Pozzecco: “Riprenderemo a vivere quando ci sarà un vaccino o una cura”

Pozzecco: “Riprenderemo a vivere quando ci sarà un vaccino o una cura”

Gianmarco Pozzecco, è stato ospite della trasmissione radio Effe trasmetto per te. "Viviamo una sorta di inferiorità verso gli americani. Ci sono troppe variabili che condizionano la ripresa del campionato"

Il coach della Dinamo Sassari, Gianmarco Pozzecco, è stato ospite della trasmissione radio condotta da Matteo Airoldi, “Effe trasmetto per te” su Radio108Basket. Il “Poz” ha ribadito il suo amore incondizionato per la Fortitudo squadra che l’ha accolto da giocatore (2002-2005) e poi sostenuto anche da allenatore nel 2018. 

Queste le parole di Gianmarco Pozzecco: 

La quotidianità del Poz. “Mi sveglio presto alla mattina e arrivo alla sera che sono stravolto per tutte le cose che faccio durante la giornata. Sono lontano dal campo ma non dalla pallacanestro, Il basket, bene o male, mi coinvolge in periodi come questo. Ad essere onesto parlo più di pallacanestro da quando sono in quarantena volontaria (io e la mia ragazza siamo esattamente 58 giorni che non usciamo di casa, nemmeno per buttare la spazzatura) rispetto al solito.” 

Dinamo in prima linea per fronteggiare l’emergenza COVID-19 “Avevamo organizzato per i 60 della Dinamo una partita tra le vecchie glorie e la nazionale vicecampione olimpica del 2004. Per me sarebbe stato un duplice festeggiamento in quanto allenatore di Sassari e giocatore protagonista di quella cavalcata. Purtroppo per colpa di questo virus la festa è stata rovinata. Però ci terrei a sottolineare la presenza della Dinamo sul territorio, in particolare in questo momento difficile. Ha lanciato un appello per aiutare gli ospedali sassaresi e la gente ha risposta alla grande raccogliendo quasi un milione di euro: un risultato incredibile.” 

Sull’apertura della prossima stagione ad ottobre ma a porte chiuse “Sarebbe una perdita importante anche perché il basket non ha introiti televisivi come quelli del calcio. La logica dice che abbiamo la necessità di avere il pubblico. In realtà poi comunque ad ora è difficile fare pronostici e parlare di ripresa del campionato mi sembra un’utopia. I giocatori sono fermi da tanto tempo, in costrizione totale all’inizio e con allenamenti parziali in casa. Ci sono troppe variabili che condizionano la ripresa del campionato, nessuno può prevedere i prossimi due o tre mesi. Bisogna prima di tutto ricominciare a vivere e poi pensare allo sport. Riprenderemo a vivere quando ci sarà un vaccino o una cura definitiva per il virus.”  

La Fortitudo neopromossa in Serie A. “La Fortitudo ha fatto secondo me cose egregie ma è un valore aggiunto per la pallacanestro. Ho avuto la sfortuna di affrontarla solo a Sassari e non ho avuto il piacere di tornare al PalaDozza. Ha fatto un grande campionato, la società sta lavorando bene. Antimo Martino ha il merito di aver riportato l’Aquila in Serie A. L’entusiasmo di essere tornati nella massima serie, trasforma l’ambiente in vincente”.

Il Gianmarco Pozzecco allenatore avrebbe voluto come giocatore sé stesso? “Non è una risposta semplice. Tendenzialmente no perché non voglio teste di c** come lo ero io. Oggi ci sono 108 giocatori FIBA che giocano in NBA. Ai miei tempi probabilmente non erano più di 15. In Europa quindi il livello dei giocatori europei era molto più alto. Quindi se sopportare un giocatore così ne vale la pena si, altrimenti no.”

Quanto è stata vicina la NBA? “Sono stato vicino ai Toronto Raptors. Ho fatto la Summer League a Salt Lake City. Dovevo giocarmi il posto con Carlos Arroyo del Porto Rico e modestamente non ero più scarso di lui.” 

