Quella volta che il Pianella stregò Simioni: Una bolgia

Quella volta che il Pianella stregò Simioni: Una bolgia

Una passione, quella per la pallacanestro, sbocciata per Alessandro Simioni non da subito ma in un secondo momento, forse un po’ tardi rispetto ai suoi colleghi, per via del primo amore: il calcio

Una passione, quella per la pallacanestro, sbocciata per Alessandro Simioni non da subito ma in un secondo momento, forse un po’ tardi rispetto ai suoi colleghi, per via del primo amore: il calcio. L’approccio alla palla a spicchi è piuttosto freddo, anche perché gli amici di Cittadella, nel padovano, praticano tutti lo sport più popolare. E così, vuoi per il fisico imponente che Alessandro possiede già sin da ragazzino, i compagni di scuola decidono bene di “sfruttarlo” come portiere. Una saracinesca cui è molto difficile fare gol. Alla scuola secondaria di primo grado di Cittadella, poi, la svolta, con un professore che sprona l’alunno a cambiare sport. Anzi, a dire la verità, Alessandro viene quasi obbligato. D’altronde, per quel professore che è anche un dirigente della squadra di basket della città, resistere alla tentazione di poter vedere Simioni in pantaloncini e canotta su un parquet, risulta davvero difficile da respingere. Undici anni appena e quel “ragazzone” di Abano Terme misura già 183 centimetri, abbondanti. Spronato dal suo professore, Alessandro decide di dare una possibilità alla pallacanestro, ciononostante la passione per il calcio perdura e, inizialmente, il ragazzo pratica entrambi gli sport. Con il passaggio alla scuola secondaria di secondo grado, però, complice il moltiplicarsi degli impegni, la scelta – tanto difficile quanto doverosa – di prediligere solamente una delle due attività sportive. È così che tutto ha inizio tra Alessandro Simioni e la pallacanestro: lentamente, in maniera del tutto fortuita ma al momento giusto. «Iniziò tutto quasi per caso e molto velocemente» racconta Simioni, uno dei tanti volti nuovi in casa Acqua S.Bernardo Cantù. Il pivot veneto classe 1998 prosegue così, poi, il suo racconto su come è iniziata la sua carriera cestistica: «Con il Basket Cittadella iniziai a prendere parte a una serie di tornei, tra cui uno a Pesaro, dove mi feci notare. In seguito, andai a giocare proprio a Pesaro, alla VL, dove rimasi per due anni».

Ma il richiamo di casa, per un ragazzo neppure 16enne, non manca a farsi sentire e Alessandro, senza alcuna perplessità, decide di andare a giocare nelle giovanili della Reyer Venezia, così da essere vicino ad amici e famiglia. Nel frattempo, Simioni incomincia ad entrare sempre più nelle mire del Settore Squadre Nazionali, grazie a numerose partecipazioni al tradizionale Trofeo delle Regioni. La prima convocazione nelle giovanili azzurre arriva nell’estate del 2013, anno in cui il centro padovano viene selezionato da coach Andrea Capobianco per prendere parte, insieme all’U15, al Torneo dell’Amicizia di Heraklion, Creta, in Grecia. Con il passare degli anni, le strade della Nazionale diventano sempre più familiari a Simioni, tra i protagonisti dell’U18 che, in Turchia, riesce a conquistare una medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali del 2016. C’è poi l’Egitto nel destino di Simioni, vincitore di una medaglia d’argento agli Europei U19 del 2017. Il destino, appunto. Il destino, tra le tante cose, vuole Simioni a Cantù. In quella stessa Cantù che il lungo “assaggia” per la prima volta nel 2016, quando veste la canotta orogranata della Reyer, con cui il centro del ’98 gioca le finali nazionali U20. «Purtroppo perdemmo lo scudetto – racconta Simioni – ma di quella finale giocata al Pianella ho comunque dei ricordi positivi. Certo, perdere non fa piacere a nessuno, perdipiù noi avevamo davvero una squadra molto forte, con Visconti, Bolpin, Totè e Ambrosin. L’atmosfera di quel giorno al palazzetto, però, fu davvero qualcosa di incredibile, un’emozione che porto nel cuore. Ricordo che cercare di concentrarsi in quella bolgia era davvero difficilissimo, quasi impossibile».

Da quel giorno di fine aprile, del 2016, Simioni è cresciuto molto. Spesso una sconfitta così amara fa maturare in fretta uno sportivo. In quella finale persa contro Cantù, però, il centro padovano è l’unico dei lagunari ad andare a referto in doppia cifra, insieme alla stella Riccardo Visconti, che ne mette a segno 17. Tuttavia, i suoi 11 punti insieme al fatturato del “gioiellino” della Reyer non bastano ad evitare il ko, mancando così la conquista del tricolore.

Da lì in avanti inizia l’inevitabile percorso nel mondo dei “grandi”, con la tappa all’Alma Trieste, in prestito da Venezia, dopo un paio di presenze in A con la Prima Squadra della Reyer durante l’annata 2015-’16. Chiusa la parentesi con la formazione giuliana, nel 2017 arriva la firma all’Andrea Costa Imola Basket, sempre in A2, dove Simioni resta fino al termine della stagione 2018-’19. Un biennio importante, che porta il nativo di Abano Terme alla prestigiosa firma con Cantù. Una nuova sfida.

Tralasciando il basket giocato, nel tempo libero il neo acquisto canturino è un ragazzo come tanti, al quale piace stare con gli amici, magari per un film in compagnia o per una partita alla Playstation. «Ad essere sincero – spiega Simioni – non amo la confusione, i locali affollati e le discoteche. Preferisco una bella serata tranquilla, a casa, insieme ai miei amici. A me basta quello per svagarmi».

E, infine, altre curiosità, questa volta non inerenti alla vita privata di Simioni ma legate al basket e ai gusti personali: «Come giocatore mi è sempre piaciuto Gregor Fucka – ha svelato il neo pivot biancoblù – per talento e versatilità. Poi, ho avuto il grande onore di lavorare con lui in palestra, nel corso del “Progetto Lunghi” della FIP». Se la scelta di indicare Fucka tra i giocatori preferiti forse sorprende, vuoi per la giovane carta d’identità di Simioni o per il personaggio così lontano dal basket moderno, non è da meno neppure quella inerente alla pallacanestro contemporanea, sponda NBA, con la scelta di Simioni che non ricade su LeBron James o James Harden, così come su Kawhi Leonard o Kevin Durant, bensì su LaMarcus Aldridge, ala-centro dei San Antonio Spurs. Un nome meno popolare ma dietro al quale c’è una motivazione ben precisa: «Amo i “quattro” versatili – ha spiegato il lungo ex Imola – con delle qualità molto marcate in post up e Aldridge incarna perfettamente il tipo di giocatore che mi piace vedere in campo».

Fonte: Ufficio Stampa Pallacanestro Cantù.

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