L’amara sconfitta dei Sixers è soltanto il prologo

L’amara sconfitta dei Sixers è soltanto il prologo

La traduzione integrale dell’articolo di John Gonzales su The Ringer

 

Per quanto demoralizzante possa essere stato il buzzer-beater di Kawhi Leonard per vincere Gara 7, le cose si faranno ancora più complicate per Philly che deve prendere pesanti decisioni sul destino di praticamente tutti i giocatori importanti e del loro coach in questa offseason

 

Joel Embiid era distrutto. E come potrebbe non esserlo? Come potrebbero non esserlo tutti? Il tiro contro le leggi della fisica di Kawhi Leonard, scoccato allo scadere, ha toccato il ferro quattro volte prima di finire dentro. E’stato duro da guardare e ancora più duro gestirne le conseeguenze. Quel tiro ha vinto Gara 7 e la serie per Toronto e ha chiuso la stagione dei Sixers.

 

Embiid l’ha presa male. Sembrava così frastornato in mezzo al campo che alcuni dei Raptors sono andati a consolarlo. Ibaka gli ha sussurrato qualcosa nell’orecchio, Siakam lo ha abbracciato, Gasol gli ha rivolto parole di incoraggiamento. E’stata una bella parentesi di sportività.

 

Per quanto difficile possa essere stato, e probabilmente lo sarà ancora per qualche tempo, Brett Brown pensa che la sconfitta si trasformerà in un ricordo importante che darà a Embiid e ai Sixers “grande chiarezza di cosa rappresenti questo periodo dell’anno”. Potrebbe essere vero, ma Embiid non era ancora in grado di guardare la cosa da una prospettiva più lontana.

 

“Perdere Gara 7 in questo modo, all’ultimo tiro, dopo una partita combattutissima, non so credevo potessimo farcela”. Embiid ha prodotto 21 punti, 11 rimbalzi, 4 assist e 3 stoppate. Ha segnato 8 dei suoi 9 tiri liberi, ha giocato il suo record in carriera di 45 minuti, ma non è stato abbastanza. “Un sacco di cose ti passano per la testa, fa schifo, fa veramente schifo”.

 

Mettendo da parte il tiro – ed è un qualcosa di enorme da mettere da parte per ovvie ragioni –  i Sixers non hanno giocato particolarmente bene Gara 7. Hanno sbagliato i primi nove tiri della gara finendo col 43.1% dal campo incluso un 9/27 dalla lunga. Nonostante i chili e i centimetri del quintetto sono stati massacrati a rimbalzo dai Raptors: Toronto ne ha presi 16 in attacco e Ibaka da solo ne ha presi 4, tanti quanti quelli catturati da tutti gli starter dei Sixers insieme. Ben Simmons non ha giocato bene come in Gara 6, JJ e Harris hanno mostrato notevoli lampi ma non hanno mai dato l’impressione di poter portare a forza i Sixers alle Finali di Conference. Insomma il superteam non è sembrato molto super domenica notte… Quando hanno avuto assoluto bisogno qualcuno che salisse di livello, Jimmy Butler è stata praticamente l’unica opzione per creare qualcosa dal nulla e provare portare la squadra al round successivo a suon di hero-ball. Ma non è abdata così, ovviamente. Butler non ha giocato il tipo di partita che ha portato giorni fa  Brown a definirlo come “l’adulto nella stanza”. Di tutte le loro stelle, nessuna ha brillato particolarmente quando i Sixers ne avevano più bisogno. Nemmeno i supporting cast dei Raptors è stato particolarmente brillante, Toronto ha tirato con solo il 38.2% dal campo ma alla fine è bastato il contributo del loro pezzo più pregiato.

 

“Ha segnato un tiro veramente difficile” ha detto Butler riguardo a Leonard, “Puoi solo toglierti il cappello davanti a una cosa del genere, è un giocatore incredibile. Lo sappiamo noi, lo sanno tutti, non c’è molto altro da poter dire”.

