Kerr: La libertà di espressione sta anche nella capacità di non parlare di quel che non si conosce

Kerr: La libertà di espressione sta anche nella capacità di non parlare di quel che non si conosce

Nell'articolo che riportiamo, a firma Ann Killion sul San Francisco Chronicle, si ricorda come quella tra Donald Trump e Steve Kerr non sia la prima polemica

Il coach dei Golden State Warriors Steve Kerr ha rilasciato nuove dichiarazioni sulla polemica a distanza con il presidente degli USA Donald Trump.

«Parlerò sempre di cose che conosco, e farò cose che ritengo siano utili per il mio paese. Un paese che amo, a differenza di quanto sostenuto dal presidente Trump. Amo gli Stati Uniti perchè è un paese libero, dove c’è libertà di parola ed espressione, ma credo che parte di questa libertà stia anche nel scegliere di non parlare di quel che non si conosce».

«Non conosco bene la situazione in Corea del Sud, o in Ucraina. Ma non voglio che altre persone provino quel che ha provato la mia famiglia quando mio padre fu ucciso».

Capitò nel 1984. Steve Kerr aveva 19 anni, e viveva dalla nascita in Libano, a Beirut, dove suo padre era presidente dell’Università Americana. La famiglia di Malcolm Kerr fu accolta con tutti gli onori alla Casa Bianca, dall’allora presidente Ronald Reagan e dal suo vice George Bush.

Nell’articolo che riportiamo, a firma Ann Killion sul San Francisco Chronicle, si ricorda come quella tra Donald Trump e Steve Kerr non sia la prima polemica. Nel 1990, in un’intervista a Playboy, il futuro presidente Donald Trump arrivò ad insinuare come Malcolm Kerr se la fosse andata a cercare.

Steve Kerr tira dritto: «Mi sento in dovere di parlare di armi. Credo sia una causa cruciale per il mio paese».

Fonte: sfchronicle.com.

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