Meo Sacchetti: Se non prendiamo questa situazione come punto di partenza si commetterebbe un peccato

Meo Sacchetti: Se non prendiamo questa situazione come punto di partenza si commetterebbe un peccato

Le parole del coach di Cremona e dell'Italbasket: Io sono apertamente per lo Ius Soli, chi è nato e cresciuto in Italia deve essere italiano a tutti gli effetti

Queste le idee per il futuro del basket italiano di Romeo Sacchetti.
Il coach della Vanoli Cremona e dell’Italbasket ne ha parlato con Piero Guerrini di Tuttosport.

Futuro.

Dico che se non si prende questa situazione come un punto di partenza, un momento per lasciare traccia, anche se ci vorrà del tempo. Insomma se non creiamo un progetto a medio termine, si può davvero rischiare grosso e si commetterebbe un peccato.

Club Italia.

Dobbiamo provare qualcosa di diverso di quello che c’è oggi nel basket professionistico. Dobbiamo risolvere il problema e questa è una strada alternativa per trovare un nuovo può aiutare le società che cercano di sopravvivere, attraverso un progetto. E può essere un’opportunità molto stimolante e gratificante per i giocatori stessi. Per quelli che hanno voglia di guadagnarsi lo spazio, la vetrina, un ruolo, avendo già l’esempio di Ricci e di Ruzzier, Akele. Abbiamo dimostrato di poterlo fare, qui. L’idea è capire se i ragazzi possano starci, poi possano giocare 15­20, infine 30.’Insomma, crescere passo dopo passo.

Concetto di formazione.

Io sono apertamente per lo Ius Soli, chi è nato e cresciuto in Italia deve essere italiano a tutti gli effetti. Per quanto riguarda le regole sportive, ci sono organi preposti. Sulla formazione ci sono punti da valutare e correggere. Faccio un esempio: se un ragazzo italiano segue la famiglia all’estero per lavoro dei genitori, magari, al suo ritorno non sarebbe italiano perii campionato. Questo si può correggere facilmente”.

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