Sportando Best of 2010s – Eurolega, i momenti memorabili del decennio

Sportando Best of 2010s – Eurolega, i momenti memorabili del decennio

Partite, record, azioni che resteranno indelebili nella memoria: dieci momenti dell’ultimo decennio della massima competizione europea per club.

Dopo i momenti memorabili del decennio di Serie A, nel nostro Sportando Best of 2010s è tempo di dare spazio all’EuroLeague, decisamente ricca di giocate indimenticabili e squadre che ne hanno segnato gli ultimi dieci anni. Anni rivoluzionari, in cui la massima competizione europea è cambiata radicalmente, senza però perdere la sua natura spettacolare e imprevedibile. Nella puntata di oggi, quindi, abbiamo scelto i 10 momenti (partite, azioni, record) più indimenticabili degli ultimi dieci anni di EuroLeague: sabato sarà il turno della NBA, domenica del basket per nazionali, mentre dalla prossima settimana daremo spazio ai volti dei giocatori più rappresentativi nelle diverse categorie.

Qui va precisata una honorable mention: il record fatto segnare da Shane Larkin nelle scorse settimane -i 49 punti contro il Bayern Monaco- non fanno parte di questo elenco poiché le stagioni prese in considerazione vanno dal 2009-2010 al 2018-2019.

10. Gianluca Basile e l’ultimo ‘tiro ignorante’ (2011-12)

Gianluca Basile ha vissuto un’intera carriera identificata con il cosiddetto ‘tiro ignorante’, una conclusione in grado di sfidare la logica. In un decennio non certamente privo di buzzer beater clamorosi (ad esempio quello di Zoran Planinic in Efes-Milano), scegliamo quello di Basile anche per l’importanza del suo ‘tiro ignorante’, che di fatto portò Cantù alle Top 16 di EuroLeague, nell’anno del ritorno nella massima competizione europea dopo 27 anni d’assenza.

9. La tripla doppia, con 18 assist, di Nick Calathes (2018-19)

Era dal 2006 che in EuroLeague un giocatore (Nikola Vujcic) non chiudeva una partita con una tripla-doppia. Per sigillare la qualificazione ai Playoff del suo Panathinaikos, Nick Calathes ha scelto di riscrivere la storia della competizione, fermandosi a un solo assist dal record (19) fatto segnare da Stevan Jovic nella stagione 2015-16. La ciliegina sulla torta di una stagione da assoluto protagonista, soprattutto dopo l’arrivo in Grecia di Rick Pitino.

8. L’ascesa e conferma dello Zalgiris Kaunas di Sarunas Jasikevicius (2017-18 e 2018-19)

Nelle prime tre stagioni della ‘nuova’ EuroLeague, tre delle quattro squadre qualificate alle Final Four sono sempre state le stesse: Fenerbahce, Real Madrid e CSKA Mosca (non a caso le tre vincitrici). Il quarto nome, invece, si è sempre alternato, e il più sorprendente tra questi è indubbiamente lo Zalgiris Kaunas di Sarunas Jasikevicius, capace di approdare a Belgrado 2018 con un upset sulla finalista uscente, l’Olympiacos, per poi tornare ai Playoff l’anno dopo con una rimonta clamorosa nelle ultime otto giornate.

7. Dall’Orleans a Barcellona: il Partizan riporta la Serbia alle Final Four (2009-10)

È il 17 dicembre 2009 quando il Partizan Belgrado subisce la quarta sconfitta della sua stagione europea -in otto giornate- mettendo a rischio l’accesso alle Top 16 col ko sul campo dell’Entente Orleanaise, che battendo i serbi conquista la prima storica vittoria in EuroLeague. La campagna europea della squadra di Vujosevic, guidata da McCalebb, Maric, Kecman e un giovanissimo Jan Vesely, cambia totalmente in gara 1 contro il Maccabi, quando una rimonta da -21 nel primo tempo permette ai serbi di tornare tra le prime quattro d’Europa dopo dodici anni.

6. La prima volta del Fenerbahce (2016-17)

Sin dall’arrivo, quattro anni prima, di Zeljko Obradovic, il Fenerbahce aveva vissuto una crescita graduale in EuroLeague, passando dalle Top 16 a, rispettivamente, le prime Final Four e la prima finale della storia del club. La possibilità di conquistare il titolo a Istanbul, davanti ai propri tifosi, era imbattibile. Una lunga e logorante stagione col quinto posto in regular season, in grado di generare qualche dubbio, fu spazzato via prima da un netto 3-0 sul Panathinaikos ai quarti e poi da una Final Four sontuosa, tra la quasi tripla-doppia di Udoh in semifinale e i canestri di Bogdanovic e Kalinic in finale.

