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Nik Stauskas e la “presa di coscienza” in NBA

Nik Stauskas e la “presa di coscienza” in NBA

L'ex Wolverine racconta a Sportsnet della sua deludente carriera e della svolta che pare essere dietro l'angolo...

 

La matematica può essere scoraggiante; è difficile rendersene conto ma se non lo fai, da giovane giocatore NBA, può rivoltarsi contro di te.

 

Il fatto è questo:

ci sono solo 450 posti a roster in NBA distribuiti su 30 franchigie. Ogni anno il mondo del basket seleziona 60 nuove matricole scegliendo tra milioni di applicanti. Devono competere con migliaia di professionisti già affermati da ogni angolo del globo per circa 100 posti nella migliore Lega del pianeta. Il ricambio è costante, le opportunità fugaci.

Dopo cinque anni di una carriera fatta di alti e bassi che lo ha già portato a giocare per 4 squadre, Nik Stauskas da Toronto la matematica l’ha capita fin troppo bene e sta pian piano lavorando per farla volgere a  proprio vantaggio dopo essere arrivato ai Portland Trail Blazers.

 

“Per me quest’anno, come in pratica tutti gli ultimi, è stato avvilente. I miei giorni a Sacramento, Philly e Brooklyn sono stati avvilenti, l’insegnamento che ricevi è che nulla in questa Lega ti viene dato, te lo devi guadagnare”.

 

Dopo aver lasciato Michigan a seguito dell’anno da sophomore nel 2013-14, Stauskas è passato dall’essere una pick in lottery a “pezzo di ricambio” praticamente dimenticato. Se la notte del draft è stata tutta abiti di lusso e abbracci con la madre, la scorsa estate l’obbiettivo da free agent era trovare un contratto annuale al minimo in una buona squadra. Non troppo tempo fa era un ragazzino inconsapevole che credeva che il prossimo passo da affrontare sarebbe stata la celebrità in NBA. Oggi è un professionista di 25 anni con un’idea chiara di cosa serve per avere successo in una Lega dove ci sono migliaia di candidati in più rispetto ai posti di lavoro disponibili.

 

Cresciuto a Mississauga (Ont.), Stauskas aveva la mano magica. Da ragazzino è stato preso dal pubblico durante un allenamento dei Raptors per tirare delle triple assieme a Vince Carter. Da teenager cavalcava l’onda della ruggente scena AAU di Toronto ed entrava nei taccuini dei reclutatori. In una famiglia di persone comuni, è cresciuto fino a diventare un atleta di 2 metri con un talento speciale per la pallacanestro.

 

Quando è tornato a casa dopo il primo anno a Michigan è stato sfidato a una gara di triple da Steph Curry, colpito da un video girato nel giardino di casa in cui si vedeva il canadese segnare 96 tiri da tre in 5 minuti. La cosa era contraria alle regole NCAA di allora ma il video diventò virale e aiutò a generare interesse attorno a Stauskas. La stagione successiva sarebbe diventato il giocatore dell’anno nella Big-10 e la sua combinazione di tiro, playmaking e corporatura sembrava un fit perfetto per l’NBA moderna.

Non aveva ancora realizzato a cosa sarebbe andato incontro.

 

“Quando sono arrivato nella Lega non guardavo i filmati nel modo in cui lo faccio oggi perché non credevo di averne bisogno” ammette quasi imbarazzato. “È pazzesco pensarci perché quando sei così giovane hai davvero bisogno delle sessioni video ma non ne approfitti. Credevo che avrei capito tutto facilmente ma in questa Lega non funziona così”.

 

Dopo la stagione da rookie in un team disfunzionale a Sacramento che ha vinto 29 partite, ha passato due anni due anni a Philadelphia durante il periodo del ‘Process’vincendo rispettivamente 10 e 28 partite. Quando i Sixers hanno iniziato a svoltare nel 2017-18 è uscito dalle rotazioni, apparendo in sole 6 gare su 27 prima di essere mandato ai Brooklyn Nets, in piena ricostruzione. Sembrava aver svoltato dopo i 22 punti segnati uscendo dalla panca alla Scotiabank arena, i 15 punti in 15 minuti qualche sera dopo e le 7 triple in 23 minuti poco dopo ancora. Ma quando il roster dei Nets riprendeva forma con i rientri dall’infermeria, Stauskas veniva lasciato da parte fino ad arrivare alla free agency della scorsa estate.

 

Non più una scelta in lottery, senza lavoro, già scartato da tre squadre. Non una situazione ideale.

 

“È stato molto interessante, non sapevo davvero cosa spettarmi “dice, dopo che al 1 di luglio  non c’era ancora nulla di sicuro all’orizzonte.

 

La sua storia non è del tutto nuova.

 

Mentre i canadesi vengono scelti con una frequenza record, rimanere nella Lega è tutto fuorché facile. Anthony Bennet, preso alla 1 nel 2013, Andrew Nicholson (19° nel 2012) e Tyler Ennis (18° nel 2014) giocano da professionisti al di fuori della NBA dopo brevi carriere che non sono andate nel modo sperato.