 

E’stata la notte di Kawhi tanto quanto è stata la serie di Kawhi. Non c’è vergona in questo per i Sixers ma certamente ci saranno ripercussioni.

 

Le domande sono tante ora per Philadelphia e non ci sono risposte facili. Dovrebbero offrire a Butler il massimo salariale per i prossimi 5 anni legandosi a lui fino quando avrà 34 anni? E lui vorrà questo per la sua carriera o sarà pronto ad andare altrove? (Butler nella conferenza stampa dopo la partita non ha risposto a domande sul suo futuro)

Quanti soldi, e anni, vale Harris? E’più giovane di Butler – ne compirà 27 a luglio, Butler 30 a settembre – e i Sixers hanno rinunciato a molto per averlo (comprese due prime scelte, compresa la preziosa non protetta di Miami del 2021) ma è anche risultato più un gregario che altro in questa squadra (le sue stats di percentuale, percentuale da 3, true shooting e PER sono andate tutte in ribasso dall’arrivo a Philly).

 

E se li firmeranno entrambi, quale sarà il destino di Simmons? Butler ha ricoperto spesso il ruolo di playmaker nei PO ed è stato piuttosto efficace nei pick’n’roll con Embiid: questo ha messo spesso Simmons ai margini dell’attacco. Contro Nets e Raptors Brown ha usato frequentemente Simmons nei dunker spot sulla linea di fondo come esca per liberare spazio ai tiratori sul perimetro. Simmons ha storto un po’il naso, dichiarando a ESPN: “il mio ruolo è decisamente un altro, posso fare molto di più”.

Si può anche essere d’accordo ma ad oggi il fatto che non sappia/voglia tirare limita di molto la sua efficacia da point guard come visto nelle ultime due postseasons. Forse, come ipotizzato dal mio collega Jonathan Tjarks, andrebbe spostato nel frontcourt anche se Simmons si è sempre considerato un playmaker e bisognerebbe vedere come recepirà un ruolo del genere o come i Sixers dovrebbero eventualmente distribuire i minuti tra lui ed Embiid. Simmons è anche papabile per l’estensione contrattuale dal primo di luglio.

Maxare Butler ed Harris ed estendere Simmons significherebbe investire la gran parte del monte salari su soli 4 giocatori andando parecchio vicino alla luxury tax, il che porterebbe ad avere non poche difficoltà nell’assemblare il resto della squadra.

C’è poi il problema non di poco conto del riuscire a tenere Embiid sano e in piedi perché senza di lui, molto probabilmente, tutto il castello cadrebbe in un lampo. E poi c’è la questione Coach, legata a doppio filo alla sconfitta di Gara 7.

 

I Sixers hanno vinto più di 50 partite per due anni di fila – la prima volta negli ultimi 30 anni – e sono arrivati a una vittoria dalle Finali dell’Est. Brown ha presieduto quello che è stato sicuramente il miglior periodo dei Sixers dall’epoca di Allen Iverson di fine anni ’90/inizio ’00. Si potrebbe anche portare l’attenzione sul fatto che Brown sia stato il miglior coach in tre delle sue quattro serie di playoff fino ad oggi. Eppure ci sono domande persistenti sulla stabilità del suo incarico. Questo ha molto a che fare col fatto che il proprietario di maggioranza Josh Harris prima dell’inizio dei PO gli abbia sì dato appoggio ma in maniera piuttosto tiepida e che abbia rifiutato di assicurare a tutti che Brown sarebbe stato di ritorno l’anno prossimo come head coach.

 

Dopo Gara 7 è stato chiesto a Brown se avesse avuto discussioni con la proprietà riguardo il suo futuro nell’organizzazione. “Ne parliamo molto spesso” ha detto Brown, “il Club vi saprà dare tutte le risposte” è stata la strana e brusca conclusione del discorso.

