L’agente di Larry Brown: Il coach dispiaciuto per non essere riuscito a trasmettere il suo credo

L’agente di Larry Brown: Il coach dispiaciuto per non essere riuscito a trasmettere il suo credo

Le parole di Rizzo su Larry Brown, il rapporto con i giocatori ed il coaching staff, il duro attacco a Jamil Wilson, l'elogio della famiglia Forni

Massimo Rizzo, agente di Larry Brown, ha rilasciato una lunga intervista a Simone Mazzola di Backdoorpodcast.

 

 

Questo un estratto delle sue parole.

“Il coach non era contentissimo di come stavano andando le cose. E’ sempre stato contento di come è stato trattato dalla famiglia Forni e di tutta l’organizzazione della città di Torino in generale. Per quanto riguarda l’ambiente all’interno dello spogliatoio stava soffrendo il clima che si stava creando”.

 

“I problemi ci sono stati già questa estate. Il coach è arrivato a fine agosto. Lui ha dato determinate direttive che non so se siano state applicate o meno dal buon Paolino Galbiati. Quando il coach è arrivato a fine agosto lui ha iniziato a lavorare come se fosse il primo giorno. Ha dovuto ricominciare da zero anche se loro erano lì da due settimane. Poi è dovuto tornare negli Usa per 4 settimane. In quelle 4 settimane in cui coach Brown non c’era le cose non sono state fatte come voleva coach Brown ma come le stavano facendo prima dell’arrivo di coach Brown”.

 

“La cosa che mi è dispiaciuta è che c’è stato una specie di rifiuto al trapianto. Invece di aprire il cervello e cercare di vedere le cose con una mente aperta. La reazione è stata ‘Noi non le facciamo così le cose. Non funziona’. Anche all’interno del suo stesso coaching staff”.

 

“Questi giocatori da quelli giovani a quelli anziano dovrebbero essere orgogliosi di spaccarsi le ginocchia per Larry Brown”.

 

“C’è un elemento mancante all’interno della società. Pensavo potesse essere Matteo Soragna ma non è stato lui”.

 

“Il suo cruccio è stato quello di non essere riuscito a trasmettere il suo credo in questi mesi. E se ne prende tutta la responsabilità”.

 

“La gente si dimentica che i Forni hanno fatto degli sforzi incredibili per riportare l’Auxilium in vita. L’hanno riportata in Serie A. Hanno vinto una Coppa Italia con molta fortuna ma l’hanno vinta. E per quanto abbiano fatto una marea di errori penso si debba loro dare credito per la passione e per tutti i soldi che hanno investito in questa squadra. Dato che nessuno nasce imparato è chiaro che stanno imparando strada facendo. C’è un errore fondamentale all’interno della società ossia la mancanza di una persona che abbia un certo carisma, una certa abilità di comunicazione anche in più di una lingua. E che abbia la capacità di smussare tutti gli angoli che si creano in un ambiente di sportivo. Anche il buon Francesco, a cui voglio molto bene. Non so quanto lui abbia mai giocato a pallacanestro o a qualsiasi altro sport. Ma dopo una partita di quel tipo, l’ultima cosa che tu puoi fare è andare nello spogliatoio a parlare. Dopo una sconfitta di quel tipo stai là, zitto e fermo e fai bollire gli spiriti, soprattutto dei giocatori. Quello è il momento peggiore per parlare. Perché non accadrà mai niente di buono. Se si devono scornare, devono farlo tra giocatori. Purtroppo sono cose che impari giocando o stando intorno ad una squadra tutta la tua vita. Cosa che credo Francesco non abbia fatto. Armato della sua irruenza giovanile e della sua passione. Credo che magari è anche entrato a difendere Larry Brown essendo lui stato uno dei più alti difensori del coach. Però non è la cosa giusta da fare. Le società di pallacanestro devono essere gestite da persone di sport”.

 

A me è molto dispiaciuto l’atteggiamento che ha avuto Jamil Wilson sin dall’inizio. Non era tanto contro il coach ma aveva la faccia ed il body language di uno che là non ci voleva stare assolutamente. Mi è dispiaciuto molto perché Jamil Wilson si è dimenticato chi è Larry Brown e dato che forse che è l’unico che ha talento per fare l’NBA tra quelli in squadra ha fatto male i calcoli. Era il giocatore che avrebbe dovuto sbattersi più di tutti. Perché ti garantisco che la prima telefonata che parte dalla NBA per chiedere di Jamil Wilson arriva ad una persona che è conosciuta come “El Bi” (Larry Brown) nell’ambiente NBA. E lo segherà come lo segherà chi non ha idea.

Commenta