Jerrod Mustaf è un eroe della comunità. Qualcuno lo ha mai cercato su Google? (Parte Prima)

Jerrod Mustaf sarà sempre legato all'omicidio della sua compagna

TRADUZIONE DI READ CORNER

Da Sports Illustrated: Jerrod Mustaf Is a Community Hero. Has Anyone Ever Googled Him?

Tra le tante cose avvenute in quel periodo, c’è stato un episodio dimenticabile accaduto prima di una partita allo stesso modo dimenticabile. Simbolicamente, però, è stato un momento importante. Il 14 gennaio 2017, molto prima dell’inizio del match tra i Wizards e i 76ers, Washington ha ospitato una breve cerimonia in un angolo del Verizon Center. Mentre i fan entravano, un uomo straordinariamente grande – con una camicia da golf nera, occhiali, una folta barba e un sorriso disegnato sul viso – si fece avanti e ritirò il Wizards Care Community Assist Award, l’uomo fu definito da molti come” l’esempio, per eccellenza, di dedizione e di impegno per la comunità.”

I giocatori vicini, impegnati nella loro routine pre-game, non sembravano interessati alla cerimonia, e ancor meno a riconoscere Jerrod Mustaf come ex giocatore NBA. Ma, almeno per certi aspetti, avrebbero fatto bene ad osservarlo. La repubblica dello sport si sofferma spesso sui concetti di “coscienza sociale” e “aiuto della comunità”. Li presente, c’era un ragazzo che poteva mostrare loro come funzionava concretamente il lavoro populista. Con sede a Prince George’s County (Maryland) dove Washington, DC, si dissolve nei sobborghi, Mustaf ha trascorso la maggior parte della sua vita adulta lavorando con”Take Charge”, un programma progettato per mantenere al sicuro gli adolescenti locali, la maggior parte di loro maschi, molti di essi afroamericani, fuori dal sistema di giustizia criminale. “È prevenzione contro le gang, intervento in caso di crisi, leadership…Ultimamente sono le distrazioni della tecnologia “, diceva. “Ma in realtà si tratta di rafforzare la comunità”.

Mustaf parla con voce bassa ed autorevole e passa facilmente da un argomento all’altro, dall’“ingiustizia intrinseca” all’obbligo della pena minima, proseguendo con la “saggezza delle città dei santuari”. È brillante, socievole e perspicace; qualsiasi organizzazione non profit sarebbe stata fortunata ad avere quest’uomo. Quando Mustaf disse, un anno fa, che stava pensando di candidarsi per un posto nel consiglio della contea, era facile immaginarlo come un politico di successo.

Ma Mustaf fa del suo meglio nel lavorare con i bambini – “entrare e sporcarsi”- affermava, più di una volta, definiva sé stesso come una “vecchia scuola”. Si tratta di un ragazzo che, alcuni anni fa, ha lanciato una campagna Pull’em Up, prendendo posizione contro i pantaloni a vita bassa. Sia tramite l’esempio di Malcolm X, sia tramite un po’di conservatorismo sociale Mustaf educa i ragazzi nella scelta delle parole da usare, sul comportamento da avere in determinate circostanze e sul loro atteggiamento verso le donne. Alle ragazze, invece, parla di “sorellanza e autosufficienza”; chiede loro di scrivere testi volgari e misogini dell’hip-hop e quindi di difendere l’appello di quei testi.

A prima vista, si potrebbe concludere dicendo che la tranquilla cerimonia di premiazione del 2017 abbia segnato l’inizio dell’esilio di Mustaf dalla NBA, un ex giocatore accolto dopo anni di buone opere, Tale riconoscimento potrebbe, però, essere stato dato ad un uomo, in realtà, pieno di contraddizioni, e non sincero come cerca di mostrarsi.

Gli Wizards semplicemente non si rendevano conto che stavano onorando un uomo, in altre circostanze, considerato come qualcuno che si era salvato dallo scontare una pena per omicidio.

I Suns hanno appena vinto per 108-98 sui Bulls in Gara 5 delle Finali NBA del 1993. Sotto 3-2 nella serie, Charles Barkley & Co. stavano volando nel deserto, dove, sostenuti dal pubblico di casa, Phoenix, avrebbero tentato di vincere altre due partite e ottenere quindi il primo titolo NBA nella storia della franchigia.

