NBA Focus: Nba Draft 2019

Il Draft 2019 si svolgerà Giovedì notte a Brooklyn. Ci siamo rivolti a due esperti per capirne di più.

Digitando NBA Mock Draft su Google si possono trovare centinaia, se non migliaia di proiezioni di reporter – o di semplici appassionati- che provano a indovinare quel che succederà la notte del Draft. Chi Vi scrive ci ha rinunciato da un pezzo, non ritenendo realistico tale esercizio.

Basti pensare che gli stessi team NBA arrivano alla notte del Draft con un Big Board, ovvero un ranking stilato dopo aver consultato i vari scout, coach e addetti ai lavori. L’obiettivo è quello di essere pronti per ogni singolo scenario.

Il punto però rimane, è letteralmente impossibile sapere cosa farà ogni team, ancor di più quando ci si trova davanti ad una Draft Class come quella attuale, dove dopo i primi 3 non c’è un vero e proprio consenso nelle valutazioni.

Le potenziali star, i giocatori franchigia per intenderci, si contano sulle dita della mano, ma in compenso ci sono tanti prospetti con le caratteristiche ideali per diventare ottimi role player.

Sembra un contesto ideale per procurarsi qualche piccolo vantaggio, specialmente per quei team con qualche problema nel monte stipendi, ma anche per quelli che spendono molte risorse nello scouting.

 

Per capirci di più abbiamo fatto qualche domanda a due esperti.

Il primo è Ben Rubin di The Stephien, uno dei siti made in U.S.A. più seguiti per quel che riguarda il Draft. Seguito anche dai team NBA a quanto pare, visto che hanno ‘pescato’diverse volte tra i ragazzi del sito. E Rubin potrebbe essere il prossimo….

Il secondo è Lorenzo Neri, scout freelance che scrive ottime ed approfondite analisi di pallacestro su ultimouomo.

Q.Vista la recente evoluzione della lega, su quale tipo di Big Man si dovrebbe scommettere?

B-Se parliamo di un team che non deve essere subito competitivo ai massimi livelli, non scommetterei su quasi nessuno dei lunghi di quest’anno. E’più semplice individuare quali saranno i big man che avranno almeno un minimo di successo, ma il problema è che non spostano tanto in termini di vittorie. A meno che non si parli di tipi come Embiid, Jokic e Davis, e nel caso del serbo abbiamo visto quanto sia complicato costruirgli un team intorno. Probabilmente gli unici che considererei in questa Class sono Nicolas Claxton (quello con più potenziale se parliamo di playoff), Goga Bitadze (sottovalutato rispetto a quel che ha fatto vedere in campo, e potrebbe anche diventare un buon tiratore da fuori) e Bol Bol (c’è il problema degli infortuni, e avrebbe bisogno di un team disposto a giocare a zona, ma è un tipo di attaccante che le difese dovranno sempre tenere d’occhio).

 

L- Quello di quest’anno non sembra essere un Draft particolarmente profondo se parliamo di talento individuale e “unicità” dal punto di vista realizzativo: per farla molto semplice, non sembra esserci uno Jokic o un Embiid, giocatori polarizzanti per produttività offensiva. Questo potrebbe portare le squadra a puntare su giocatori molto duttili, soprattutto a livello difensivo. Atleti capaci, nonostante qualche carenza, di poter dare un contributo consistente dal punto di vista tattico; lunghi che possono agire in vari modi in difesa con qualità atletiche per poter cambiare sugli esterni e fisiche per poter comunque tenere il contatto con elementi meglio “attrezzati” a livello fisico.

Abbiamo visto le difficoltà nello stare in campo di un peso massimo dalla tecnica sopraffina come Jahlil Okafor a causa della sua (non) difesa.

Q. Quali sono gli aspetti che ti hanno sorpreso di più da quando hai iniziato a studiare il Draft?

B.  Ho sempre pensato che un realizzatore in grado di far muovere la difesa e di metterla in posizioni vulnerabili potesse sfruttare questo aspetto per migliorare anche come passatore (un miglioramento che altrimenti sarebbe stato inaspettato).

Quello che mi ha sorpreso molto è  quanto possa essere efficace l’attacco di una squadra che ha un tiratore in pull-up elitario, anche se questo non è un passatore sopra la media.

Prima ritenevo che il passaggio fosse l’anima del gioco, ora non ne sono così sicuro….

L- Riprendendo quanto appena scritto sui lunghi, molte volte tendiamo a sottovalutare quanto sia importante un aspetto come la forza fisica.