5. Da -48 al paradiso: l’upset di Siena sull’Olympiacos (2010-11)

È incredibile pensare, anni dopo, che il punto più alto del basket italiano in EuroLeague nell’ultimo decennio sia nato dal punto più basso, da una partita in grado di riscrivere numerosi record negativi nella storia della competizione, come il minor numero di punti segnati in un tempo o nei primi 30’ di una partita di EuroLeague. Perché è quello che è accaduto nell’incredibile serie dei quarti 2011 tra Olympiacos e Montepaschi Siena, preludio all’ultima apparizione italiana tra le prime quattro squadre d’Europa. Dopo i 41 punti di gara 1, infatti, Siena ne segnò il doppio 48 ore dopo, per poi tenere il fattore campo tra le mura amiche e regalarsi il biglietto per Barcellona.

4. From zero to (almost) hero: l’Efes dall’ultimo posto alla finale (2018-19)

In una competizione che si fonda sulla continuità di rendimento tra le stagioni, le eccezioni tendono a fare molta notizia. Ed è difficile fare più notizia dell’Efes dello scorso anno, che partiva con alle spalle un deludente ultimo posto (successivo a un 6° nella prima stagione della ‘new Era’). I turchi, però, hanno totalmente ribaltato la situazione nel corso della scorsa stagione, arrendendosi nella loro prima finale europea al CSKA Mosca al termine di una stagione esaltante.

3. Malcom Delaney, Anthony Randolph e la magic season del Lokomotiv Kuban (2015-16)

Ci sono partite, più di altre, destinate a entrare nella storia di una squadra e di un giocatore. Per Anthony Randolph una di queste partite è indubbiamente quella del 21 aprile 2016, gara 4 dei Playoff contro il Barcellona. Sotto 2-1 nella serie, ai russi serviva una prova leggendaria per forzare la bella tra le mura amiche e tenere vivo il sogno della prima -storica- Final Four di EuroLeague. L’ex Nuggets e Warriors rispose presente, con una prova da 28 punti supportata dalla doppia-doppia di Claver. Tutti ingredienti per firmare la singola stagione probabilmente più esaltante e irripetibile del decennio.

2. Da Milano… a Milano: il sesto trionfo del Maccabi Tel Aviv (2013-14)

16 aprile 2014. L’ultima gara 1 dei quarti di finale in ordine cronologico vede affrontarsi Milano e Maccabi Tel Aviv, due squadre considerate ‘outsider’ per il raggiungimento della Top 16, protagoniste sin lì di una stagione a corrente ‘alternata’: Milano fu un po’ in ombra (ma comunque seconda) nella prima fase, per poi brillare in maniera scintillante nella Top 16; discorso inverso per il Maccabi, qualificatosi ‘in volata’ con una vittoria sul campo del Bayern Monaco. L’entusiasmo dell’Olimpia, ko in casa una sola volta in tutta la stagione, rende veramente vicino il sogno Final Four, con Milano avanti di 12 a 2’ dalla fine. Il Maccabi, spinto da Rice e Hickman, forzò un clamoroso supplementare che poi vinse in volata non tremando dalla lunetta. Un mese dopo, stesso campo, stesso leit-motiv nella semifinale contro il CSKA: una clamorosa rimonta da -15 nel terzo quarto vale il ritorno in finale dopo tre anni. In finale, contro il Real Madrid, non poteva che ripetersi il copione. Sotto di 11 nel primo tempo, il Maccabi mancò l’opportunità di vincere la partita sulla sirena ma non si lasciò sfuggire la possibilità di dominare il primo supplementare dell’era moderna in una finale, rifilando ben 25 punti in 5 minuti ai grandi favoriti e compiendo il destino di una squadra irripetibile.

1. Georgios Printezis, l’Olympiacos e la rimonta più incredibile dell’EuroLeague (2011-12)

Se però parliamo di rimonte nel decennio, non si può non andare a Istanbul e al 13 maggio 2012. Qualche ora prima, il Manchester City conquistò la prima Premier League in oltre 44 anni col finale più incredibile possibile, ma l’Olympiacos decise di fare le cose più in grande per il secondo titolo della sua storia. Dopo un primo quarto da 7 punti segnati e un primo tempo da 20 (a 34), la gara sembrava bella che indirizzata sul +19 russo a 12’ dalla fine. Un break greco ridusse a 13 i punti da recuperare nell’ultimo quarto, quando accadde l’impossibile, tra cui i tanti tiri liberi sbagliati dai russi. Fino al gran finale, quello firmato da Georgios Printezis, capace di vendicare un decennio abbondante di delusioni e occasioni mancate sul più bello.

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