Un giocatore di Suns a bordo di quel volo, il 18 giugno, si mostrava diverso da come era di solito. Jerrod Mustaf, all’età di 23 anni, aveva giocato solo un minuto in quella serie, e sulle sue statistiche si leggevano tutti zeri. Presentato in quella stagione come un giocatore complementare a Barkley, Mustaf non ma ha trovato il ritmo e si è lamentato spesso del suo scarso minutaggio. Ma la polizia avrebbe in seguito sostenuto che il suo profondo sconforto quella notte, non aveva nulla a che fare con il basket.
All’inizio della postseason, Althea Hayes, 27enne conoscente di Mustaf, gli disse che credeva che il bambino che stava portando in grembo fosse il suo. Mustaf incoraggiò Hayes ad abortire, ma quest’ultima essendo una religiosa, rifiutò. (“È così che siamo cresciuti”, dice suo fratello Phillip.) A quel punto Mustaf è ricorso ad una transazione, offrendo 5.000 dollari alla donna per interrompere la gravidanza, ma Hayes rifiutò di nuovo. Amici, familiari e persino due infermieri avrebbero affermato che Hayes era arrivata ad avere paura di Mustaf.

Il 16 giugno, Hayes si era recata in una clinica medica, dove le era stata confermata la gravidanza; due giorni dopo chiamò Mustaf a Chicago. Lo richiamò dopo Gara 5, prima che il volo della squadra decollasse e le registrazioni indicano che i due parlarono per otto minuti. Secondo i rapporti degli investigatori, Hayes ha ricordato a Mustaf il suo piano, ossia tenere il bambino. Mustaf sarebbe descritto in quegli stessi rapporti come “molto arrabbiato”, è al punto che scelse di sedersi da solo sul volo per l’Arizona. (Mustaf, in seguito, aveva sostenuto che in realtà “non gli sarebbe mai stato detto che Hayes era incinta.”) I Bulls, nel frattempo, vinsero contro i Suns in Gara 6 e Michael Jordan segnò 33 punti nella sua ultima partita prima del suo primo ritiro, mentre Mustaf rimase in panchina, una fine decisamente adatta ad una stagione deludente.

Ma la mattina di sabato 24 luglio, Alvin Hayes era preoccupato. Erano passati due giorni dall’ultima che qualcuno aveva avuto notizie di sua figlia. Alle nove entrò nell’appartamento di Althea nel sobborgo di Glendale, a Phoenix e lì, sul pavimento della sua camera da letto, trovò il suo corpo rannicchiato e in decomposizione. Althea Hayes era stata colpita quattro volte, inclusa una ferita nella parte posteriore della testa, come se fosse stata vittima di un’esecuzione, con una pistola 3.80. Era incinta di tre mesi.
Ci sarebbe stato poi un processo per omicidio e una condanna, ma Mustaf stesso non sarebbe mai stato accusato di omicidio. È stato, tuttavia, dichiarato dalla polizia come “inquirente principale”. E questo infangamento, disse, era “totalmente ingiusto”. Era abbastanza per porre fine alla sua carriera nell’NBA. “Se sono stato cacciato?”, disse, “beh. È una domanda che non dovrebbe neanche essere fatta”. (Sport Illutrated ha parlato a lungo con Mustaf per diversi anni ed ha rifiutato di rispondere ai messaggi nelle ultime settimane quando ha saputo che questa storia sarebbe stata pubblicata).

Altri sostengono che Mustaf fosse il beneficiario, non la vittima, della giustizia mai applicata. Il tempo non è servito ad attenuare il dolore e la rabbia dei membri della famiglia di Hayes, che quasi un quarto di secolo dopo rimangono fermamente convinti che Mustaf abbia orchestrato la morte di Althea e che la sua libertà sia stata “schiacciante” per testimoniare. “Era Rae Carruth prima di Rae Carruth”, disse Phillip, riferendosi ad una storia simile a quella che vide protagonista sua figlia, raccontò dll’ex ricevitore Panthers che trascorse 19 anni in prigione per aver ingaggiato un killer, affinché uccidesse la sua fidanzata incinta. Unica differenza tra le due storie è che” Rae Carruth è stato catturato.”

