Olimpia, dietro le quinte dei momenti indimenticabili della stagione

Olimpia, dietro le quinte dei momenti indimenticabili della stagione

I migliori momenti della stagione biancorossa, tra risultati e aneddoti.

1 – Il ritiro dell’11 di Dino Meneghin

L’idea di ritirare proprio in questa stagione il numero di maglia di Dino Meneghin era nata in considerazione del suo 70esimo compleanno, il 18 gennaio 2020. Sfortunatamente, non c’erano gare previste per quella data in cui viceversa l’Olimpia era attesa da quattro trasferte consecutive, tre di EuroLeague. Un’altra discriminante era festeggiare Meneghin in una gara di cartello, degna del suo prestigio, il che tuttavia limitava notevolmente il ventaglio di partite tra cui scegliere. Subito prima del compleanno c’era quella con il Panathinaikos, due mesi dopo quella con il Real Madrid (fortunatamente non è stata indicata viste le porte chiuse, inimmaginabili ovviamente prima della stagione). Ma la scelta correttamente è stata demandata a Dino Meneghin stesso. E lui ha voluto essere omaggiato nella gara di Milano contro il Maccabi. C’era una grande componente emotiva dietro questa scelta. Meneghin ha vinto le due Coppe dei Campioni milanesi battendo il Maccabi in finale, ha giocato un’altra finale a Varese contro lo stesso Maccabi, ma più di questo è sempre stato il giocatore avversario più rispettato e acclamato a Tel Aviv. “Anche quando sono stato invitato alla festa di Micky Berkovitz, insieme ad altre vecchie glorie, hanno voluto introdurmi per ultimo e ho preso una standing ovation indimenticabile. C’è stato sempre un grande senso di rispetto tra me e loro, in me hanno probabilmente visto un avversario che combatteva e non si risparmiava, ma rispettava gli avversari”, ha spiegato Dino. Informato, non solo il Maccabi ha aderito alla nostra richiesta di avere un intervallo più lungo per poter svolgere la cerimonia, ma ha chiesto di farne parte con un omaggio a Meneghin stesso da parte del presidente Shimon Mizrahi che proprio quest’anno ha festeggiato il record di 50 anni filati alla guida del club-simbolo di Israele.

2 – La notte più brutta, a Trieste

È stata già raccontata in qualche modo sia dal Coach Messina che da Coach Bialaszewski, i due che avevano un rapporto personale con Kobe Bryant. La squadra aveva appena vinto a Trieste e stava per rientrare a Milano in aereo. All’arrivo all’aeroporto di Ronchi de’ Legionari, la squadra era stata radunata per essere informata dell’imminente arrivo di Drew Crawford. È stato durante quel breve meeting sul pullman che i cellulari hanno cominciato a impazzire con la notizia della scomparsa tragica di Kobe Bryant. Le procedure di imbarco sono state svolte in un clima surreale, in cui la speranza di tutti era che si trattasse di una “fake news”. Il problema è che quando a riportarla è stato TMZ, un sito americano che si occupa molto di gossip ma in modo inappuntabile, è calato il gelo. Poi sono arrivate conferme da altre fonti attendibili e il gruppo è precipitato in uno stato di incredula depressione. Tra l’altro dopo l’ora di volo in silenzio, alla riapertura delle comunicazioni è arrivata, come una coltellata, la notizia successiva ovvero della scomparsa della seconda figlia del campione dei Lakers. È stata la notte più brutta della stagione.