Chiaro che l’individuazione delle qualità tecniche devono avere la precedenza in fase di valutazione, ma non dobbiamo dimenticarci che adattare il proprio gioco a un livello NBA significa soprattutto adeguare il proprio corpo a una Lega dove questo aspetto è trattato in maniera meticolosa, il tutto combinato a un atletismo e una velocità di esecuzione d’eccellenza. Chiaramente stiamo parlando di ragazzi che difficilmente hanno già raggiunto lo sviluppo fisico completo, ma partire da una buona base di partenza potrebbe aiutare non poco l’integrazione al piano di sopra.

 

Q. In questa particolare Draft Class, con pochi ‘creatori’di gioco e diversi potenzialmente ottimi role player, quale sarebbe la strategia ideale per un team in rebuilding? BPA, miglior Fit o rischio su un boom or bust? Altro?

 

B- I team in rebuilding sono generalmente quelli che non hanno ancora trovato il loro ‘creatore’primario, ed i role player non migliorano abbastanza se non giocano appunto con un buon creatore. Ci sarebbe qualche prospetto su cui punterei lo stesso, come Grant Williams, ma forse la migliore strategia sarebbe di fare trade down e di chiedere prime scelte per i prossimi tre Draft, che tra l’altro sembrano più ricchi di potenziali creatori primari, specialmente il 2020.

Poi cercare di puntare su prospetti che potrebbero avere valore sul mercato. Tendenzialmente sono quei giocatori con il potenziale per diventare creatori secondari, anche quelli che sembrano avere poche chance di riuscirci. Parlo di Carsen Edwards, Jordan Bone, Justin Wright-Foreman, Jaylen Nowell (Prospetto simile ad Alonzo Trier), D’Marcus Simonds, Jeremiah Martin, e forse uno le cui quotazioni sono salite nell’ultimo mese, Terence Davis.

 

L-In una squadra in piena ricostruzione a mio modo di vedere il concetto di BPA (Best Player Available) deve avere la precedenza. Puoi andare sul fit se sei una squadra che sta esprimendo il massimo potenziale e punta quindi a vincere nel breve (Golden State ad esempio), ma in un contesto dove devi mettere le prime pietre per organizzare il futuro credo non si possa prescindere da caratteristiche simili o composizione del roster attuale.

Anche perchè dobbiamo renderci conto che siamo in un momento d’oro dove allenatori e staff tecnici hanno strumenti tattici per far rendere al meglio la propria squadra anche con elementi simili, e di esempi ce ne sono in abbondanza in questi ultimi anni.

Q- Parlaci di un giocatore su cui non credevi ed invece è esploso, e di uno che invece ha deluso le tue aspettative.

 

B- Ho sottovalutato Steph Curry. Lo ritenevo troppo basso e non abbastanza atletico, pensavo che non fosse un playmaker, che in attacco prendesse decisioni predeterminate, cosa che ogni tanto gli capita anche ora. Sbagliavo su tutta la linea, ha lavorato duramente per migliorare dal punto di vista fisico, ed è uno dei migliori passatori della lega….

Tra le delusioni sicuramente Troy Bell, tra i più conosciuti direi Tony Allen, che ad Oklahoma State aveva un ottimo ‘in-between’game, con tanto di bank-shot dalla media distanza. In NBA gli hanno lasciato metri di spazio, ma lui ha sempre avuto paura di tirare.

 

L- Personalmente sono stato travolto dalla Jimmer-mania e ci sono cascato con tutte le scarpe. Giocatore incredibile al college che a mio modo di vedere aveva possibilità di fare bene anche in NBA se non fosse per una personalità e un ego che non si sono mai abbassate alle esigenze richieste.

Parlando dello stesso Draft, avevo grandi aspettative su Kawhi Leonard, definendolo sin da subito una steal per non essere andato in Lottery. Però non mi sarei mai aspettato di vederlo arrivare a questo livello, passando da difensore elite ad attaccante di primissimo livello.

Q- Per finire, un lineup di possibili steals nel Draft di quest’anno.

B-Cercherò di ‘formare’un lineup equilibrato, Carsen Edwards, Jaylen Nowell, Matisse Thybulle tra gli esterni, Grant Williams e Nic Claxton sotto i tabelloni. Non mi aspetto che nessuno di loro venga scelto nelle prime 20 posizioni. Altri che saranno scelti più in basso rispetto al loro valore: PJ Washington, Goga Bitadze, Yovel Zoosman e  Brandon Clarke.

 

L.Parlando di fine primo/inizio secondo giro punto molto su Grant Williams di Tennessee, lungo sottodimensionato granitico e super intelligente, su Terrence Davis di Mississippi, scorer dinamico con qualità fisiche e atletiche incredibili, e Chuma Okeke di Auburn, stretch-4 rapido e con naturale feeling per il gioco.

 

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