Lonzo Ball scrive al padre LaVar su The Players’ Tribune: All’uomo più rumoroso nella palestra

Lonzo Ball scrive al padre LaVar su The Players’ Tribune: All’uomo più rumoroso nella palestra

La lettera di Lonzo Ball al padre LaVar nel giorno del Father's Day

Caro papà,

Negli ultimi mesi hai parlato molto di me, probabilmente più di quanto interessava a qualcuno. Quindi, con l’avvicinarsi della festa del papà, ho pensato che scriverti questa lettera sarebbe stato un buon modo per me di raccontare qualcosa su di te.

Il vero te, non la persona che si vede in TV. Solo mio padre.

Una delle cose che più ammiro di te è che non ti curi di cosa le gente pensi di te. Le persone possono avere qualunque tipo di opinione su di te ma non avranno mai i fatti e gli aneddoti. Non potranno mai conoscerti come ti conosco io.

Non c’erano quando hai svuotato il salotto di casa perché io e mio fratello avessimo dello spazio per giocare ed essere bambini.

Non si sveglieranno mai col profumo delle fantastiche colazioni che hai cucinato per noi ogni santo giorno quando eravamo ragazzini.

E non c’erano quando ti assicuravi che io non stessi trascurando i miei doveri accademici e scolastici permettendomi di diplomarmi al liceo con un GPA di 4.0.

Ma tu sì.

Probabilmente non sorprenderà nessuno, ma da che io ricordi sei sempre stato la persona più rumorosa nella palestra.

Non c’entrava se stessi allenando la mia squadra o fossi uno spettatore sugli spalti, io sapevo sempre che c’eri per osservarmi scrupolosamente perchè potevo sempre sentirti. Ed è sempre stato così, non eri solo presente, eri coinvolto.

Quando durante le scuole medie iniziai a sognare di giocare nell’NBA e di essere una point guard come Magic Johnson tu mi hai insegnato come fare. Hai passato la vita ad allenare atleti – e lo fai ancora – quindi io ti ho dato la mia fiducia e in cambio tu mi hai messo al lavoro.

Ho ancora la tabella d’allenamento impressa nella mente, probabilmente me la ricorderò per tutta la vita.

Lunedì, mercoledì e venerdì facevamo pesi.

Martedì e giovedì pull ups.

E poi c’era la collina. Santo cielo, quella collina.

Tutti i giorni senza eccezioni portavi me, LiAngelo e LaMelo dall’angolo di casa nostra a Chino di corsa fino alla cima di quella collina e ritorno per poi fare gli addominali.

Eri sempre lì fuori con noi per dare l’esempio. C’eri in ogni aspetto, spingendo, incoraggiando e rifiutando qualsiasi risultato non fosse all’altezza del nostro meglio. Non mi hai mai forzato a far nulla che io non volessi, sapevi che non era necessario. Tu mi capivi.

E quando avevo bisogno di un po’di motivazione sapevi sempre quali bottoni premere. Non era l’aumentare il numero di ripetizioni o niente del genere, ma il dire cose semplici come “Spero tu sappia che così non stai migliorando”. Era tutto il necessario per farmi stringere i denti e tornare al lavoro.

Indipendentemente da ciò che mi capiterà nella vita ricorderò sempre le gite di famiglia per vedere le partite, stavi davanti accanto a mamma, mettevi musica e ci caricavi a molla per la gara.

Il viaggio verso la partita era sempre una festa ma l’umore al ritorno dipendeva dal risultato.

Non mi hai mai detto “bella partita” e stop. Vinto o perso, trovavi sempre un aspetto da migliorare. Alcune persone sono infastidite dal tuo tono ma io ho sempre saputo internalizzare cosa mi dicevi e non come lo dicevi perchè a ben guardare c’era sempre del vero nelle cose che notavi.

Photo: Matteo Marchi

Non scorderò mai la partita contro una squadra di New York qualche anno fa. Erano tutti più grandi di noi e anche molto più grossi. Cioè, Melo era 40cm più basso di ogni loro singolo giocatore, era un mismatch così assurdo che io dovetti marcare la loro ala grande.

Era il tipo di gara che la maggior parte delle squadre avrebbe probabilmente fatto sapere che era persa in partenza. La maggior parte delle squadre probabilmente avrebbe avuto soddisfazione nel mantenere lo scarto sotto i 20.

Ma la nostra famiglia non è “la maggior parte”.

Siamo scesi in campo e abbiamo corso, pressato e segnato da fuori. E abbiamo vinto.

Quello è stato un gran bel rientro a casa.

Un sacco di gente mi chiede se sono stufo di sentirti parlare di me. Vedono quanto io sia introverso e credono che desideri che tu faccia come me.

Quello che non capiscono è che la maggior parte delle cose che dici su di me in pubblico sono le stesse che mi dici in privato da una vita. E spesso e volentieri hai ragione. Negli anni ne hai azzeccate così tante che sembra quasi impossibile tu possa sbagliarti. Anche nella notte del draft quando i Lakers finirono in Top 3 hai corso per tutta casa gridando “LO DICEVO IO! VE L’AVEVO DETTO! LO DICEVO CHE SAREBBE SUCCESSO!” E’stato esilarante.

Forse non si nota ma anche io ho la tua stessa consapevolezza (credo che invece Melo abbia ereditato la parlantina). A pensarci bene, la fiducia in se stessi è la cosa più importante che ho ereditato da te. La differenza è che io la interiorizzo. Tutto ciò che mi hai detto l’ho assorbito e messo in campo. E’lì il posto in cui mi esprimo (where I do my talking – ndr).

La fiducia che riponi in me mi fa sentire forte. Mi ha aiutato a non rifiutare mai una sfida e a rimanere fedele a me stesso. Mi accingo a fare i primi passi nella NBA conscio di essere pronto. E non importa cosa diranno di me, tu mi guarderai sempre le spalle.

Non c’è nulla che io possa fare per ripagarti per tutto ciò che hai fatto per me. Mi vengono in mente una o due automobili precise ma so che non sarebbe abbastanza. Il miglior modo per farlo sarà essere all’altezza della visione che tu hai di me. Mi hai sempre detto che arrivare in NBA è molto più facile che rimanerci. Voglio prendere la fede che mi hai sempre mostrato e darle un senso. Voglio che tu mi veda giocare e che tu possa finalmente rilassarti sul seggiolino sapendo che ce l’ho fatta. Che ce l’abbiamo fatta.

So che ci sono un sacco di ragazzi che non sono fortunati abbastanza da avere una figura paterna nelle loro vite. E’davvero un ostacolo difficile da superare. Quindi, al netto di cosa pensa la gente di te, sono infinitamente grato di avere te come padre. Se non avessi avuto te come ispirazione nella vita non credo che mi sarei potuto trovare oggi nella posizione in cui sono. In realtà lo so con certezza.

Non hai avuto una vita facile. Tutto ciò che hai lo hai ottenuto con il lavoro. E hai passato gli anni della tua maturità ad instillare quell’etica del lavoro in me e nei miei fratelli per essere certo che non avremmo dovuto affrontare le stesse difficoltà incontrate da te. Non riesco a pensare a nulla di meglio da chiedere a un padre.

Grazie per avermi insegnato a giocare a questo gioco. Grazie per avermi insegnato a diventare uomo. E grazie per non scusarti mai di essere te stesso.

Buona Festa Del Papà, papà. Ti voglio bene.

Lonzo

Lonzo ha scritto queste righe a suo padre dopo aver girato uno spot di Foot Locker in cui ha parlato della loro relazione durante il suo viaggio verso l’NBA.

 

Fonte: The Players' Tribune.

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