La trascrizione integrale della conferenza stampa di insediamento di Nick Nurse a Toronto

La trascrizione integrale della conferenza stampa di insediamento di Nick Nurse a Toronto

Le parole del neo coach della franchigia

Dichiarazione introduttiva:

“È una bella sensazione. Faccio questo mestiere da 27 anni ma l’ultimo mese è stato lungo anche per me. Come ha detto Masai, lui, Bobby, Teresa e Dan hanno dovuto svolgere un compito certosino e delicato di ricerca ma, ad essere onesti, non mi ha mai infastidito questo mese di attesa. Ci siamo incontrati diverse volte e abbiamo parlato a fondo delle cose. È una decisione importante per loro anche se sono in palestra da cinque anni, ci sono molti dettagli da affrontare. Mi piacerebbe fare un giro di ringraziamenti a partire da Masai, passando per Bobby, Teresa, Dan e infine Larry e la proprietà. Soprattutto Larry. Ho avuto un incontro molto bello con lui solo pochi giorni fa, è stato davvero piacevole, sappiamo tutti che bravo ragazzo è ed è stato davvero divertente stare a colloquio con lui. Successivamente, vorrei ringraziare i giocatori. Assieme a molti di loro siamo qui da cinque anni e sono stati cinque anni di playoff, cinque anni di numerose vittorie. C’è uno zoccolo duro di giocatori che merita i nostri ringraziamenti ogni volta che abbiamo la possibilità di dirlo, e mi piacerebbe esprimere questo al roster attuale. C’è anche un giovane gruppo di ragazzi che la gente dubitava di quello che avrebbero potuto fare all’inizio dell’anno scorso e in realtà, per un percorso di 12 mesi, ha lavorato duramente e, di nuovo, vorrei solo ringraziarli per tutti il loro impegno.”

Su come sarà la squadra di Nick Nurse:

“Penso che il gioco stia cambiando velocemente e proprio sotto i nostri occhi. È cambiato così tanto negli ultimi cinque anni e ancora di più negli ultimi tre. Da leader dello staff tecnico presente e di quello che eventualmente assumeremo, penso che dobbiamo essere innovativi, dobbiamo cercare di pensare alle cose che verranno ed essere in anticipo sui tempi se vogliamo rimanere ad alti livelli … Penso che vogliamo essere creativi. Penso che proporremo cose diverse. Probabilmente ci sarà qualche inghippo nei momenti in cui proveremo cose che sono forse un po ‘troppo fuori dagli schemi ma, ancora una volta, la stagione è un percorso … Vogliamo provare alcune idee e alcune cose innovative, provare a mettere i nostri ragazzi in posizioni e combinazioni diverse per prepararci ai playoff, che è ciò che conta.”

Su Dwane Casey:

“Prima di tutto, penso di dover menzionare Coach Casey e ringraziarlo. Lui è quello che originariamente mi ha portato qui come assistente e abbiamo condiviso molte vittorie. È una persona competitiva e un grande professionista. Ho imparato molto da lui. Non si possono dimenticare i cinque anni insieme.”

Sul cambio di rendimento nei playoff, con enfasi sulla difesa:

“Vogliamo avere successo nei playoff. Questo è ciò che ogni squadra della NBA insegue. E dobbiamo assicurarci di provare alcune nuove cose qua e là, provare alcune rotazioni diverse. Penso che in preseason e in stagione regolare vedremo la maggior parte di questi cambiamenti e un po’ più di creatività in fase difensiva, solo così possiamo provare ad essere pronti per altre cose nei playoff. Penso che i playoff cambino tanto di ciò che succede in difesa. Le partite in stagione regolare sono così fitte che tutti giocano attenendosi alla propria filosofia di base e quando arrivano i PO provi a fare alcune cose che non hai allenato o non conosci abbastanza. Spero di riuscire in questo e di avere una visuale diversa su alcune cose in modo da poter essere pronti in entrambi i contesti.

Credo che il gioco stia cambiando principalmente in difesa. Ci sono così tante cose da fare, c’è così tanto da capire: raddoppi, rotazioni, come scoraggiare il tiro da fuori, come contestare i tiri, come proteggere il ferro. Penso che oggi ci siano molti modi creativi di affrontare tutto questo e penso che ci siano alcune novità che abbiamo già introdotto e su cui potremo tornare a lavorare per metterle a punto. Tutto si riduce a questo, tutto si riduce a mettere i giocatori nella posizione migliore per avere successo e questo include la difesa. Se un certo giocatore non può combattere sotto il canestro contro un avversario più grande, beh, lavoriamo su come tenerlo sul perimetro.”

Sul tipo di staff che intendono assumere:

“È presto per quello. Adesso ho la possibilità di valutare, guardare e mescolare un po’ i pezzi. Di certo analizzerò lo staff. Mi sto concentrando sui primi posti della panchina per ora, penso che ci siano un po’di “profili” mancanti e ho una sorta di depth-chart delle mie preferenze in quei profili e partiremo da lì. Penso che sia davvero importante avere uno staff esperto. Chi è stato head coach a un certo livello, per me, è importante. Non sto dicendo che sceglieremo solo in quella categoria ma apprezzo l’head coaching perché è bene sapere cosa vuol dire essere responsabile delle decisioni e gli assistenti che sono stati capo sono più in sintona, propongono le idee più costruttive, sono più obiettivi, capiscono meglio la tua posizione.”

