Siena, Dattile rompe il silenzio: Piano di salvataggio pronto ma bisogno immediato di liquidità

Siena, Dattile rompe il silenzio: Piano di salvataggio pronto  ma bisogno immediato di liquidità

Dattile: Dal 19 marzo non ho avuto un solo euro a disposizione nel conto corrente da me aperto. La situazione debitoria è grave ed ha bisogno di una iniezione immediata dato lo stato di insolvenza palese

Massimo Dattile, amministratore unico della OnSharing Siena, ha rotto il silenzio ed ha parlato del piano di salvataggio del club.
Queste le parole di Dattile, riportate da La Nazione.

“La situazione meritava analisi approfondite. Rimango al momento deluso sulla mancata condivisione incrementata anche dalla mancanza di vicinanza e supporto da alcuni soci, anche di minoranza” ha detto Dattile. “Il piano di salvataggio? E’pronto da giorni ma ha bisogno immediato di una iniezione di liquidità. Non ci sono però certezze su come proprietà e soci intendano coprire questo fabbisogno impellente. A mio avviso il titolo sportivo, anche se per molti è già perso, è ancora cruciale: resta però tutto subordinato alla scadenza della sesta rata Fip del 30 aprile, per evitare una nuova penalizzazione e l’esclusione della categoria più alta al momento presente, ovvero la Under 20. Lo considererei un primo passo per valutare l’effettiva volontà di risanamento da parte della proprietà. Ho dato una scadenza perentoria sul mio mandato: entro il 26 aprile ci deve essere, con finanza esterna, il pagamento dei 56mila euro della rata. In caso contrario non sono più disposto ad andare avanti. Dal 19 marzo non ho avuto un solo euro a disposizione nel conto corrente da me aperto. La situazione debitoria è grave ed ha bisogno di una iniezione immediata dato lo stato di insolvenza palese. Non sono pentito di essere qua ma non mi aspettato una situazione del genere e neanche questo atteggiamento da parte della proprietà. Da parte di tutti i creditori ho percepito comprensione ma adesso serve un segnale di credibilità. Non si può non pagare gli stipendi a dipendenti da mesi. Ci vuole un esame di coscienza profondo per dare prova della volontà, se c’è. Serve almeno il piccolo passo della rata per permettermi di lavorare. Se mi hanno chiamato un motivo ci sarà, a meno che non siano tutti impazziti, e non so se a questo punto si possa escludere questa ipotesi” ha aggiunto Dattile che ha parlato anche dell’udienza prefallimentare convocata il 28 maggio dal pubblico ministero in camera di consiglio. “Tecnicamente può compromette l’efficacia del piano erché cambia le priorità nei pagamenti ed innesca il sistema di ‘par condicio creditorum’che dobbiamo rispettare, onde evitare una banca rotta preferenziale, che non indento attuare. La rata federale non rientra quindi tra le priorità: per cui servirà pagarla con finanza esterna. I soldi che appartengono a Mens Sana infatti non possono essere utilizzati se non con delle priorità che ci sono imposte. Se il fallimento vuole essere evitato il piano va portato a termine entro metà maggio perché sette giorni prima dell’udienza prefallimentare va presentata documentazione per rimuovere lo stato insolvenza. Non posso dare numeri perché abbiamo un’udienza fissata e non possiamo esternare i dettagli del piano ma il 30 per cento dell’indebitamento è rappresentato da debiti tributari e previdenziali”

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