Jerrod Mustaf è un eroe della comunità. Qualcuno lo ha mai cercato su Google? (Parte Seconda)

Jerrod Mustaf è un eroe della comunità. Qualcuno lo ha mai cercato su Google? (Parte Seconda)

Jerrod Mustaf sarà sempre legato all'omicidio della sua compagna

PRIMA PARTE

TRADUZIONE DI READ CORNER

Da Sports Illustrated: Jerrod Mustaf Is a Community Hero. Has Anyone Ever Googled Him?

 

Finalmente, l’8 aprile 1994, nove mesi dopo la morte di Hayes, Wooten fu arrestato e accusato di omicidio di primo grado, furto con scasso e corruzione di testimoni. Mentre attendeva il processo, realizzò la sua prima intervista in carcere e dichiarò la sua innocenza a un improbabile coppia di interlocutori: Charles Barkley e un personaggio radiofonico che prese il nome di Super Snake.

Mustaf, nel frattempo, venne convocato una settimana più tardi davanti a un gran giurì, ma attraverso un avvocato ha invocato il suo quinto emendamento contro l’autoincriminazione. A settembre venne tagliato dai Suns. Da quel momento in poi non avrebbe mai più giocato nella NBA.

Non capita spesso che un pubblico ministero e la difesa si trovino d’accordo nel teorizzare di come si sia sviluppato il crimine. Ma nello Stato dell’Arizona v. entrambe le parti si sono avvicinate al caso da angoli notevolmente simili. La squadra di Scull ha affermato che Mustaf voleva uccidere Hayes perché aveva rifiutato l’aborto. Pur non avendo prove fisiche, credevano che Mustaf avesse architettato l’omicidio di Hayes. Wooten, che agiva al servizio del suo famoso cugino e con il motivo della sua futura partecipazione nella discoteca della Carolina del Nord, era solo il sicario.

Anche la difesa sostenne che Mustaf avesse organizzato l’omicidio. Ma Wooten, secondo i suoi avvocati, era stato incastrato. Un altro membro dell’entourage di Mustaf era probabilmente il sicario.

Eppure, persino per gli standard di un processo per omicidio con ampio margine per un ragionevole dubbio – nessun testimone della sparatoria, nessuna prova fisica schiacciante, nessuna indicazione che gli investigatori avessero altri sospetti – questo veniva molto contestato. Scull si è scontrato con l’avvocato difensore di Wooten, Eleanor Miller, sui vari elementi di prova e sulle dichiarazioni di Miller alla stampa. Dimostrò particolare attenzione alla strategia di Miller, presentando una mozione per bloccare una difesa contro terze parti. Quando questa mossa ebbe successo, il lavoro di Miller divenne ancora più impegnativo. Nelle mozioni che hanno portato al processo, l’accusa aveva persino provato a convincere Miller a rivelare chi stava pagando le sue spese legali. All’epoca in cui lei rispondeva, “Cosa cavolo ve ne importa”. (Oggi lei ipotizza che, non tutte le tasse di Wooten venivano pagate da Mustaf, “l’unico in famiglia che aveva soldi”).
Finalmente, il 29 gennaio 1996, due anni dopo l’arresto di Wooten – dopo un processo durato due settimane e che ha ricevuto sorprendentemente poca copertura mediatica dato il collegamento con un atleta professionista – una giuria giudicò Wooten colpevole su tutti i fronti. Quando il verdetto fù annunciato, sorrise, esclamando “Pace!”. Gli è stata risparmiata la pena di morte a causa di quello che il giudice della Corte suprema della contea di Maricopa, Ronald Reinstein, ha definito “una mancanza di circostanze aggravanti per sostenere tale richiesta”. Ma è stato condannato all’ergastolo, a 21 anni per il furto e quasi due anni per manomissione di testimoni. (mentre Wooten ricorse in appello contro la condanna, invece, il processo senza successo registrò nel verbale molti dei punti esposti nel rapporto di Scull).

Mustaf, che aveva ripreso la sua carriera in Europa, non era presente durante il processo. La madre di Hayes invece si. Secondo il resoconto della Associated Press, Hazel Hayes “singhiozzava per la sentenza”. La famiglia avrebbe dichiarato che non avrebbe mai chiuso questo capitolo, fino a quando non ci fosse stata una seconda sentenza. “Quando mio marito ha trovato nostra figlia che giaceva morta, tutta la mia famiglia è stata uccisa. Non riuscirò mai a superare tutto questo, non finchè Jerrod Mustaf non sarà assicurato alla giustizia “.