 

Stauskas alla fine ha ricevuto un’offerta dai Trail Blazers poco dopo la mezzanotte della deadline per uscire dalla panchina dietro agli All-Star CJ McCollum e Damian Lillard. Sulle prime ha esitato: come si sarebbe adattato in un backcourt con due stelle affermate?

 

“Era il mio ego a parlare, il fatto di essere stato un’ottava scelta, il fatto di essere nei miei vent’anni” dice. “Ero ancora sintonizzato sul pensiero di cosa fare per essere il giocatore principale e guadagnare possessi e minuti”.

 

È stato il suo agente di lungo corso Mark Bartelstein a schiarirgli le idee.

 

“Ascolta, non vai da nessuna parte per essere titolare o il go-to-guy, qui devi ricostruirti una reputazione, in un team vincente che ha fatto i Playoff negli ultimi 5 anni, esci dalla panchina con un ruolo importante, giochi un buon numero di minuti e ti guadagni la tua seconda occasione”.

 

Bartelstein ha avuto altri clienti ai Blazers che ne hanno sempre decantato l’ambiente e la cultura.

 

“Sono contento di avergli dato ascolto e di aver scelto di venire qui, fino ad oggi è stata una esperienza piacevole”.

 

Sta giocando una media di 18 minuti con una buona libertà di azione nella second unit. L’apice l’ha raggiunto rovinando l’esordio di LeBron James in maglia Lakers con un career high di 24 punti in 27 minuti ed è sulla buona strada per infrangere molteplici record personali.

 

“È la prima volta in cui entro in una partita e so cosa aspettarmi, so cosa sta per succedere” dice. “Mentalmente è davvero tutta un’altra situazione… sono calmo… mi sento a mio agio e libero in campo. Non mi scervello più sulle cose, gioco solo a modo mio”.

 

Fuori dal parquet studia i film, impara i trend difensivi, analizza i prossimi avversari. I suoi modelli non sono necessariamente degli All-Star ma giocatori come JJ Redick o Kyle Korver – tiratori elitari che hanno costruito lunghe carriere da specialisti di lusso facendo leva sulle proprie caratteristiche. Per la prima volta, Stauskas ha una chiara strada da percorrere davanti a sé.

 

Non potrebbe esserci cosa migliore di uno Stauskas in fiducia per lo sviluppo della pallacanestro canadese dopo che la squadra nazionale si è qualificata per la Coppa del Mondo in Cina che avrà luogo la prossima estate. Il suo talento potrebbe renderlo un pezzo di valore nel puzzle canadese e il gioco FIBA ben si adatta alle sue caratteristiche. Quando aveva 21 anni, Stauskas è stato forse il migliore della selezione nazionale nel torneo delle Americhe in Messico. In 6 partite prima della prova da “dento o fuori” col Venezuela, Stauskas produceva medie di 14.5 punti, 3.5 assist e 4.5 rimbalzi, tirando 16/24 dalla lunga.

 

Poi il disastro. Nell’hotel della squadra, un salmone poco cotto gli procura un avvelenamento da cibo. “Mi sono svegliato nel mezzo della notte ed è stato spaventoso, probabilmente le peggiori 24 ore della mia vita”

 

Ha provato a giocare nella semifinale ma non riusciva a reggersi sulle gambe e ha potuto solo guardare mentre i compagni sprecavano un vantaggio di 7 punti rimandando di altri quattro anni il sogno olimpico. L’incertezza sul suo contratto e sul suo ruolo in NBA lo ha tenuto lontano dalla nazionale da allora, ma vuole tornare a far parte del gruppo.

 

“Spero di non essermi portato sfortuna ma da quando ci siamo qualificati ho detto a parenti e amici che sarei andato in Cina questa estate. Ho l’assoluta intenzione di andarci… So che ci sono  molte guardie e molte ali da poter scegliere quindi non voglio dire di essere già parte del roster ma al 100% lo vorrei, vorrei essere parte del Team Canada.”

 

Data la concorrenza per entrare in una qualunque squadra di quelle che parteciperanno in Cina nel 2019 e a Tokyo 2020, il nuovo modo di Stauskas di guardare alle cose e di capire cosa vuol dire trovare il  proprio posto in un roster potrebbe essergli vitale. La matematica NBA si riduce a questo: i ruoli da protagonista non sono per tutti; non tutti possono essere la stella.

 

Ma se sai accettarlo e brilli in ciò che fai, tutto girerà per il verso giusto.

 

“Ad oggi sto combattendo con me stesso per questa forma mentis” dice. “Voglio sempre di più ma accettare il proprio ruolo fa parte della Lega. Ci sono 24 All-Star, poi altri “borderline” All-Star, giocatori che danno un forte contributo e poi tutti gli altri che sono assolutamente sostituibili… è dura per molti da accettare perché l’ego fa sempre capolino, l’NBA è una battaglia sia di fisico che mentale.”

 

“Aspiro a continuare la mia crescita ma mi trovo bene a Portland e mi sto divertendo, cosa che non mi era mai riuscita negli ultimi anni”.

 

Fonte: Sportsnet.ca.

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