3 – I 32 punti del quarto periodo al Barcellona

Sergio Rodriguez ha debuttato nel massimo campionato spagnolo con la maglia dell’Estudiantes Madrid proprio contro il Barcellona in una finale per il titolo. Poi quando è tornato in Europa dopo la prima esperienza NBA ha firmato per il Real Madrid. Per lui il Barcellona non è mai stato ovviamente un avversario qualunque. Ma ha un record vincente contro i blaugrana e ha portato questa fiducia in campo nella sfida di fronte ad un Mediolanum Forum tutto esaurito venerdì 1 novembre. Quella settimana, l’Olimpia aveva già vinto a Berlino in trasferta. Naturalmente, il Barcellona è quanto di meglio si potesse trovare in Europa in questa stagione. L’Olimpia ha vinto quella partita con uno dei più grandi quarti periodi della sua storia. 31 punti segnati e 12 subiti, un disavanzo di sei punti all’inizio dell’ultimo quarto trasformato in una vittoria di 13. In quel quarto periodo ci sono state alcune delle perle più brillanti della stagione, ad esempio la palla rubata con fuga, canestro e fallo di Luis Scola, le due triple dai due angoli consecutive di Amedeo Della Valle, il dominio totale di Sergio Rodriguez negli ultimi cinque minuti, inclusa una tripla davanti ai 217 centimetri di Ante Tomic, un assist per il layup di Vlado Micov, un altro per la tripla dall’angolo di Jeff Brooks.

4 – Il doppio tributo a Kobe Bryant

Kobe Bryant è stato omaggiato in due momenti. In occasione della prima partita dopo la tragedia, nella partita con il Bayern Monaco, attraverso il minuto di raccoglimento, struggente, e poi le due infrazioni volontarie di 8 e 24 secondi per ricordare i due numeri di maglia della sua carriera NBA ai Los Angeles Lakers. Dopo c’è stata la scelta di giocare le Final Eight di Coppa Italia indossando maglie con i colori dei Lakers. “Kobe è stato un giocatore di riferimento, che ha ispirato milioni di sportivi in tutto il mondo nel corso di una carriera leggendaria, nata proprio in Italia. Onorarlo ancora una volta è un modo per ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per il basket mondiale”, ha spiegato Giorgio Armani.

5 – Il ritorno al Palalido

L’Olimpia ha ritrovato occasionalmente anche la sua vecchia casa storica, quella in cui ha vinto scudetti, costruito la Coppa dei Campioni del 1966, dove si è allenata per decenni. Il Palalido, dopo anni di chiusura forzata, adesso è un gioiellino da 5.000 spettatori circa che l’Olimpia non ha dimenticato. È stato riscoperto per l’apertura cestistica nella gara settembrina con la seconda squadra di Milano, eccellente protagonista del campionato di A2, l’Urania. Poi l’ha utilizzato per le gare con Trieste e Treviso di campionato, apprezzandone la storia ma anche il nuovo assetto. La partita con Trieste tra l’altro è stata improvvisata: l’Olimpia doveva giocarla in trasferta, ma un’alluvione aveva reso inagibile il palasport triestino nei giorni precedenti rendendo obbligatoria l’inversione di campo con tutti i disagi che questo avrebbe potuto causare. In 48 ore, il club si è attivato e con il sostegno di “Milano Sport”, che gestisce l’impianto, è stato possibile giocare regolarmente in uno dei campi più ricchi di tradizione del basket europeo.

6 – Vlado Micov 1, 2 e 3

Vlado Micov ha segnato tre volte la tripla della vittoria in tre gare diverse. Non c’è nulla di più emozionante che vincere una partita allo scadere o quasi. È successo prima a Venezia in campionato, con qualche secondo lasciato sul cronometro, poi in casa con Cremona e a Valencia in EuroLeague. In questi due casi è stato un vero “buzzer beater”. Tra l’altro la curiosità è che il canestro della vittoria su Cremona è stato l’ultimo segnato dall’Olimpia nel campionato 2019/20 (dopo c’è stata la Coppa Italia, ma non si è più tornati in campo in Serie A), mentre quello di Valencia è stato l’ultimo segnato dalla squadra in EuroLeague (salvo ripresa dell’attività).