Chiunque abbia familiarità con il sistema di giustizia penale, per quanto riguarda chiunque segua Law & Order, può riconoscere somiglianze con il film. A Wooten sarebbe stata offerta una pena minore in cambio di testimoniare contro suo cugino. Quello era certamente il piano di Scull, comunque.

Negli anni successivi alla condanna di Wooten, Mustaf giocò in Francia, Spagna e Grecia, e nell’autunno del 1996 fu invitato al training camp dei Seattle Sonics e Charlotte Hornets. Fu tagliato fuori entrambe le volte, senza che nessuna squadra gli avesse dato una spiegazione per il taglio, Mustaf pensava di sapere perché. “Sono stato condannato senza processo”, ha dichiarato ai giornalisti in quel momento. “Una persona è innocente finché non viene dimostrata la colpevolezza no?”

Almeno un procedimento giudiziario è andato un po’a sfavore di Mustaf. La famiglia Hayes intentò una causa civile per omicidio, sostenendo che Mustaf aveva convocato Wooten a Phoenix “con l’esplicito scopo di portare a termine il piano per uccidere Althea Hayes” e le due parti si accordarono per un importo non rivelato.
Mustaf alla fine ha dichiarato bancarotta. Ha sposato Shalamar Muhammad, nipote del leader della Nation of Islam Louis Farrakhan Sr. ed ha avuto un altro figlio.

Nel frattempo, K.C. Scull era impegnato a preparare una causa contro Mustaf. Nonostante non avesse mai condannato un atleta professionista, aveva, però, supervisionato altri casi di alto profilo – contribuendo alla riuscita dell’azione penale nei cosiddetti omicidi del tempio buddista, il più grande caso di omicidio di massa nella storia dell’Arizona – e non considerò il caso di Mustaf. particolarmente eccezionale.


Ma ecco cosa non è mai successo: Wooten non ha mai tradito suo cugino. Anche affrontando l’ergastolo, Wooten ha rifiutato di collaborare con i pubblici ministeri. “Non volevano Levonnie.... il loro obiettivo era Jerrod “, afferma Miller, l’avvocato difensore. “Hanno pensato che alla fine Levonnie avrebbe parlato.”

 

Wooten non crollò mai. Ad ogni modo, Scull pensò di essere in grado di stabilire il movente e l’occasione e aveva molte prove incriminanti.

Suppose anche che aveva acquistato nuove armi quando si mise in contatto con una ex fidanzata di Mustaf che era recentemente tornata dalla Spagna, dove era andata ad incontrarlo. Mustaf e la donna litigarono duramente, con lui che la accusò di avergli rubato $10.000; poi Mustaf le lasciò un audio, che arrivò nelle mani della polizia. Secondo gli appunti per il briefing pre-processo di Scull, gli esperti autentificarono la voce di Mustaf nella registrazione: “Recupererò quei soldi in un modo o nell’altro. Se non mi credi faresti meglio a chiedere di me a qualcuno in Arizona.”

Scull capì di avere abbastanza per portare Mustaf davanti al giudice. Però il suo capo, il procuratore della contea di Maricopa Rick Romley, la pensava diversamente. Dal punto di vista di Romley, il caso non aveva prove concrete. Romley ricorda “Ho detto ‘Dammi qualsiasi prova certa. Una pistola. Un trasferimento bancario per pagare Levonnie Wooten, qualsiasi cosa.’Ma non avevano niente”.

I due litigarono ferocemente, tanto che, ricorda Scull, fu quasi licenziato.

[“Mr. Mustaf ha avuto una bella relazione con il dipartimento di polizia di Prince George County…. il programma per giovani creato dalla sua organizzazione ha contribuito a diminuire il numero di crimini violenti.”- Mark Magaw, capo della polizia di Prince George County; 8 Giugno 2012.]

Sia l’omicidio di Althea Hayes che il destino di Jerrod Mustaf pesano ancora gravemente su Levonnie Wooten. È stato trasferito in tutta l’Arizona e ora è rinchiuso a Florence, una struttura di circa 4.000 detenuti a sud-est di Phoenix. Ha 51 anni. Ha passato quasi la metà della sua vita dietro le sbarre ed è probabile che morirà in prigione. Inizia così un’intervista in prigione, condotta via telefono, sospirando e dicendo: “È un giorno alla volta”.

Wooten ha riempito i suoi giorni, mesi e anni giocando a domino e a basket, anche se ammette: “Sto diventando troppo vecchio per quello ora”. Ha svolto una serie di lavori in prigione, da addetto alla manutenzione a sarto e dedica molto del suo tempo a cercare di dimostrare la sua innocenza. Inoltre, secondo le registrazioni dell’Arizona Department of Corrections, ha commesso 14 infrazioni disciplinari dopo la sua condanna.

