Nicolò Melli: Il leader deve prima di tutto essere un esempio. Prima di parlare deve fare

Eleven ha dedicato al capitano di Olimpia Milano Nicolò Melli il video “Nicolò Melli, un leader per l’Olimpia”. Ecco le sue dichiarazioni:

Eleven ha dedicato al capitano di Olimpia Milano Nicolò Melli il video "Nicolò Melli, un leader per l’Olimpia". Ecco le sue dichiarazioni: «Onestamente non credo di essere ancora arrivato dove volevo arrivare. Ma è normale, appartiene ad ogni giocatore con obiettivi ambiziosi».



SUL CONCETTO DI LEADER


«Il leader deve prima di tutto essere un esempio. Prima di parlare deve fare, poi deve prendersi le sue responsabilità, anche di squadra, quando è necessario. Questo non vuol dire prendersi l’ultimo tiro, ma risolvere problemi di squadra».


SULLA PRIMA ESPERIENZA A MILANO


«Sono cambiato tanto. Spero in meglio. Sono cresciuto, ho molta più esperienza. Credo di saper gestire meglio certe situazioni che una volta vedevo più grosse di me. Sono diventato più vecchio, ne ho viste tante, ho visto gruppi difficili dove si vedeva subito cosa andasse e cosa non andasse. Sono una persona più matura».


SULLA SVOLTA DELLA SUA CARRIERA


«Il periodo che mi ha svoltato la carriera è stato quando sono andato in Germania. Mi sono state date più responsabilità. E’ cambiato il mio status da giocatore nazionale a internazionale, sono uscito dalla mia comfort zone, anche se tale non la chiamerei».


SULLA CHIAVE DEL SALTO DI QUALITA’


«La chiave per essere il più possibile costanti, cosa che a me non riesce sempre, è l’abitudine, l’esperienza. Più lo fai, più sei portato a farlo. Quindi serve affrontare ogni giorno in modo serio, dall’alimentazione alla routine fuori dal campo. Pare banale, ma alla lungo paga».


SUI CAPITANI E SUI LEADER DELLA SUA CARRIERA


«Il Chacho, Kyle Hines, lo stesso Gigi Datome. Per quanto possa essere appariscente fuori, in spogliatoio è una presenza. Ho avuto un grandissimo compagno come Nikos Zisis, mi ha insegnato ad affrontare la quotidianità. E’ stato il compagno di squadra che mi ha aiutato a cambiare la mia vita dentro e fuori dal campo. Vedere un giocatore di basket con quell’esperienza, con quel successo, essere una bellissima persona anche fuori dal campo mi ha aiutato molto».


SUL FUTURO


«Il mio obiettivo, lo dico sempre, è giocare sino alle Olimpiadi del 2028. Posso dire che mi piacerebbe fare altro. Ma proprio come esperienza, anche se oggettivamente dopo essere stato per anni, anni e anni della pallacanestro sarà difficile non farne più parte. Però non mi vedo con un ruolo attivo. Poi magari mi ritroverò a fare il capo allenatore da qualche parte, ma non credo».


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