7 – La visita di Roberto Mancini e Gianluca Vialli

Capita spesso che qualche personaggio di altri sport, soprattutto di calcio, assista ad una partita dell’Olimpia. Quest’anno sono venuti Antonio Conte e Massimiliano Allegri, parlando di allenatori, altre volte è venuto Gianpiero Gasperini dell’Atalanta. I giocatori apprezzano le partite in modo particolare: quest’anno sono stati presenti almeno una ventina di calciatori ed ex calciatori di Serie A, incluse autentiche leggende come Javier Zanetti o Daniele Massaro. Ma Roberto Mancini, il commissario tecnico della Nazionale, ha voluto vedere un intero allenamento dell’Olimpia e discutere per oltre un’ora con Ettore Messina di quello che aveva visto. Con lui era presente Gianluca Vialli, adesso suo collaboratore in azzurro, ma in passato sono stati la coppia di bomber della Sampdoria e della Nazionale. Mancini è anche un grande appassionato di basket. La loro presenza è stata un evento, un piacere e un onore.

8 – Luis Scola, El Capitan e Olimpionico

Solo tre giocatori nella storia dell’Olimpia hanno vinto una medaglia d’oro olimpica. Bill Bradley la vinse nel 1964 a Tokyo e giocò nel 1965/66 da straniero di coppa. Hugo Sconochini l’ha vinta nel 2004 ad Atene e ha giocato nell’Olimpia in due momenti precedenti. In quella squadra argentina figurava anche Luis Scola – miglior realizzatore della finale – che quest’anno è tornato in Europa dopo 12 anni dall’ultima esperienza a Vitoria. Scola è uno dei rari giocatori che ovunque ha raccolto solo applausi da un pubblico che ne riconosce il ruolo nella storia della pallacanestro mondiale. In particolare, è impressionante il livello di rispetto che riscuote presso i giocatori argentini incontrati in tutta Europa. A Madrid, i tre argentino del Real, Deck, Campazzo e Laprovittola, sono stati letteralmente tenuti a rapporto prima della partita da “El Capitan”.

9 – Il ritorno di Russ Schoene

L’idea di visitare Milano a Russ Schoene era venuta nei giorni dell’organizzazione della festa per Dino Meneghin. Rintracciato a Seattle, Schoene si era lanciato in un ricordo video toccante per il suo ex compagno e amico. “Quando sono venuto a Milano e non sapevo nulla del basket europeo, ero preoccupato, ma Coach Peterson mi disse di non preoccuparmi perché tanto avrei giocato accanto a Dino Meneghin. Dopo un po’ mi sono reso conto di cosa stesse parlando”, ha detto Schoene. Russ a Milano ha vinto due scudetti e una Coppa Korac in due anni. Gli è mancata solo la Coppa dei Campioni: partecipò nell’edizione 1985/86, ma l’Olimpia arrivò solo ad un passo dalla finale. L’anno seguente avrebbe potuto vincerla, ma era di nuovo nella NBA. “Volevo dimostrare a me stesso di poter giocare a quel livello, scelsi di tornare in America per farlo, ma era l’unico motivo che avevo per lasciare Milano”, ricorda.

10 – Le due sfide a porte chiuse

Non sarà facile dimenticare le due partite giocate a porte chiuse giocate in EuroLeague. La prima con il Real Madrid in un Mediolanum Forum che avrebbe dovuto essere tutto esaurito e invece era tristemente avvolto nel silenzio. Per i presenti è stata un’esperienza surreale: il rumore delle scarpe sul parquet, del pallone che rimbalza sul terreno, le parole dei giocatori, degli arbitri, degli allenatori durante il gioco. Per dare una sensazione di fattore campo, con il Real Madrid, gli spalti sono stati occupati da stendardi bianchi e rossi, loghi, qualunque cosa potesse dare una parvenza di normalità. Qualche giorno dopo a Valencia è successo quasi lo stesso: lì il palasport è già colorato di arancio, quindi non hanno dovuto fare nulla. Ma la sensazione è stata la stessa. Indimenticabili gli istanti che hanno portato dall’errore dalla lunetta di Quino Colom alla fuga di Sergio Rodriguez, al passaggio per Vlado Micov e al tiro dalla punta con la sirena a suonare durante il volo, il fiato trattenuto e poi l’esplosione di gioia in un impianto del tutto vuoto.

Fonte: Ufficio Stampa Olimpia Milano.

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