Anche il procuratore di Phoenix assegnato al caso di Hayes sente questo dolore. K.C. Scull, da tempo in pensione, ogni volta che ne sente parlare si innervosisce per non aver portato Mustaf in giudizio. Negli anni si è sempre chiesto se i suoi capi nell’ufficio del procuratore si siano piegati alle pressioni politiche, o forse all’influenza di una squadra NBA all’apice del successo. Con quasi 80 anni, Scull fa il punto della situazione della sua carriera, riflette su Mustaf, sospira e dice: “È uno dei miei più grandi rimpianti il fatto che non mi sia stato permesso di fare un tentativo per questo caso”.

“Sto scrivendo per sostenere con entusiasmo Take Charge Juvenile Diversion Program, Inc., sotto la direzione di Mr. Jerrod Mustaf, in tutti gli sforzi per implementare il loro programma.” L’onorevole Yvette Alexander; 1° settembre 2016.

Shaar Mustaf capì la leva. Un attivista sedicente e fervente sostenitore dei Black Panter ha colto le dinamiche del potere e le strategie negoziali. Così alla fine degli anni ’80 sapeva di avere una posizione di forza quando suo figlio, Jerrod, divenne uno dei migliori giocatori di pallacanestro del liceo del paese, un big man alla DeMatha High, nel quartiere del D.C.

Un esercito di reclutatori si è recato a casa Mustaf per proporgli i loro programmi, tuttavia, Shaar e Jerrod hanno chiesto di rispondere per prima cosa a una serie di domande: quale percentuale delle posizioni delle facoltà universitarie sono detenute dai neri? Quale percentuale dei suoi studenti neri si è effettivamente laureata?

In tutto ci sono state 10 domande, ognuna progettata per ottenere un quadro più completo sulla futura vita universitaria. Ma alcune persone si sono irritate. “Assumo allenatori, indipendentemente dal colore della loro pelle “, ha dichiarato Mike Krzyzewski di Duke, stando a quanto scritto nel libro di John Feinstein “A season inside”. (Il diciottenne Jerrod dichiarò a Feinstein che al padre non era piaciuta quella risposta.)
Mustaf finì con lo scegliere l’università del Maryland, nel suo cortile di casa, con il suo allenatore nero e il rettore, e ne rimasero impressionati e per nulla delusi. Come studente al secondo anno segnò 18.5 punti a partita e fece parte della terza squadra All-conference. Diventato poi professionista, approdò ai Knicks, che lo scelsero con la 17 ° pick nel draft NBA del 1990, e in quella stagione ebbe un impatto modesto: 4,3 punti e 2,7 rimbalzi a partita.

Culturalmente, però, Mustaf migliorò, esplorando Harlem e vivendo nel quartier generale della NBA a Manhattan. Era pur sempre un giocatore di 2.08 m, ancora ventenne, che poteva tirare, prendere rimbalzi e correre per il campo. Dopo una stagione con i Knicks è stato incluso nel pacchetto che ha portato Xavier McDaniel da Phoenix a New York. I Suns avevano intenzione di far giocare Mustaf da ala grande, consentendo loro un anno più tardi di portare in squadra Barkley, un’altra nuova aggiunta, ma Moose, come lo chiamavano i compagni di squadra, era ancora troppo acerbo ed è stato per la maggior parte del tempo in panchina.

Mustaf si lamentava dei suoi minuti con gli allenatori e con l’onnipotente presidente e owner dei Suns, Jerry Colangelo. Mentre i dirigenti del team ricordano che Mustaf semplicemente non era così forte come si diceva, il giocatore aveva una visione diversa. “Ero così diverso dalla maggior parte degli atleti, ci sarebbe stato un conflitto”, affermava. Decenni dopo, disse “Avevo il mio orgoglio, qualcuno potrebbe dire caparbietà, ma non mi sarei fatto trattare male. Non sono quel tipo di nero”.