Gianluca Basile ha dichiarato che nel 2005 la Fortitudo avrebbe vinto lo scudetto anche con Pozzecco. “Baso è un amico quindi dice così. Onestamente non saprei. Quando Repesa mise fuori squadra me, da quel giorno non volò più una mosca all’interno dello spogliatoio. Probabilmente si, eravamo più forti di Milano e avremmo vinto lo stesso. Dopo poco la mia uscita, si infortunò Milos Vujanic che per me era uno dei più forti giocatori visti alla Fortitudo. La squadra però si compattò e giocò benissimo. La decisione che prese Repesa non fu una decisione stupida.” 

Il ricordo di Franco Lauro. “Era una persona speciale. Ho fatto una serata con lui a Bologna quando giocavo a Varese ed era un grandissimo appassionato di pallacanestro, e una persona a modo.”

Il feeling con Van Den Spiegel. “La prima volta che ho incontrato Van Den Spiegel, l’ho visto seduto su un frigo per il ghiaccio. Mi girai verso Basile e gli chiesi chi fosse. La settimana successiva cominciò gli allenamenti con noi e poi ci fu quel famoso derby contro la Virtus di Tanjevic. Quella Fortitudo era veramente forte, ma anche le rivali erano competitive. Era veramente complicato primeggiare in Italia ed in Europa.” 

Quando si tornerà a questa pallacanestro di livello. “Quando torneremo a meno stranieri ma forti. A Livorno ho giocato con Michael Ray Richardson, uno che a Bologna conoscete bene. Viviamo una sorta di inferiorità verso gli americani perché il basket l’hanno inventato loro. Non deve essere così. Oggi un americano può essere più scarso di un nostro italiano. Dobbiamo tornare ad avere rispetto e fiducia verso i nostri italiani”

Sulla famosa serata con Scottie Pippen “Eravamo io e lui con il suo agente e abbiamo bevuto Havana e cola per tutta la sera. È una persona eccezionale e lo si vede anche nel documentario.” 

La scelta di non andare alla Virtus. “Più passa il tempo e più mi convinco che quella scelta fosse giusta. Non ho un palmares così invidiabile, ma ciò che mi rende orgoglioso è la lealtà a Fortitudo e Varese. È come quando ami una donna – nonostante non sia corrisposto – tu continui ad amarla lo stesso. Ho scelto di vestire la maglia della Fortitudo e per sempre me la sono sentita addosso.Avevo dato la mia parola a Sabatini, dovevamo rivederci la mattina dopo per firmare, ma poi mi arrivò un sms di un mio amico che mi diceva che non mi poteva vedere in maglia Virtus. Cominciai a piangere, chiamai il mio agente e gli dissi che avevo cambiato idea”.

Le partite più belle in Nazionale. “Non ho avuto grande spazio in nazionale. Però ho avuto la fortuna di essere stato presente in due episodi che hanno dato lustro al nostro movimento. La semifinale contro la Lituania alle Olimpiadi e a Colonia contro gli Stati Uniti. Soprattutto contro gli americani c’era un certo pessimismo, ma noi ci siamo messi a zona e li abbiamo battuti.” 

Emozioni da PalaDozza da allenatore della Fortitudo. “Ci sono dei momenti della mia carriera che vivo e ricordo con grande emozione. Ci sono tre episodi in particolare: quando sono tornato a Varese ma come allenatore, quando ho fatto lo stesso alla Fortitudo e quando a Cantù mi hanno esposto uno striscione con scritto: “Un saluto al Poz il nostro più grande peggior nemico”. Fare quei gradini (ero con Carraretto) nelle vesti di allenatore della Fortitudo è stata una sensazione impagabile. Le cose poi purtroppo non sono andate benissimo, ma quelle emozioni me le porterà sempre dentro.” 

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