NBA Focus: Anthony Davis e i New Orleans Pelicans

NBA Focus: Anthony Davis e i New Orleans Pelicans

Come andrà a finire tra Anthony Davis e i Pelicans?

La situazione di Anthony Davis ai New Orleans Pelicans potrebbe essere meno scontata di quel che si crede. In questi giorni Davis e i suoi agenti si incontreranno con Griffin e Langdon per rendere note le loro intenzioni.
Il nuovo capo del Front office di New Orleans fin dal suo arrivo ha fatto capire che avrebbe provato a convincere la superstar a rimanere, citando i suoi buoni rapporti con l’agenzia, e spiegando che avrebbe fatto di tutto per mettere Davis nelle condizioni ideali per provare a vincere.

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Le opzioni sono sostanzialmente tre. La prima è appunto quella di convincere la superstar della bontà del progetto, e ovviamente di proporgli il super rinnovo che metterebbe fine ad ogni speculazione.

La seconda è la cessione, provando a scatenare un’asta per ricavarne il massimo possibile. I principali team interessati sembrano i Boston Celtics, i Los Angeles Lakers ed i New York Knicks, ma quando un giocatore di quel calibro finisce sul mercato le offerte possono arrivare anche dai team più inaspettati.

La terza, decisamente la più rischiosa, è quella di non accettare immediatamente una eventuale nuova richiesta di cessione del giocatore,e di provare a convincerlo strada facendo.

Nel primo o nel terzo caso, Davis cederebbe al fascino dell’uragano Zion. Ma è così lontano dalla realtà pensare che un gruppo fondato su Davis, Williamson e Holiday possa risultare subito competitivo ai massimi livelli?

Dalla stagione 2013/14 in poi, i Pelicans hanno sempre fatto registrare un net rating positivo con The Brow e Holiday sul parquet. Anche nell’annata appena conclusa, addirittura un +9.5, non male per un team che di fatto ha chiuso al penultimo posto nella Western Conference.
A quasi 29 anni Holiday ha disputato la miglior stagione della sua carriera, scollinando oltre i 20 punti per game. Eterno sottovalutato, ha approfittato della presenza di Elfrid Payton (+18.8 x 100 possessi con lui e le due star) in regia per dedicare più energie alle iniziative personali, ottenendo ottimi risultati. E con il solito, impeccabile contributo nella sua metà campo, che gli è valso un posto nel secondo miglior quintetto difensivo della lega.
Purtroppo per i Pelicans, gli infortuni ci hanno messo lo zampino. È stata una costante in questi anni.
Per Payton in primis,ma anche per Nikola Mirotic, due elementi che avrebbero dovuto rivestire ruoli importanti nelle intenzioni del precedente Front Office.
Nola ha potuto contare contemporaneamente su Mirotic,Payton, Holiday e Davis per sole 9 partite. Di queste ne hanno vinte 7, letteralmente distruggendo gli avversari (+28.5 di net rating, 54% dei rimbalzi presi,poche palle perse nonostante un ritmo infernale,oltre i 110 possessi x 48 minuti) con il quartetto sul parquet.
Griffin avrà sicuramente notato i tanti infortuni che negli anni hanno condizionato la franchigia, dato che una delle sue prime mosse è stata quella di firmare Aaron Nelson, 26 anni nello staff dei Phoenix Suns, team considerato all’avanguardia nella prevenzione e nella gestione degli infortuni.

Tutto questo per dire che i Pelicans avevano i mezzi per diventare un team ancora migliore di quello ammirato nei playoff 2018. Ora, grazie alla storica buona sorte di Griffin, sostanzialmente sostituiranno Mirotic con Zion Williamson.
Il fenomeno da Duke deve ancora dimostrare di essere all’altezza delle enormi aspettative, ma tutto ciò che abbiamo visto di lui fino ad ora ci suggerisce che sarà una stella. Le doti fisiche e atletiche sono fin troppo evidenti, tanto che spesso finiscono per oscurare quelle tecniche, ed il suo atteggiamento sempre positivo,la disponibilità a giocare di squadra ed a fare il lavoro sporco.
Un potenziale crack, che potrebbe far fare al team un notevole salto di qualità su entrambi i lati del campo.
Un amo al quale sarà facile abboccare….
Sul mercato Griffin avrà un margine di manovra, specialmente se Randle non eserciterà la player option prevista nel suo contratto. L’ex Lakers ha disputato un’ottima annata e potrebbe decidere di provare a monetizzare altrove, ma se dovesse scegliere di rimanere i Pelicans non si strapperebbero di certo i capelli.

La palla rimane sempre in mano a Davis, ma l’ottimismo di Griffin ha le sue solide basi.
Se The Brow non darà garanzie immediate sulla sua permanenza, il neo capo del Front Office potrebbe scommettere sulla sua capacità di costruire un roster in grado di convincerlo a restare.
Il rischio, più che concreto, sarebbe quello di tirare troppo la corda, ogni giorno di incertezza in più equivarrebbe ad un ‘incentivo’ per far abbassare l’offerta ai team interessati.
In ogni caso, la risoluzione di questo intreccio definirà in un modo o nell’altro il futuro della franchigia.

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