LBA Serie A, il punto di Sportando | Chiarezza per la città di Torino, un primo nome per Brescia

LBA Serie A, il punto di Sportando | Chiarezza per la città di Torino, un primo nome per Brescia

Nel nostro consueto punto del lunedì parliamo di Fiat Torino, Germani Brescia e della nota Giba

Ventiseiesimo turno di LBA che va in archivio, e come al solito in campo e fuori sono tanti gli spunti su cui riflettere. Torna «il punto di Sportando», appuntamento fisso a sette giorni dalle prime anticipazioni sul futuro di Livio Proli in AX Armani Exchange Milano.

Fiat Torino

Evidentemente, da queste parti il disordine societario è un notevole innesto di «energia di rivalsa» per i  giocatori in campo, e mentre l’Alma Trieste prende a schiaffi la Grissin Bon Reggio Emilia, la Fiat Torino disegna la sua «salvezza sul campo» al PalaCarrara di Pistoia.

Il giusto premio per l’impegno di Paolo Galbiati, diventato uomo e coach di «spessa corazza» in due anni da inferno, ma anche per un gruppo di stranieri che non ha guardato solo al portafogli (non che questa sia una colpa, tra professionisti, ndr).

Restano però le questioni societarie.

A questo punto, giusto che una città come Torino chieda chiarezza. Dal 21 dicembre 2018, data del primo rumors su Leonis, è stata Odissea: il 22 l’Auxilium smentisce, il 31 l’avvocato Storelli sarebbe in trattativa e iniziano le verifiche contabili, il 5 gennaio si parla di chiusura il 7 o il 9, il 9 gennaio Danilo Angarella vorrebbe chiudere in fretta ma solo il 16 Leonis conferma l’interesse, il 18 il coach dovrebbe essere Pillastrini. Il 19 «si fa» settimana prossima, il 23 si «allungano» i tempi, ma nessun problema, perché il 29 si parla di attendere solo tra il 10 e il 16 febbraio.

Il 3 febbraio spunta l’ipotesi Corbani, appena esonerato in Leonis Roma, il 7 febbraio «si chiude» il 13, il 12 però è passo indietro, e il 13 Leonis sostiene di non aver ricevuto le carte richieste. Il 14 si riapre, il 16 sono giorni decisivi, il 20 Leonis lascia (?), il 26 Leonis lascia (!).

In tutto questo, la «cordata del territorio» deve contare su un milione di euro entro il 10 aprile, ma nello studio notarile Montezemolo sono 800.000 «potenziali». Giovanni Paolo Terzolo, che non gradirebbe essere considerato come «capo cordata», chiede altri 15 giorni. Antonio Forni dice no.

Quindi?

Germani Brescia

Inutile investirci ancora speranze, la corsa della Germani Brescia verso i playoff è definitivamente conclusa. Negativamente. Eccessivo parlare di «fallimento», ma nell’anno del lancio in Europa, e dell’inaugurazione del PalaLeonessa, le aspettative erano altre.

Esame di coscienza in primo luogo in società, dove la proprietà è a volte mancata in equilibrio, travolta da problematiche credibilmente inattese dopo gli investimenti estivi. Ma Marcus Landry era garanzia, Michele Vitali il miglior italiano del campionato, e l’umiltà, mista al talento, non è ingrediente facile da trovare sul mercato. E certamente anche il «caso» Eric Mika doveva e poteva essere risolto ben prima. Piccole grandi pecche di una dirigenza che, giusto ribadirlo, in questi anni ha lavorato come forse nessuno nel nostro basket.

Intanto, patron Matteo Bonetti agita ombre sinistre il futuro di Andrea Diana, nonostante il contratto in essere sino al 30 giugno 2020. Il coach livornese fu «messo alla Berlina» anche da Graziella Bragaglio dopo il ko con Ulm in EuroCup a metà dicembre.

Voci di mercato danno Frank Vitucci in corsa per la successione. Il coach veneziano ha uscita in estate dal contratto valido sino al 30 giugno 2020 con Happy Casa Brindisi (soddisfazione e lealtà sono reciproche). Vedremo.

La nota della Giba

Un basket italiano «più italiano» è anche nelle nostre aspirazioni, per il semplice fatto che sono gli «autoctoni» a disegnare la grandezza di un movimento, espressione della base, della scuola del gioco. Un sistema in salute produce giocatori dalle età più fertili (siano anche di altro paese d’origine, ovviamente), perché ha presa su famiglie e sogni.

Detto questo, siamo rimasti per alcuni attimi «senza parole» per la nota Giba del 10 aprile sul fatto che i giocatori italiani possano giocare in EuroLeague.

In primo luogo, da un sindacato di tale importanza, ci aspetteremmo nomi e cognomi, non prese di posizione contro un «bersaglio in incognito». Lo dicano pure che il riferimento erano la parole di Livio Proli, presidente di AX Armani Exchange Milano, nell’intervista «fiume» concessa a La Gazzetta dello Sport il 9 aprile scorso.

In seconda battuta, non è citando eccellenze che si produce l’antidoto. C’è chi nasce con un dono, visto che i vari Danilo Gallinari, Marco Belinelli, Gigi Datome e Nicolò Melli sono prosperati in un’era non certo «luminosa» per la nostra pallacanestro.

Servono proposte, non «motti» scritti in un italiano incerto. Ecco perché da anni si scrivono solo regole, non soluzioni.

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