Mustaf alla domanda su come è stato il coach Paul Westphal, che ha guidato i Suns dal 1992 al 1996, si ferma prima di rispondere. “Quello che ricordo di lui”, dice, “preferirei che restasse nella mia testa”. La sincerità di Mustaf divertiva i compagni di squadra, inoltre aveva un talento per gli scherzi negli spogliatoi. (Ha raccontato a SI che una volta ha prodotto un falso giornale, che titolava NATION IN SHOCK, raccontando di come Barkley avesse cambiato il suo nome in Charles Abdul Muhammad convertendosi all’Islam). Ma la maggior parte delle relazioni di Mustaf erano piene di concorrenza. “Niente di Phoenix era adatto a me”, disse. Insistendo per i dettagli, fece un punto su una lista di compagni di squadra neri, tra cui Barkley, che ha sposato donne non nere. Ha anche raccontato come Kevin Johnson, il leader dei Suns, sedesse davanti al bus della squadra e “non ha mai detto una parola. Kevin era quel buon nero. Non sono mai stato quel tipo di persona”.

Mustaf era distratto dalle solite trappole a disposizione di coloro che si trasformavano da un giorno all’altro in milionari: donne, macchine veloci, vestiti. Ma ha anche investito soldi in “Take Charge”, un programma fondato nel 1990 da suo padre e ha poi aperto una libreria afroamericana sul lato sud di Phoenix, Moostaf’s Connection, che ha rifornito con magliette e biografie di Malcolm X artisti del calibro di W.E.B. DuBois e Frederick Douglass. Il negozio ha permesso a Mustaf di avviare un programma di alfabetizzazione e fornire lavoro ad amici e altri giovani afroamericani. “Quel negozio è per le persone”, spiegò Mustaf all’epoca. “Una volta capito questo, allora potresti capire anche me.”

Vale la pena ricordare che: era all’incirca nello stesso periodo in cui Barkley dichiarò di non essere un modello. In uno Stato in cui la popolazione nera si aggirava intorno al 4%, dove solo la minaccia di perdere l’opportunità di ospitare un Super Bowl motivava i cittadini a riconoscere il compleanno di Martin Luther King Jr. come una festa nazionale.

Secondo Mustaf, Colangelo a un certo punto ha espresso chiaramente che il bookstore era un impegno troppo grande per un giovane giocatore. Mustaf non si tirò indietro. “”Ho una libreria in una comunità nera che ne aveva bisogno”, disse di aver protestato con il suo capo.” Dan Majerle ha un bar sportivo. Dimmi quale pensi sia più importante.”

Su volere di Shaar, Jerrod invitò un cugino più grande a venire a vivere e a lavorare per lui nel 1991. Levonnie Wooten era stato recentemente rilasciato dal carcere in North Carolina, dove aveva scontato 14 mesi per accuse legate alla droga. A metà dei suoi 20 anni cercò di ricomporre la sua vita, Wooten, fu grato per questo nuovo inizio. Ma nel marzo del 1993 i due cugini ebbero una discussione in libreria su una fattura e Wooten dichiarò che Mustaf lo colpì alla testa con un telefono. La polizia accusò Mustaf di aggressione aggravata e Wooten intentò un’azione civile. Smise anche di lavorare nel negozio e lasciò la residenza di Mustaf, trasferendosi con la sua ragazza, Monique Harris, nella casa di suo cugino, Keith Rucker, giocatore dei Phoenix Cardinals.

Prima di questa rottura, Wooten si era sovrapposto brevemente al negozio con una vivace e ambiziosa collaboratrice: Althea Hayes. Aspirante cantante, Hayes aveva cercato lavoro in libreria, perché aveva saputo che Mustaf non possedeva solamente la libreria, ma anche un’agenzia di talenti. Si innamorò del giovane giocatore NBA con una coscienza sociale e presto iniziò una relazione sessuale con lui. Il fratello di Hayes, nel frattempo, l’aveva avvertita di essere stata sedotta da un atleta professionista. “Non ero impressionato”, disse Phillip, che ricorda di aver scritto ad Althea una lettera che diceva: “Sei sempre stata indipendente e non hai bisogno né di lui né di nessun altro per farcela”.