Wooten sostiene, con fermezza, di essere stato accusato e condannato ingiustamente; dice che non sapeva nemmeno che Mustaf e Hayes fossero stati fidanzati… quindi, dov’è il movente? La sua spiegazione per quanto gli è accaduto non è sempre facile da accettare, ma parla con grande passione. “Non hai prove fisiche contro di me, niente fatti. Non hai nessuna precedente storia in cui io sono coinvolto in cose di questo genere e tu mi accusi per questo?” Chiede. “Com’è possibile?” Wooten risponde alla sua stessa domanda. Crede che l’Arizona sia uno Stato razzista, affamato di pubblicità – “Volevano un altro O.J.”, dice, prima di collegare lo stato all’attentato dell’11 settembre e alle cospirazioni della Columbine – e che era stato preso di mira per essere musulmano. Afferma di essere stato indagato da un poliziotto “corrotto” e ha ricevuto un legale incapace; indica il suo pool di giurati prevalentemente non-neri. E teorizza, che sia i Suns che il loro ben collegato presidente, Colangelo, hanno avuto un ruolo anche loro in questa vicenda, preoccupati “sulla pubblicità di avere una macchia sui loro giocatori”.

Wooten sostiene di non nutrire alcun rancore per Harris, l’ex ragazza che, una volta ottenuta l’immunità, ha testimoniato contro di lui. Di fronte alla scelta di collaborare con l’accusa o rischiare di perdere i suoi figli, dice, ha fatto una scelta comprensibile. “Tutto ad un tratto, lo Stato viene da te e ti dice: ‘Tu eri un complice dell’omicidio, ti porteranno via i tuoi figli’. Non ho rancore per nessuno, se non per l’ufficio dell’accusa.”

E nonostante tutto ciò Wooten è rimasto ferocemente fedele a suo cugino. “Questa è la mia famiglia, amico”, dice. “Amici, partner, soci vanno e vengono. Il sangue è per sempre. Quando guardi indietro alla tua vita, la famiglia è famiglia, buona o cattiva. Ma io e Jerrod siamo io e Jerrod. Non ho nulla di negativo da dire su Jerrod. Lui non ha fatto nulla “. (Per quanto riguarda il fatto che l’avvocato di Wooten ha costruito la sua difesa intorno al presunto coinvolgimento di Mustaf nel complottare l’omicidio di Hayes).
Sia l’omicidio di Althea Hayes che il destino di Jerrod Mustaf pesano ancora molto anche sulla famiglia della defunta. Hazel Hayes, famosa nella sua famiglia per la sua severità, era solita visitare il Graceland Cemetery di Milwaukee dove era sepolta sua figlia. Anni dopo la morte di Althea, Hazel sarebbe scoppiata in lacrime, lamentandosi di aver perso una figlia e un nipote. Nel 1999, quando la fidanzata incinta di Rae Carruth fu assassinata, Hazel fu spesso intervistata. E ripetutamente ha detto che, nel caso di Carruth, almeno il figlio della vittima è sopravvissuto. Hazel Hayes è morta nel 2005. “Mia madre era una donna forte”, dice Phillip. “Ma quello che è successo ad Althea, le ha tolto tanto”. (Un’altra figlia, Barbara, si è ammalata poco dopo l’omicidio di Althea, non si è mai ripresa, scomparendo nel 1998. La famiglia è convinta che sia letteralmente morta per il dolore della perdita).

Il marito di Hazel reagì con più coraggio. Alvin Hayes, che per primo ha trovato il corpo senza vita di sua figlia, ha cercato di evitare l’argomento. Riprese la sua vita come meglio poteva. Dopo che Hazel è morta, si è risposato e ora, a 93 anni, vive in Arkansas.

La famiglia si è unita attorno a questo: una forte convinzione che l’uomo che ha organizzato l’uccisione di Althea sia rimasto in libertà. Ora un avvocato, Tearman Spencer, cugino di Althea, dice: “Mustaf si è messo segretamente d’accordo con terze persone, ha orchestrato ed ha ordinato l’omicidio… l’indagine più debole che potevi sollevare era la cospirazione. Ho visto condanne di cospirazione quando le persone parlano solo una volta. Penso che ci fosse qualcosa di strano nella contea di Maricopa. Non so cosa sia successo, ma non hanno collegato tutti i punti e questi non erano difficili da mettere insieme. So che non c’è stata giustizia.”
Sia l’assassinio di Althea Hayes che il destino di Jerrod Mustaf pesano ancora molto su Eleanor Miller. Essendo un importante avvocato della zona di Phoenix, Miller aveva una vasta esperienza nel rappresentare imputati criminali.

