Riva: Gli italiani? Manca pazienza, il risultato conta di più rispetto ai miei tempi

Riva: Gli italiani? Manca pazienza, il risultato conta di più rispetto ai miei tempi

La gloria azzurra: A Barcellona ho capito non volevo più fare il dirigente. Dovevo mettermi solo davanti ai video

Antonello Riva, gloria azzurra, parla del futuro del basket italiano a Time Out, inserto de La Gazzetta dello Sport: «Manca, innanzitutto, la pazienza da parte di chi li cura e li gestisce (i giovani, ndr). A noi si perdonava qualche errore, anche qualche partita persa. Oggi il risultato ha un’importanza maggiore. Si deve rischiare di più con i giovani, ma in un campionato dominato numericamente dagli stranieri non è affatto semplice. Noi, forse, venivamo anche seguiti maggiormente in palestra. Io a 15 anni avevo un preparatore che mi controllava molto di più, sui settori giovanili c’era tanta attenzione».

Cose che all’Antonello Riva dirigente non sono piaciute: «Io ho fatto esperienza che non dimentico come Veroli. Bellissima. Due finali perse per andare in A1, due coppe di Lega vinte. Ho fatto il dirigente a Rieti, Roma, Caserta perché mi convinse l’amico Pino Sacripanti. Ma poi andò tutto storto, a livello societario. L’ultima esperienza, quella che mi ha proprio fatto male l’ho vissuta a Barcellona Pozzo di Gotto. Lì ho capito che non volevo più farlo. La cosa che più mi ha infastidito è che mi si chiedeva quasi esclusivamente di diventare una persona con una conoscenza mostruosa del mercato americano e straniero. Mi sarei dovuto attaccare tutto il giorno al video a guardare giocatori e fare mercato così. Ho capito che non era il mio lavoro. Una parte di questo, certo, è fondamentale, ma penso che fare il dirigente in un club sia anche altro. Oggi ci sono ragazzi espertissimi, grandi conoscitori di giocatori. Ma il resto, forse, viene un po’trascurato. Tanto ci pensano i presidenti».

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