Luis Scola ritrova l’Euroleague: lui e Reyes c’erano già nel 2000

Luis Scola ritrova l’Euroleague: lui e Reyes c’erano già nel 2000

L'argentino è uno dei due giocatori di Eurolega ancora in attività che erano in campo nell'edizione inaugurale della competizione.

Una decina di giocatori che facevano parte dell’edizione inaugurale di EuroLeague nel 2000 sono ancora attivi in qualche modo, qualcuno a livello basso, quasi dilettantistico, altri sono ancora brillanti come Nikos Zisis a Badalona, per non parlare di Pau Gasol che è nella NBA. Ma solo due giocano in EuroLeague: Felipe Reyes del Real Madrid non l’ha mai abbandonata anche se all’epoca giocava all’Estudiantes e solo nella stagione successiva si trasferì al Real; Luis Scola la ritrova 12 anni dopo l’ultima apparizione, a Vitoria. Aveva 21 anni quando l’allora Tau Vitoria incontrò la Virtus Bologna nell’unica edizione chiusa da una serie al meglio delle cinque gare. Scola era la forza emergente di Vitoria, accanto tra gli altri a Fabricio Oberto, un altro della magica generazione argentina che ha fruttato l’oro olimpico del 2004. Ettore Messina allenava la squadra avversaria, la Virtus, e Manu Ginobili fu MVP della finale. Scola arrivò ad una vittoria del trionfo che l’ha sempre schivato.

Sarebbe successo ancora, a Mosca nel 2005, una finale persa contro il Maccabi, nonostante i suoi 21 punti. Raggiunse le Final Four in tutte le sue ultime tre stagioni europee prima di sbarcare a 27 anni nella NBA. Un fatto ironico: i suoi diritti appartenevano ai San Antonio Spurs e lui avrebbe potuto o dovuto giocare con Ginobili, il suo amico di Nazionale fin da quando erano ambedue teen-ager, ma il buy-out diventò un problema e venne ceduto a Houston in cambio dei diritti su Vassilis Spanoulis. “Andare nella NBA mi ha obbligato ad adattarmi ad un basket diverso, ma è stato così anche quando in Spagna dalla seconda divisione solo stato promosso in prima”, ricorda.

E’ una storia particolare quella di Luis Scola, 39 anni compiuti, un esempio di longevità, nel rapporto età/qualità visto che nell’ultimo mese ha vinto l’argento olimpico 17 anni dopo quello che vinse a Indianapolis perdendo la finale con la Serbia. Questa volta è stata la Spagna a privarlo dell’oro. Ma Scola ha giocato in mezzo a questi due eventi quattro Olimpiadi, 30 partite, 525 punti, 17.5 di media, vincendo una medaglia di bronzo e un oro, ad Atene in cui ebbe 25 punti nella finale contro l’Italia. Aveva 24 anni a quell’epoca. La prossima estate potrebbe giocare la quinta Olimpiade della sua carriera, a 40 anni compiuti. Nel 2016 a Rio de Janeiro ha avuto l’onore di portare la bandiera argentina durante la cerimonia inaugurale. Sono soddisfazioni, onori, che restano per sempre. “Qualsiasi cosa abbia fatto in campo, quell’onore riflette meglio di qualunque altro riconoscimento la mia carriera. La foto di me con la bandiera argentina rappresenta tutto”, dice.

Ma ce ne sono state altre di soddisfazioni: Scola ha giocato 10 anni nella NBA, i primi cinque a Houston e ha fatto parte della squadra che ad un certo punto vinse 22 partite consecutive, record di franchigia. Con lui c’erano Yao Ming e Tracy McGrady, due Hall of Famer. Ha un record di 44 punti in una singola partita con 20/25 dal campo. Il suo gioco in post basso è stato portato ad esempio in tutto il mondo, la sua capacità di segnare proverbiale. Scola l’ha sempre fatto. In quattro Olimpiadi ha 17.5 punti per gara di media; nella NBA, 10 anni, 743 partite, 12.0 punti di media; in EuroLeague, sette anni, 144 partite, 14.3 punti di media; sette stagioni nella Lega spagnola a Vitoria, 283 partite giocate, 15.9 punti di media; in Cina, due anni, 83 partite, 23.4 punti di media; in Coppa del Mondo, con l’Argentina, 17.9 punti per partita. E ora Milano: “Ho parlato con tante persone prima di scegliere Milano, ma soprattutto con Manu Ginobili, Andres Nocioni e Pablo Prigioni. Sono tutti felici per me”, dice.

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