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Stats for Dummies: episodio 6 – Rating individuali

Stats for Dummies: episodio 6 – Rating individuali

Nel sesto episodio di Stats for Dummies scopriamo i punti di forza e di debolezza dei Rating individuali.

Bentornati su Stats for Dummies! Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta delle differenze tra statistiche tradizionali e avanzate: oggi passiamo a quelle individuali, ovvero quelle legate ai giocatori, in particolare i Rating.

Quando volete confrontare le abilità offensive o difensive di due o più giocatori cosa guardate a livello statistico? Limitarsi, per esempio, ai soli punti realizzati non garantisce una visione chiara del contributo offensivo del giocatore alla squadra: un giocatore può essere utile per gli assist che distribuisce, per i rimbalzi offensivi catturati, ma può anche dare contributi negativi perdendo palloni o sbagliando molti tiri.
Discorso analogo per la fase difensiva: guardare alle sole palle rubate non fornisce un quadro completo, bisogna tener conto di altri fattori come i rimbalzi, le stoppate, i falli fatti, i tiri sporcati e le palle perse forzate. Insomma, confrontare l’efficienza offensiva e difensiva dei giocatori è complicato: esistono un’infinità di variabili che devono necessariamente essere considerare assieme per comprendere come un giocatore si comporti in campo.

Ma un rimedio c’è! Ovviamente sono i Rating, che, come quelli di squadra, si dividono in Offensive Rating per l’attacco e Defensive Rating per la difesa. Il loro calcolo, a dispetto degli analoghi di squadra, è decisamente più complicato e lungo, ma permette di ottenere due semplici numeri che racchiudono tutti quei contributi appena citati.
Quindi con i Rating abbiamo una visione completa dell’efficienza del giocatore? Ovviamente no. Esistono i cosiddetti contributi intangibili, intangibles in inglese: in questo gruppo si racchiudono tutti quegli apporti che non vengono normalmente computati nel classico box-score. Esempi possono essere i blocchi portati ai propri compagni oppure i tagliafuori che garantiscono un rimbalzo al compagno; in altre parole, sono gli sforzi compiuti da un giocatore che garantiscono un vantaggio alla propria squadra, ma che rimangono invisibili o, appunto, intangibili al tabellino. Sugli intagibles ci torneremo presto perché in NBA sono diventati per la maggior parte tangibles: sì, in NBA è possibile trovare statistiche relative a questi contributi, un altro mondo per noi Europei.

Ma torniamo ai Rating: trovare un numero che possa racchiudere in esso tutti i contributi è praticamente impossibile, soprattutto quando il calcolo parte dal box score e non da un sistema avanzato come quelli NBA. Ma, detto ciò, i Rating individuali, nati dalla mente di Dean Oliver, sono comunque un validissimo strumento per l’analisi dell’efficienza dei giocatori. Conoscendo i loro limiti è possibile effettuare analisi mirate e esaustive, senza incappare in banali errori. Osserviamo da vicino l’Offensive Rating per primo.

OFFENSIVE RATING

Con l’Offensive Rating possiamo conoscere i punti generati da un giocatore ogni 100 possessi: la prima comodità di tale statistica è che si calcola su una base comune, ovvero i famosi 100 possessi. Confrontare un gruppo di giocatori con minutaggi differenti comporta delle inesattezze: banalmente un giocatore che gioca in media 30 minuti avrà più tempo per realizzare canestri, catturare rimbalzi, ecc. Rimodulando tutto su 100 possessi, si confrontano tutti i giocatori su una stessa unità di misura, che rende l’analisi sicuramente più precisa. Tali possessi sono individuali: vale a dire che si calcola, a partire dal box-score, quante azioni ha concluso un giocatore; attraverso alcune formule si prendono in considerazione:

  • Tiri dal campo tentati;
  • Assist;
  • Rimbalzi offensivi;
  • Tiri liberi tentati;
  • Palle perse;

E i punti generati? Non sono semplicemente i punti realizzati, ma una somma di più contributi, ovvero:

  • Canestri dal campo realizzati;
  • Assist;
  • Rimbalzi offensivi;
  • Tiri liberi realizzati;

Non pensate sia una semplice sommatoria: tutti questi contributi vengono uniti assieme non prima di averli confrontati con la prestazione di squadra; per esempio i contributi offensivi di Shved, noto accentratore di gioco, avranno un peso differente di quelli di Jenkins, suo compagno di squadra con ben altri compiti offensivi.