Phillip ha rilasciato questo avvertimento senza conoscere i precedenti di Mustaf con le donne: all’università Jerrod avrebbe aggredito e minacciato una ragazza che aveva messo incinta. (L’accusa è stata ritirata, Mustaf ha ammesso di aver scosso la donna che ha negato di essere incinta). A Phoenix ha presumibilmente litigato con la sua allora fidanzata, Psasha Luke, quando era all’ottavo mese di gravidanza, sparando inoltre con una pistola contro un muro vicino a lei. La disputa ebbe inizio quando la Luke ricevette una lettera da una donna in Florida che sosteneva che Mustaf era il padre di suo figlio. La polizia ha presentato poi un’accusa di aggressione, che è stata successivamente ritirata. La Luke partorì e rimase incinta di nuovo un anno dopo, ma cercò di abortire, dicendo agli investigatori, che Mustaf la minacciava ancora. Più tardi ebbe un secondo figlio con Mustaf. Poco dopo, ottenne un ordine restrittivo contro di lui.

Separatosi dalla Luke, visse con una donna diversa nella primavera del 1993. Mustaf avrebbe incontrato Hayes in vari hotel di Phoenix, fino a quando lei non gli avrebbe raccontato della sua gravidanza. Successivamente, lei disse a suoi amici, che il comportamento di Mustaf cambiò. Ha minacciato di smettere di parlarle se non avesse abortito. Le due infermiere che hanno esaminato Hayes in seguito avrebbero dichiarato agli investigatori che quando le avevano menzionato Mustaf, era diventata “emotivamente turbata e preoccupata per la sua sicurezza.” Quelle donne erano sufficientemente preoccupate e consigliarono a Hayes di andare da un terapista.

Tearman Spencer stava lavorando a Boston in quel periodo quando ricevette una chiamata disperata da Hayes, sua cugina. Con una voce tremante, spiegandogli la sua situazione. “Ha detto, ‘Devo uscire di qui adesso, perché lui mi prenderà’”, ricorda Spencer. Il giorno seguente, fu uccisa.
“Non sono riuscito a prendere in tempo un biglietto per lei”, dice. “E da allora convivo con un senso di colpa.”

[“Ho lavorato a stretto contatto con il Take Charge Juvenile Diversion Program… che generalmente è la mia prima scelta quando cerco un adeguato programma di recupero per un giovane in difficoltà.” – L’onorevole C. Philip Nichols Jr.; 23 aprile 2010]
Come capo procuratore della divisione omicidi della contea di Maricopa, K.C. Scull è stato in grado di scegliere autonomamente i propri casi, preferendo quelli “peggiori e di alto profilo”, dice. L’omicidio di Hayes aveva entrambe le caratteristiche.

Dopo 15 anni davanti a giudici e giurie, Scull si è avvicinato al processo con molta fiducia in sé stesso. Forse a causa del coinvolgimento di un atleta professionista, la portata e le dimensioni delle risorse investigative erano straordinariamente grandi, e così Scull arrivò in tribunale armato di numerose prove, un caso a prova di bomba, che credeva poter dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio. Dentro l’ufficio del procuratore della contea ha distribuito, in una riunione con lo staff prima del processo, un rapporto intitolato “Althea Hayes Homicide”, in cui ha esposto il caso. Tale documento, estratto da rapporti della polizia, interviste e registrazioni telefoniche, sosteneva quanto segue, la maggior parte del quale è stato in seguito inserito nel registro in tribunale:

• Levonnie Wooten è tornato sulla costa orientale dopo il litigio con suo cugino. Poi, il 20 luglio 1993, ha ricevuto due biglietti aerei – uno per lui e uno per la sua ragazza, Harris – per tornare a Phoenix il giorno dopo. Mustaf e suo padre avrebbero sostenuto che questi biglietti, che erano stati comprati da Mustaf, avevano lo scopo di riparare i rapporti con suo cugino. Ma Harris ha raccontato agli investigatori una storia diversa. Ha dichiarato che Wooten le ha detto che doveva a Mustaf un “favore”. A Phoenix, Wooten e Harris sarebbero rimasti nella casa di Mustaf.