Sull’introduzione di novità:

“Penso che se innovi lo devi fare con decisione, se avrai paura di rischiare e lo fai solo poco il risultato sarà pessimo. Non sto dicendo che ci sono cento aspetti da cambiare ma ci sono alcune cose, alcune idee che ho che voglio provare e mettere in pratica. Se non funzionano, starò di fronte a voi (giornalisti) a prendermi il biasimo. Ho già parlato con alcuni giocatori, gli ho chiesto di essere più aperti sulle cose che vogliamo fare, sarà la nostra nuova partenza.”

Su Kyle Lowry:

“Gli voglio bene. Non ho mai visto un ragazzo competere così. C’è molto da amare del modo in cui gioca e di ciò che ha portato a tutti, a me, all’organizzazione, alla squadra. Ho avuto ragazzi simili a lui nel mio passato da allenatore. Credo che abbia avuto un anno davvero buono, si è gestito durante l’anno, gli abbiamo risparmiato circa 12 partite togliendogli quattro o cinque minuti di gioco. Ha disputato dei buoni playoff, ha tirato bene. L’ho incontrato due sere fa e penso che sia entusiasta di avere un anno ancora migliore. Ora che ha un’ idea un po’ più chiara sul suo stile d’attacco – so che suona stupido, però abbiamo cambiato molto in attacco l’anno scorso – ho intenzione di mettere la palla nelle sue mani un po’ di più e fargli gestire l’attacco. Non vedo l’ora di ammirarlo, penso che sia un giocatore fantastico e incredibilmente competitivo.”

Su Jonas Valanciunas:

“Penso che abbia fatto una buona stagione. La più grande sfida per me è mettere questi ragazzi in posizioni in cui possono avere successo. Penso che abbiamo imparato molto di più su Jonas, su quello che può fare e sul non cercare di aspettarsi che faccia cose che non può. Puoi lavorare sulle cose che non sa fare bene oppure costruire i nostri schemi per fargli fare ciò che sa fare davvero bene, e il mio obbiettivo è questo. Ho alcuni schemi difensivi in mente che non sono ancora pronti per essere discussi, ma sulla falsariga di quello … Questa sarà la sua sfida più grande. Penso che il suo reparto offensivo continuerà ad espandersi. Abbiamo iniziato circa tre anni fa quando sono andato in Lituania per iniziare a lavorare con lui. Non abbiamo fatto nessun allenamento in post per circa due settimane: ha corso, ha portato palla, ha driblato verso canestro e tutte queste cose. E ha tirato da tre. Penso che gli abbiamo fatto gestire la palla di più quest’anno. Si è divertito di più. Penso che la sua conoscenza del gioco sia aumentata molto di più rispetto agli anni passati perché non era coinvolto. Ragazzi, sapete che mi piace. È là fuori a lavorare ogni sera. Lui ci tiene, ci tiene veramente. Vuole davvero vincere e continua a migliorare.”

Su Norman Powell:

“Beh, prima di tutto deve tornare un po’ nell’ovile e lo sta facendo con quello che ora stiamo studiando in attacco. Era un po’ un problema di sviluppo del giocatore e ho detto a Masai e nei colloqui che me ne prendo la responsabilità perché un sacco di volte l’ho visto lavorare sul suo gioco mentre la second unit era lì che lavorava insieme e ha improvvisamente sviluppato un tipo di ritmo. Non è che Norm non stia lavorando sodo perché è un super lavoratore, è sempre uno dei primi ragazzi ad arrivare in palestra, fa tutto ciò che deve. Ma quel gruppo si fondeva insieme a causa del ritmo che ha sviluppato. Lo abbiamo coinvolto in quella cosa e ora lo capisce. Certamente mi piacerebbe che diventasse un po ‘ più sporco, che si gettasse più a terra e che provasse a prendere più sfondamenti perché è forte e atletico e devi usare quella forza e quell’atletismo in difesa.”

Sulle strategie di fine partita:

“È una parte davvero importante del gioco. Ci sono così tante partite equilibrate che è una delle prime e più grandi differenze che ho affrontato quando sono tornato dall’Europa per entrare nella G League. Ad un tratto ogni partita sembrava in bilico. E dopo un anno in G League, io e il mio assistente di quel periodo, passammo l’intera estate ad esaminare tutti gli scenari, a guardare film e trovando le risposte, almeno quelle che pensavamo fossero le risposte giuste. Erano le nostre risposte, quindi avevano ragione e questa è una delle cose che ho cercato di far capire: forse non chiameremo il gioco giusto, forse non chiameremo lo schema per il giusto giocatore ma lasceremo la battaglia giocando a modo nostro e con consapevolezza. E questa, per me, è la cosa più importante. Da ai ragazzi una certa sicurezza. È la cosa più importante ed è molto difficile. È anche molto divertente. È divertente provare schemi di attacco e difesa alla fine di una partita tirata e devi approcciarlo in questa maniera.”

Traduzione di Michele Da Campo

Fonte: Raptors Republic.

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