I punti generati vengono divisi per i possessi utilizzati e quindi moltiplicati per 100, ottenendo così l’Offensive Rating. I punti deboli dietro a questa statistica sono quindi alcune intangibles che in nessun modo possono essere recuperate dal tabellino, come ad esempio i blocchi. Per esempio, per gli Utah Jazz nella passata stagione il migliore in Offensive Rating era Mitchell con 107,6, mentre il secondo era Gobert con 106,9.

Rudy Gobert

Rudy Gobert

Ruolo: Center
Altezza: 2.15
Nato il: 26/06/1992

Età: 26
Nazionalità: France

Tale valore però non prende in considerazione un contributo fondamentale del centro francese: in media Gobert esegue 6 blocchi a partita che permettono al compagno di segnare. Tale apporto è invisibile al box score e non verrà perciò computato nell’Offensive Rating del centro. Probabilmente quindi, se si contasse anche questa cosa, Gobert avrebbe un Offensive Rating migliore.

DEFENSIVE RATING

Tramite il Defensive Rating prendiamo in considerazione diversi apporti dei giocatori in fase difensiva: tale statistica si compone di due parti distinte. Una prima prende in considerazione gli apporti tangibili quali:

  • Rimbalzi difensivi;
  • Palle rubate;
  • Stoppate;

Mentre il secondo considera i quasi-intangibles. Scrivo “quasi” perché attraverso alcune approssimazioni è possibile ricavarli dal normale box score:

  • Tiri sbagliati dall’avversario, ma non stoppati: in breve, le stoppate date vengono sottratte ai tiri sbagliati avversari e si ridistribuisce tale valore in base ai minuti di gioco di ogni componente di squadra;
  • Palle perse non rubate: le rubate vengono sottratte alle palle perse avversarie e si ridistribuisce tale valore in base ai minuti di gioco di ogni componente di squadra;
  • I falli fatti che portano in lunetta;

Tutti questi contributi (tiri disturbati, palle perse forzate, falli con conseguente viaggio in lunetta) non vengono computati, ma come vedete, è possibile trovarli ugualmente. La pecca è che ogni giocatore riceverà una fetta di quegli apporti in base al tempo di gioco, quando in realtà potrebbe aver contribuito in maniera maggiore o minore. Rimane una approssimazione buona, ma di certo non perfetta.
Unendo quindi attraverso una formula finale le due parti si ottiene il Defensive Rating, ovvero i punti concessi da un giocatore ogni 100 possessi. Minore sarà il valore, migliore sarà il contributo difensivo.
Anche qua, vi sono alcune lacune: per esempio un passaggio sporcato che diventa poi una rubata di un compagno non verrà mai contabilizzato. O, ancora, uno sfondamento subito è impossibile da ricavare dal box score. Rimanendo nello Utah, Rubio deflette in media 3 palloni a partita, ma a livello di Defensive Rating è terzo. Probabilmente se si prendesse in considerazione anche questi aspetti, ci sarebbero delle differenze più marcate tra vari giocatori.

Ricky Rubio

Ricky Rubio

Ruolo: Point Guard
Altezza: 1.89
Nato il: 21/10/1990

Età: 28
Nazionalità: Spain

Anche il Defensive Rating rimane uno strumento affidabile per analizzare la fase difensiva di un difensore, pur tenendo conto di queste approssimazioni. Quando si vanno a leggere tali valori, sopratutto in ambito Europeo è buona norma ricordarsi di questi limiti e affidarsi anche a qualche eye-test per migliorare l’analisi.

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