Ma quando Wooten parlo con Eleonor Miller, questo segnò per lei, il suo primo caso di omicidio. Ed è stata un’esperienza sconvolgente. Ha ancora vividi ricordi dei genitori di Hayes in lutto. Ad un certo punto, dopo il processo, Miller ha sentito attraverso un amico in comune che la famiglia Hayes aveva subito un incendio a casa e aveva bisogno di alcuni mobili. Ha regalato un “letto da principessa” che sua figlia non avrebbe più usato. Alvin Hayes è venuto a prendere il letto. Sì! colui da cui era stato donato questo letto, aveva difeso l’uomo condannato per aver ucciso sua figlia, ma Hayes è stato in grado di ignorare ciò. “E’stato gentile”, ricorda Miller. “Non aveva rancore”.

Miller ha continuato il suo lavoro di avvocato fino al 2015, quando si è ritirato dalla pratica legale. Ma dopo aver rappresentato Wooten ha evitato attivamente altri casi di omicidio. Il “peso del mondo”, dice, è in bilico. Era più faticoso di quanto non lo fosse stato allora.

Sia l’assassinio di Althea Hayes che il destino di Jerrod Mustaf pesano ancora molto su K.C. Scull. È in pensione dal 2000, ma è ancora in grado di descrivere i dettagli con una straordinaria precisione. Quando parla di Mustaf, si sente un pubblico ministero che accusa un imputato: “Aveva un comportamento che cambiava spesso. Poteva essere un tuo amico e il minuto dopo prendersela con te. “

Perché a Scull non è stato permesso di chiudere il caso? “Potrei solo ipotizzare”, dice. “I Suns erano una grande industria a Phoenix in quel momento…Non so cosa abbia spaventato Rick Romley in questo caso. Il resto di noi non lo era. “(Nulla di quello rivelato dalla polizia o condiviso da Scull suggerisce qualsiasi effettivo coinvolgimento da parte dei Suns.)

Romley, il suo capo, ha un punto di vista completamente diverso. Sapeva che sia Scull che la polizia di Glendale erano ansiosi di arrivare ad un processo. Ma Romley ricorda che la “stragrande maggioranza” del suo staff si è opposta. Per prima cosa, molte delle persone che sarebbero state chiamate a testimoniare non erano disponibili o erano inaffidabili. “Guarda”, dice Romley, “conosco K.C. molto molto bene. Lo rispetto. E’dotato di ottime capacità di giudizio. Ma a volte va un po’troppo forte.”

Scull non contesta quel punto. Anche in pensione, spera che questo caso, in sospeso da anni, possa in qualche modo attirare l’attenzione di un avvocato intraprendente. (Non ci sono limiti di legge per un omicidio di primo grado.) “Penso che, anche oggi, se l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti si occupasse di questo caso,” dice, “potrebbe essere vinto.”

[“Jerrod Mustaf, è una delle 50 persone nelle nostre comunità che hanno plasmato e influenzato il nostro mondo in meglio.” -Il Record del Maryland (Maryland); Marzo 2014]

La versione ordinata e pulita della storia di Jerrod Mustaf è simile a questa: dopo aver costruito una storia altalenante con una donna, ha avuto un’illuminazione e ha trasformato la sua vita in un’esistenza virtuosa. Avendo evitato il procedimento giudiziario per omicidio, è tornato, dedicando ulteriormente la sua vita al servizio pubblico e aiutando i bambini afroamericani ad evitare il sistema giudiziario penale. La realtà, tuttavia, è considerevolmente più complicata.

“La situazione quell’estate del 1993″, come dice Mustaf, ha concluso la sua carriera nell’NBA, ne è sicuro. È anche ragionevolmente certo di aver creato una macchia che ancora oggi lo omologa e lo ferisce “in altri modi che non conosco”. La sua sfiducia verso le autorità si tramutava sempre in scetticismo, persino in paranoia. “Adesso sono cinico riguardo tutto, dice. “La Siria ha armi di distruzione di massa? Sì, giusto. “Riferendosi al caso di omicidio di Hayes, dice che ha visto le persone “fare cose subdole” e ha testimoniato “che sono state portate prove che sono state ammesse “.Ciò lo ha portato a documentare ogni evento della sua vita. Il suo ufficio e la sua casa sono ora pieni di quaderni e calendari. Quando i suoi amici lo chiamano “piccolo accumulatore”, sorride.

Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, però, è tutto qui. “Conduco la mia vita”, dice. “Sono molto concentrato più sul futuro rispetto al passato.” Ha otto figli, tra cui una figlia che gioca a basket D-I e un figlio adolescente che è un talento in ascesa. Sulla base del suo profilo sui social media, Jerrod ha recentemente viaggiato sulla costa orientale, conducendo seminari di coaching sul basket e seminari sulla leadership giovanile.

Mustaf non batte ciglio quando ho iniziato a fargli domande scomode. È riluttante a discutere di cose specifiche del caso Hayes, ma non per paura di dire qualcosa di incriminante. “No”, dice, e soprattutto perché ha in progetto di scrivere la sua autobiografia, e come dice lui, “”Voglio riservarmi il diritto di raccontare la mia storia”. Fino a poco tempo fa, si riferiva alla “situazione” sul suo sito web (che da allora è diventato inutilizzato), menzionando Colangelo e definendo gli eventi della metà degli anni ’90 in questo modo: nonostante resti valida l’ipotesi che sia un assassino e le false immagini che danno i mezzi di comunicazione, Jerrod e i Suns hanno concordato la separazione, permettendo al giocatore di continuare la sua carriera in Europa”.

Alla domanda sul ripensare all’estate del 1993, Mustaf ricorda soprattutto in che modo ha vissuto guardato la situazione in quel periodo. Era giovane, benestante, socialmente consapevole e furbo, ma – riferendosi a questioni penali e trascurando i vari episodi e accuse di violenza domestica – dice di non aver mai preso una multa. Non poteva davvero essere collegato a un omicidio. “Pensavo che l’intera faccenda fosse ridicola”, dice. “Non ho capito la gravità di ciò allora. Ho detto, siete tutti pazzi. Non aveva alcun senso per me…Poi ho visto cosa è trapelato ed è uscito fuori dall’ufficio del procuratore. Col senno di poi: dannazione, erano seri.”

Alla domanda su come qualcuno così brillante, astuto e socievole come lui possa persino entrare in questa situazione, ride e attacca la premessa della domanda. Se non è stata presentata alcuna accusa, qual è la situazione? Poi aggiunge: “Qual è la ragione per cui sono stato accusato? Perché dicevo la mia opinione, al contrario dei Suns. L’intera settimana che portò all’omicidio di Hayes era sul giornale con pezzi in cui si discuteva con Jerry Colangelo. Ho iniziato a mettere tutto insieme. Chi non lo capirebbe? “.

Dopo che la carriera sportiva di Mustaf si è conclusa all’estero è tornato nei sobborghi del Maryland nei primi anni 2000 e ha fondato la Street Basketball Association, una lega urbana di otto squadre con DJ che suonavano durante le partite. Lo chiamò “Baskettainment”. Ancora una volta, l’obiettivo era creare posti di lavoro e imprese nella comunità nera. Nel frattempo, i suoi problemi con le donne continuarono. Nel febbraio 2001 è stato accusato di aggressione di secondo grado per presunto attacco a sua moglie, Shalamar. Un mese dopo fu arrestato per aver violato il suo ordine restrittivo. (I documenti del tribunale mostrano che le accuse sono state ritirate quando Shalamar non si presentò ad un’udienza. Secondo i registri pubblici, la coppia ha divorziato nel 2003).

Incapace di ottenere un contratto televisivo, la sua lega di pallacanestro è fallita. Mustaf, allora, si dedicò a tempo pieno a prendere in carico Take Charge, l’organizzazione che suo padre aveva fondato. Quando Shaar Mustaf è scomparso, nel 2011, ha solo rafforzato la determinazione del figlio a “diventare un leader nella comunità nera”. Migliaia di bambini hanno partecipato al programma. E mentre il tasso di successo è difficile da quantificare, l’enorme quantità di testimonianze e acclamazioni dice molto. Dai presidi delle scuole superiori del Maryland ai senatori del segretario generale della Gambia, Mustaf ha un’ampia schiera di ammiratori.

Per tutti i ragazzini che passano attraverso Take Charge, per quanti vengono indirizzati di nuovo, sta ancora imparando sul posto di lavoro. È particolarmente confuso dall’imprevedibilità della natura umana. Perché alcuni ragazzi, in bilico sul successo, sollevati in relativa comodità, si lasciano bloccare dagli ingranaggi del sistema? Perché gli altri bambini, nati in situazioni che rasentano la paura, riescono a superarli? Perché la prevenzione e la riabilitazione funzionano alcune volte e non altre? Perché le persone che sanno distinguere il bene dal male, scelgono quest’ultimo? “Fidati di me, non sempre lo capisco e non so se qualcuno lo fa”, dice Mustaf. “A volte, è come se ci fosse questo distacco, sai?”

 

Fonte: SI.

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