Marco Crespi: Nel 2008, dopo la recessione, abbiamo solo pianto. Ora sia rivoluzione

Marco Crespi: Nel 2008, dopo la recessione, abbiamo solo pianto. Ora sia rivoluzione

Intervistato dal QS, Marco Crespi ha analizzato la ripartenza del basket italiano: Rivalutiamo, consapevoli di avere troppe squadre e troppi campionati

Intervistato dal QS, Marco Crespi ha analizzato la ripartenza del basket italiano: «Ovvero il momento più delicato e complicato: una grande occasione per tirare una riga e ripartire».

«Parliamo di un movimento non sostenibile. E non solo per il basket. Qualche settimana fa abbiamo appreso che il calcio ha debiti per 2 miliardi e mezzo di euro. Se la normalità era produrre passivi, direi che non può essere questa una normalità».

«Dobbiamo pensare che ci troveremo davanti un mondo nuovo. E anche per la pallacanestro dovrà essere un mondo nuovo. Nel 2008, dopo la recessione, abbiamo solo pianto, senza dare il via ad alcuna rivoluzione. Non dobbiamo commettere lo stesso errore, non dobbiamo semplicemente riproporre un prodotto che sia menomato dichiaratamente, perché figlio di un momento di difficoltà economica. Sarebbe un prodotto triste, figlio di messaggi negativi, null’altro. Rivalutiamo, consapevoli di avere troppe squadre e troppi campionati»

«Ho conosciuto questa lega in tre momenti diversi. Quando vinsi con Biella e Casale c’erano altri numeri e altri organici. Nel primo caso lanciammo Matteo Soragna, poi capitano della Nazionale, nel secondo Ricky Hickman, che avrebbe vinto l’EuroLeague con il Maccabi. Non sta a me dire cosa sia giusto o sbagliato, contano gli obiettivi alla base di una scelta: con 32 o 28 squadre non posso dire che il principio sia la qualità»

«Il mondo vive una difficoltà economica, le istituzioni devono preoccuparsi ora di creare una visione sostenibile del gioco. Ma qui si parla di Serie A, Serie A2, la base della qualità è nei settori giovanili. E’ qui che si formano persone e atleti, è qui che si deve lavorare primariamente».

«Faccio magari una provocazione: due campionati agonistici, sotto solo l’attività amatoriale, e quindi attenzione all’attività di base. Questi i livelli. Necessario un minimo salariale per i responsabili dei settori giovanili e per gli istruttori. Altrimenti, come nel 2008 della crisi economica, come dopo la sentenza Bosman, è lì che si andrà a tagliare. E allora, inutile parlare di qualità».

 

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