendiamo per esempio OKC della passata stagione.

Andre Roberson, fino al suo infortunio, era stato un tassello fondamentale per Donovan e i suoi compagni di squadra per via della sua difesa. Le abilità difensive quali velocità laterali, rapidità di riflessi, capacità di anticipare i movimenti dell’avversario sono impossibili da recuperare dal box score non essendo contributi tangibili. Ecco che quindi tramite il PER risaltano più le difficoltà al tiro di Andre e non le sue abilità difensive: questo è il limite del PER. Per quanto si possano considerare tutti i contributi possibili, alcuni rimangono invisibili e perciò non si ottiene il giusto valore al giocatore. Altro esempio è Adams: pur avendo un PER di 20 per via dei rimbalzi che cattura, non vengono in nessun modo considerati i taglia fuori e i blocchi che piazza. Molto probabilmente avrebbe un PER più alto se si contassero anche questi.

Insomma, come per ogni statistica, alcuni apporti dei giocatori non potendo essere contemplati non risultano nel valore finale del PER: l’importante è ricordare tale fatto e non limitarsi a dire “Roberson è inutile perché ha un PER di 10”. Sarebbe una delle affermazioni più sbagliate da fare.

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