Ramagli, dalla carbonara in casa al basket

Ramagli, dalla carbonara in casa al basket

Nel giorno del suo compleanno, coach Ramagli racconta le sue giornate senza basket

Il tecnico della APU Udine compie 56 anni e racconta al Messaggero Veneto come vive questo periodo di stop forzato:

Coach Ramagli, dove sta trascorrendo l’isolamento?
“Sono a Livorno con moglie e figli da una decina di giorni. Sono rimasto solo a Udine per un mese, poi dopo la comunicazione della sospensione dell’attività sono rientrato a casa, sfruttando gli ultimi giorni in cui si poteva fare”.
Un mese di solitudine ha pesato?
“Sì, ma più che la solitudine, a cui sono abituato da ormai vent’anni, hanno pesato molto lo stop e l’incertezza sui tempi di recupero dell’attività. Lo è tuttora, per uno come me che vive in palestra tutti i giorni”.
Come se l’è cavata in cucina e nelle altre faccende di casa?
“Sono molto bravo. Lavo, stiro, cucino. Ho fatto attenzione, andando a fare la spesa una sola volta a settimana e non tutti i giorni. Da solo è più facile. Il mio piatto forte ai fornelli? La carbonara”.

Ci crede a una ripartenza del campionato?
“Domanda difficile. Bisogna avere grande fiducia in coloro che prendono le decisioni, hanno tutti gli strumenti in mano. Mi rimetto con deferenza e fiducia a quelle che saranno le loro scelte”.
Secondo lei ha ancora senso parlare di ripartenza del campionato mentre c’è un’emergenza sanitaria così devastante in corso?
“Io ritengo che il miglior modo di uscire da questa situazione sia uno solo, cioè che ognuno faccia il proprio mestiere. C’è il massimo rispetto per chi soffre e per chi è chiamato ad alleviarne le sofferenze: questi vanno considerati i “campioni del mondo”. Però è stupido pensare che gli altri debbano restarsene con le mani in mano. Coloro che oggi sono deputati a decidere, lo devono fare 24 ore su 24 e non va considerata una mancanza di rispetto. Ognuno resti e decida nel proprio ambito di competenza”.

L’unione dimostrata dal gruppo in questo periodo così complicato può essere considerato un punto di ripartenza per la prossima stagione?
“Ci sono tante sfumature di cui tenere conto, ogni considerazione è prematura. Di certo posso dire che questi sono valori difficili da ritrovare. I ragazzi andranno valutati non solo per canestri o rimbalzi, ma anche per le persone che sono. Chi dovrà far ripartire la barca dovrà giocoforza tenerne conto”.
Lei ha un anno di contratto con l’Apu Old Wild West, ma non ha potuto portare a termine il proprio lavoro per motivi extra cestistici: nel campionato 2020/21 la vedremo ancora a Udine?
“Il giorno della mia presentazione dissi di non disdegnare i contratti annuali, perché mi piace conoscere l’ambiente in cui alleno e non mi va di legare le mani a nessuno. Questa è stata un’annata “bastarda”, ho molta voglia di finire quel lavoro rimasto in sospeso. Vorrei poterlo fare fra un mese, mentre se parliamo del prossimo anno vale lo stesso discorso che ho fatto per i giocatori.
C’è chi farà le proprie valutazioni, non mi piace auto­sponsorizzarmi”.

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