 

Ho scritto molto sul perché penso che le critiche a Brown siano stato per gran parte ingiustificate. Ma anche senza considerare le vittorie e le sconfitte e le aspettative nei playoff della dirigenza, perché non tenere Brown per essere stato un ottimo professionista che ha agito anche da scudo contro tipo di telenovela  che si è abbattuta sulla franchigia?

 

Sembra inspiegabile che gran parte delle scelte della dirigenza in questa off season possa derivare dalla sconfitta in una Gara 7, in trasferta, contro una squadra data largamente favorita alla vittoria della serie, soprattutto dopo che Embiid non sia sembrato in forma per mesi e che i cinque starter nell’avvicinamento ai playoff avrebbero potuto usare delle targhette con i nomi per facilitare il riconoscimento tra di loro. Evan Turner ha trovato su Twitter un tipo saggio che ne ha parlato e ha gradito il messaggio, probabilmente si è ricordato della sua esperienza a Philly.

 

L’ultima volta che i Sixers hanno giocato una Gara 7 ad un tiro dalle Finals di Conference era il 2012. Turner era ancora in squadra, io ero assegnato a quella partita a Boston. Era stata una stagione strana, il lockout aveva ridotto le parite e i Sixers erano sopravvissuti al primo round anche grazie all’infortunio di Rose. I Celtics – con Garnett, Pierce, Allen e Rondo – avevano un team migliore ed erano i favoriti. I Sixers – con Turner, Iguodala, Holiday, Young e Williams – erano una buona (non grande) squadra che ha costretto Boston a una serie lunga ma alla fine ha perso. Quell’estate cambiò tutto, i Sixers acquistarono Andrew Bynum perdendo Iguodala e Vucevic. Era una mossa audace ma che ha fallito miseramente, Bynum non giocò mai per i Sixers e la squadra racimolò solo 34 vittorie. La dirigenza, la stessa di oggi, diede il benservito a Doug Collins, cambio il front office e assunse Sam Hinkie. Il resto lo conoscete. Gli strascichi di quella offseason, dopo una sconfitta in Gara 7, sembrano riproporsi oggi come allora.

 

Non è però necessario andare molto indietro nel tempo per constatare che le decisioni ad alto rischio possono essere insidiose e non sempre ti danno ciò che vuoi. Neanche un anno fa, i Celtics eliminavano i Sixers dai PO al secondo turno e Brown dichiarava che la franchigia era a “caccia di star”, rendendo chiaro a tutti che, costruiti così com’erano, non avevano abbastanza talento. Il pensiero era di essere dietro Boston e che la guarigione di Irving e Hayward gli avrebbe allontanati dal vertice ancora di più: nasce lì la decisione di scambiare parecchi assets – inclusi Covington, Saric, Shamet e scelte – per arrivare a Butler e Harris.

 

Ma soli 12 mesi dopo che molti di noi hanno pensato che Boston e Philadelphia avrebbero battagliato un decennio per la supremazia nella Eastern, entrambe le franchigie dovranno affrontare un’estate delicata. I Celtics dovranno decidere che fare con Irving, capire se potranno arrivare veramente ad Anthony Davis e scegliere cosa fare di Horford (player option) e Rozier (restricted). Jaylen Brown è anche papabile di estensione.

I Sixers dovranno capire cosa fare riguardo la panchina, i max contract da elargire, il miglior modo di usare Simmons, come tenere Embiid felice e in salute e se tenere o meno il coach più vincente su quella panchina da tre decenni. E’molto a cui pensare (e non sorprende la “shadenfreude” di oggi con una rivalità come quella tra Boston e Philly). Non dovrà necessariamente essere complicato, i Sixers potrebbero tenere la gang unita, incluso Brown, e riprovarci (sperando che la pensino così anche Butler e Harris). Questo è anche ciò che penso io, sembra la cosa più semplice e migliore da fare anche se ho paura che la proprietà opterà per un piano più complicato.

Per la seconda estate di fila sarà una offseason complicata per i Sixers e le cose potranno andare molto bene o molto male davvero in fretta.

Fonte: The Ringer.

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