Paul Biligha: Ho ricordi indelebili del mio arrivo in Camerun

Paul Biligha: Ho ricordi indelebili del mio arrivo in Camerun

Il centro di AX Armani Exchage Milano Paul Biligha si racconta al sito di EuroLeague

Il centro di AX Armani Exchage Milano Paul Biligha si racconta al sito di EuroLeague.

Quando Paul Biligha ha debuttato in EuroLeague con l’Olimpia Milano a 29 anni nella serata inaugurale della stagione 2019/20, a Monaco, in Germania, quello è stato il culmine di molti anni di duro lavoro, iniziato in Camerun e proseguito nelle serie minori italiane.

Biligha infatti è nato a Perugia, ma i suoi genitori sono camerunensi: si trasferirono in Italia per studiare presso la prestigiosa università della cittadina umbra. Ed è lì che Biligha ha vissuto i primi otto anni della sua vita, prima che la famiglia decidesse di tornare in Camerun.

“Ho ricordi indelebili del mio arrivo in Camerun – dice Biligha – Prima di tutto la scuola: in Italia, frequentavo una scuola privata gestita da suore in un bellissimo edificio con pareti in pietra, mentre in Camerun andavo in una scuola pubblica dove tutto era stato costruito di legno e la polvere era ovunque. Due cose mi hanno impressionato subito e ancora oggi ne avverto il ricordo. Prima il verde e il rosso che vedi dall’aereo quando sta per atterrare, il verde delle foreste e il rosso delle strade. Ogni volta che torno mi piace vederlo una volta di più. La seconda cosa è negativa: le strade erano sporche, ma era normale conviverci”. Accade spesso che i bambini si adattino facilmente a una nuova vita e così Biligha scoprì che la sua unica vera difficoltà era in realtà rappresentata dalla lingua. “Mia sorella, che ha quattro anni più di me, mi ha aiutato molto. Lei era in grado di parlare bene il francese e mi ha aiutato a superare i problemi iniziali”.

Biligha ha rapidamente sviluppato nuove amicizie ed è ancora in contatto con molti ragazzi conosciuti in Camerun. “Grazie alla tecnologia di oggi, possiamo scambiarci foto, video e notizie sulla vita in Camerun. Voglio assolutamente essere aggiornato su tutto ciò che accade lì”, dice. Molti di quei ragazzi hanno anche assistito alla prima incursione di Biligha nel mondo dello sport. Su un campo da calcio. “Ho provato a giocare da ala, sulla fascia; non volevano che facessi il portiere perché flettevo le gambe troppo in fretta. Questo è invece  un vantaggio che ho oggi giocando a basket”.

Biligha ha cominciato a pensare seriamente al basket solo quando Alain Zedong, un allenatore delle squadre nazionali del Camerun, l’ha visto giocare un tre contro tre su un campo polveroso. “Mi ha proposto di fare un allenamento per cpire se potesse piacermi. Da quel momento ho iniziato ad interessarmi a tutto ciò che era basket”, ricorda. “Avevo 12 anni e all’inizio mi sono allenato per lo più da solo, solo dopo un anno ho iniziato a giocare con una squadra. A quel tempo non avevo idea di come si giocasse 5 contro 5. In Africa, prima lavorano sui fondamentali e solo quando raggiungi un buon livello di padronanza ti permettono di giocare cinque contro cinque. Normalmente giocavamo all’aperto, solo raramente andavamo al coperto, ma si trattava solo di un hangar con un tetto. La prima palestra in cui ho giocato in una palestra vera è stato in Italia. Coach Zedong mi ha trasmesso la sua passione per il basket: i suoi insegnamenti specie difensivi e i suoi suggerimenti su come comportarmi nella vita sono concetti che mi porto dietro anche adesso. Mi ha sempre detto che la mia posizione difensiva doveva essere una linea diretta che mi collegava con la palla e il mio avversario. Cerco di ricordarlo ancora oggi. Mi diceva anche che il basket deve essere qualcosa che mi aiuti nella vita a raggiungere certi obiettivi, ma aggiungendo che lo studio doveva venire prima dello sport”.

A 16 anni, Biligha arrivò alla svolta della sua vita. Decise di tornare in Italia. “Ho capito che avevo a disposizione due strade per lasciare il Camerun e giocare seriamente a basket: andare negli Stati Uniti, e giocare al liceo e poi al college, o in Italia. Il problema principale era la lingua: il mio inglese non era adeguato e questo significava perdere tempo, iniziare il college probabilmente all’età di 20 anni e finirlo a 25 o 26. Questo è il motivo per cui ho deciso di tornare in Italia. In realtà, pensavo di conoscere l’italiano, ma quando sono tornato mi sono reso conto che non era poi così buono. Ho dovuto studiare sodo per mesi per essere pronto”.

Dopo aver trascorso alcuni anni nelle categorie giovanili a Firenze e successivamente a Casalpusterlengo, seguiti da altri anni nelle serie minori italiane, nel 2012/13 Biligha è arrivato ad Avellino, dove ha capito che il basket per lui rappresentava davvero una grande opportunità. “A metà stagione è arrivato Coach Cesare Pancotto. Avevamo problemi, poi un giorno mi ha detto “Domenica avrai minuti”. Ho iniziato la partita in quintetto e abbiamo avviato una striscia di sei vittorie consecutive. Quello è stato il momento in cui ho capito di poter avere una buona carriera nel basket”.

Le sue radici e la sua esperienza africana sono sempre con lui, anche adesso che  è un membro della squadra nazionale italiana e dell’Olimpia. Il mondo che ha lasciato alle spalle gli manca. “Le radici sono molto importanti per me e il fatto che abbia vissuto lì rende quell’esperienza una parte decisiva di quello che sono. La lezione principale che ho imparato in Camerun è che nulla ti viene regalato. Vedendo la povertà di quei posti, quanto siano lontani dalla prosperità, capisci che tutto ciò che accade nella tua vita dipende da fattori esterni che non puoi controllare. L’unica cosa che puoi fare è dare il massimo ogni giorno. Ma c’è una cosa che mi manca molto del Camerun ed è la semplicità di quella vita!”

 

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