Pancotto: Dovremo fare un lavoro certosino a protezione dell’area dei tre secondi

Pancotto: Dovremo fare un lavoro certosino a protezione dell’area dei tre secondi

Le parole del coach di Cantù sulla sfida con Venezia

Si è svolta oggi pomeriggio, presso la sala stampa della palestra “Toto Caimi” di Vighizzolo, la conferenza stampa pre partita di S.Bernardo-Cinelandia – Umana Reyer Venezia, incontro valido per la ventunesima giornata di LBA, la quarta del girone di ritorno di regular season Legabasket Serie A 2019-’20. A disposizione dei giornalisti coach Cesare Pancotto, capo allenatore di Cantù, che ha così presentato il prossimo impegno contro la compagine orogranata (palla a due al “PalaBancoDesio” alle ore 17:00 di domenica 2 febbraio). Di seguito le sue parole:
Sulla gara contro la Reyer
«Come contro tutte le grandi squadre – e Venezia lo è sicuramente, in quanto capace di vincere ben due scudetti negli ultimi tre anni – ci troveremo di fronte a una formazione esperta, solida e tattica, in grado di miscelare il gioco sia in difesa sia in attacco, esternamente o internamente all’area dei tre secondi. Si tratta di una squadra inevitabilmente lunga per via della doppia competizione, campionato ed EuroCup. Quando si affronta una squadra forte ed esperta come Venezia si deve partire dal concetto e dalla consapevolezza che, prima di tutto, è necessario difendere. Ogni giocatore di Venezia è pienamente in grado di attaccare internamente così come sul perimetro, pertanto dovremo fare un lavoro certosino a protezione dell’area dei tre secondi, contestando allo stesso tempo anche ogni loro tiro. In attacco, invece, dovremo cercare di attaccare sui ventotto metri, correndo e cercando di sprintare su tutto il campo, questo proprio perché non dovremo dare loro alcun punto di riferimento, altrimenti la loro forza fisica e la loro qualità individuali metterebbero ancora di più in difficoltà la nostra squadra».
Un pensiero per Kobe Bryant
«A lui mi lega un ricordo che ho condiviso con suo papà, Joe Bryant, quando nella stagione 1984-’85 giocava a Rieti e io allenavo Porto San Giorgio. Affrontammo il padre a Rieti e in quell’occasione giocò una gara sensazionale. Di quella gara, però, ricordo che, tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo, scese in campo un ragazzino, Kobe appunto, che – per andare avanti a giocare la partita – sarebbe stato più semplice mandare via dal palazzetto piuttosto che far smettere di tirare. Nessuno di noi, ovviamente, poteva immaginare cosa sarebbe diventato come giocatore, come uomo, come padre e come marito. La sua perdita lascia non sono solo gli aneddoti ma anche, e soprattutto, il suo esempio di vita».
Su Andrea Pecchia
«Il mio secondo pensiero è invece rivolto ad Andrea Pecchia e alla sua convocazione in
Vighizzolo, Cantù (Como), 31 gennaio 2020

Nazionale. A questo proposito, posso dire che, quando ti convocano in azzurro, il premio è sì individuale ma è anche di squadra, per tutto il lavoro che è stato fatto nel corso del campionato. Ci tengo sempre a ricordare l’importanza delle tre “esse”: società, staff, e squadra, argomenti cardine su cui Pecchia ha saputo lavorare per conquistarsi meritatamente questa convocazione».
Sulle ultime sconfitte
«Contro Brindisi siamo stati puniti solamente dal risultato finale, anche perché la prestazione dei miei giocatori mi ha reso, ancora una volta, orgoglioso di loro. Con Reggio Emilia, invece, il discorso è differente. Fatta eccezione per la prima frazione di gioco, nel corso della partita ci sono mancati energia e durezza mentale, aspetti che non dobbiamo mai trascurare».

Fonte: Ufficio stampa Pallacanestro Cantù.

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