 

• Lo stesso giorno che arrivarono quei biglietti, la madre di Wooten ricevette $ 1.500 da Mustaf, presumibilmente per coprire l’affitto del suo appartamento a Landover, nel Maryland.

 

• Il pomeriggio del 22 luglio, i testimoni hanno visto Mustaf guidare una Mercedes decappottabile rossa noleggiata, nel parcheggio del complesso di appartamenti di Hayes. Videro anche Wooten che seguiva una Porsche nera di proprietà di Mustaf. Hayes non era a casa.

• Quella stessa sera, alle 9:23, Hayes ha fatto una telefonata dal suo appartamento ad un amico, Toni Evans, che disse che Hayes gli confidò, “Il cugino di Jerrod, Vonnie è qui ora, quindi se mi dovesse succedere qualcosa sai chi era qui.”

• Verso le 9:30, i vicini di Hayes hanno sentito quello che sembrava essere un rumore di spari o petardi.

• Alle 10 circa, Harris disse di essersi svegliata da un sonnellino a casa di Mustaf e ha cercato Wooten. Alla domanda su dove fosse il cugino, Mustaf rispose che Wooten era uscito per occuparsi di alcune questioni.

 

• Wooten è tornato quella notte vestito di nero, con un berretto, e ha detto a Harris di fare i bagagli perché stavano andando in California, dove aveva una casa. (Un altro ospite a casa di Mustaf ha riferito di aver visto Wooten vicino all’armadio quando è tornato alla residenza.) Mentre Harris e Wooten lasciavano la casa in un diamante di Mitsubishi che un altro degli amici di Mustaf, aveva noleggiato, Harris, guidava, guardava Wooten smontare una pistola semi-automatica e lanciare pezzi fuori dal finestrino.

 

• Wooten è tornato a Phoenix il 24 luglio. Mustaf e la sua ragazza hanno portato Wooten in un centro commerciale, dove gli hanno comprato un vestito nuovo, e poi all’aeroporto. Quello fu il giorno in cui Alvin Hayes trovò sua figlia morta sul pavimento della sua camera da letto.

 

• Il 26 luglio Wooten fu richiamato dal detective di Glendale incaricato dell’indagine. All’inizio, Wooten negava di conoscere Hayes... poi ha ammesso che potrebbe averla incontrata in precedenza. Disse al detective che era volato a Phoenix la notte del 22... poi si è corretto – in realtà era la notte del 21. Spiegò che lui e Harris erano andati a Phoenix per poter visitare suo cugino, Rucker, il giocatore NFL.

 

• Circa una settimana dopo l’omicidio, Wooten chiamò Harris e le disse che se la polizia le avesse chiesto qualcosa, avrebbe dovuto dire che lasciarono Phoenix per andare in California alle due o tre del pomeriggio del 22 luglio. Le ordinò anche di ripetere la storia sulla visita suo cugino. (Durante questa conversazione, Harris prese appunti su un pezzo di carta che fu in seguito recuperato dai detective).

 

• L’indagine della polizia ha rivelato che la storia di Wooten era piena di buchi. Rucker era fuori città, e le persone che erano a casa di Mustaf il pomeriggio e la sera del 22 luglio smentirono la dichiarazione di Wooten che se ne fosse andato alle tre del pomeriggio. Altre fonti hanno confermato che Wooten e Hayes si conoscevano tramite Mustaf. (Harris continuò a raccontare più di una volta la versione di Wooten agli investigatori, prima di crollare e ammettere che aveva mentito per il suo fidanzato).

 

• Tre mesi dopo la morte di Hayes, Wooten abbandonò il lavoro alla libreria, iniziando una causa civile con un’accusa di aggressione nei confronti di suo cugino. E il 22 luglio – l’ultimo giorno in cui Hayes fu vista viva – Mustaf compilò un assegno da $ 10.000 per acquistare terreni in North Carolina. Le telefonate intercettate hanno rivelato che questa terra doveva essere il sito di una discoteca. Un’ex fidanzata di Mustaf ha confermato che Wooten avrebbe gestito la discoteca.

Fonte: SI.

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