Jahlil Okafor dovrebbe essere sul vostro radar PROPRIO ADESSO!!!

Jahlil Okafor dovrebbe essere sul vostro radar PROPRIO ADESSO!!!

La traduzione dell'articolo scritto dal lungo dei Nets su The Players' Tribune

Se volete davvero capirmi, dobbiamo iniziare con Air Bud.

Vedete, la maggior parte delle persone mi conosce come un ragazzo di Chicago. Ma quando avevo tre anni? Nah. Vivevo a Moffet, Oklahoma. Nel mezzo al nulla. Mucche, cavalli, contadini – vera, vera campagna. Questo intorno al 1999.

E intorno al ‘99… indovinate quale film era uscito su VHS.

Sì. L’originale. The all time classic.

Ascoltate, Air Bud era come… Air Bud era come Il Padrino per me. Avrò riavvolto quel nastro del VHS forse tre volte al giorno. Un film che parlava di basket e cani – due delle mie cose preferite nel mondo? Non poteva andare meglio. E mentre avevamo già una palla che rotolava intorno casa… non avevamo un cane. Quindi, sapete, stavo assillando continuamente mia mamma per averne uno.

Poi un giorno, dal nulla, mia mamma viene da me e dice:” Jahlil – indovina cosa è che sta arrivando oggi?” (Pausa drammatica…) “Il tuo cucciolo. Lo porteranno più tardi.”

Stavo impazzendo. Non riuscivo a contenermi. Ricordo che stavo saltando su e giù di fronte alla finestra, guardando fuori in strada in attesa della macchina che doveva arrivare. E posso ancora vedere davanti ai miei occhi questa piccola anziana signora, fermarsi molto piano (con la macchina) – e poi camminare fino davanti alla porta con questa scatola di cartone.

Vedo questo piccolo cucciolo di Alano saltar fuori con la sua testa dalla cima della scatola come a dire: “Come va?”

Sto tornando indietro con la mente a questo cucciolo… e sono così emozionato.

Allora, proprio così sul momento, dissi senza riflettere: “Questo è Hector (Ettore)”.

Non so nemmeno da dove venne fuori.

Hector risultò essere una femmina. Errore mio. Tuttavia, mi ero così impuntato sul nome che mia mamma, e lei è una molto tranquilla per ogni cosa, lasciò perdere. Tutta la mia approvazione a mia mamma per avermi permesso di esprimere la mia creatività in quella situazione.

Quella era mia mamma, comunque. Era così divertente averla attorno. È difficile trovare le parole giuste per descriverla… però forse immaginatevi Queen Latifah. Ogni volta che vedo Queen Latifah in TV, vedo mia mamma. La medesima personalità. La stessa energia.

Immaginatevi solo crescere a Moffet, Oklahoma, con qualcosa come 180 persone nell’intero paese – e tua mamma che ti dice, in modo diretto: “Puoi essere qualsiasi cosa tu voglia essere. Puoi essere qualsiasi cosa tu voglia essere. Puoi essere il primo presidente afroamericano.” Ero così fortunato. Mi mamma credeva veramente in me.

Lei credeva in me indipendentemente da tutto.

Però poi un paio di anni dopo, quando avevo nove anni… accadde qualcosa che cambiò la mia vita. Mia sorella ed io, ci stavamo rilassando sul divano, guardando la TV. Lei aveva tre anni e c’era sempre questa sorta di battaglia per il telecomando. Lei voleva BET (rete via cavo statunitense). Io invece Animal Planet. Dopo un po’, raggiungevamo il nostro solito compromesso – cambiando canale avanti e indietro durante le pubblicità. Poteva essere un giorno come un altro.

All’improvviso, tuttavia, mia mamma inizia a respirare in maniera difficile. Davvero, davvero difficile. Aveva detto che aveva la bronchite… ma dovete ricordare che avevo nove anni. Non sapevo nemmeno cosa volesse dire.

Continuava a respirare in modo più difficile e faticoso e, onestamente, pensavamo che stesse scherzando. Lei scherzava continuamente – non in quel modo, ma più o meno in una maniera simile. Presumevo che fosse uno dei suoi scherzi. Quello era solo il suo modo di scherzare, sapete? Facendo tutte quel tipo di cose che ci facevano ridere. Come ho detto, era Queen Latifah.

Per provare a farla uscire dal suo bluff, la minacciai di mangiare i suoi Oreo che si trovavano nel mobile in cucina. Quello dovevo fare, ipotizzavo. Ma lei continuava a respirare sempre più faticosamente. Molto presto io e mia sorella realizzammo che non stava scherzando.

Fu uno shock totale.

Oh no. Questo è vero. Dobbiamo chiamare il 911.

Ricordo solamente il gridare e il correre freneticamente per il telefono. Ma la questione era che il telefono in quel momento, in casa nostra, non funzionava. Così dovemmo correre attraverso la strada verso la casa del nostro vicino per chiamare l’ambulanza.

Dopo questo … è tutto un po’sfuocato. Ricordo l’ambulanza che arrivava a gran velocità verso casa nostra. I paramedici che strappavano la sua maglietta. Che la mettevano su una barella nella parte posteriore dell’ambulanza. Mi chiedo se ero troppo piccolo per capire cosa significasse tutto ciò – ma quando arrivarono, mi ricordo solo che dicevo tra me e me, ‘Va tutto bene, la stanno aiutando. È pazzesco… ma lei starà bene.’

Poi andammo all’ospedale e restammo lì seduti per quelle che sembrarono delle ore – finché alla fine uno dei dottori uscì fuori nella sala d’attesa. Non dimenticherò mai come lo disse: “Non ce l’ha fatta. Tua mamma… non ce l’ha fatta.”

Avevo questo enorme cratere nel mio stomaco. Stavo piangendo. Stavo sperimentando tutte quelle emozioni complesse che non avevo mai provato prima. E ciò che la memoria ha radicato in sé maggiormente – è così semplice e specifico: ricordo l’andare dentro la stanza d’ospedale di mia mamma, accarezzarle i capelli. Molto lentamente e delicatamente. Ricordo come fu dolce – e come continuavo a fare dentro fuori dalla stanza… avanti indietro da lei, sdraiandomi lì… guardandola solamente, stando con lei e non volendola lasciare. Ricordo come sentii che quella era l’unica cosa che potessi fare in quel momento per rendere le cose migliori – il non andar via. Perché l’andar via, sapete… avrebbe significato accettare il fatto che fosse morta.

E io continuavo ad accarezzarle i capelli.

Rimasi più o meno l’intera notte fino a quando non mi portarono a casa.

Ricordo quando tornammo a casa, io e mia sorella stavamo lì con i miei due fratelli più piccoli… e tutto ci sembrava così vuoto, così cupo.

Ad un certo punto presi la palla da basket e andai fuori.

Iniziai semplicemente a tirare.

Non so perché… lo feci e basta. Avevamo un vecchio canestro fuori casa e tirai tutta la notte. Ero in modalità pilota automatico – e non mi fermai. Per mesi, più o meno, non mi fermai. Quello era come …. era come il mio rifugio proprio lì fuori.

Poi l’anno dopo che mia madre morì, la mia famiglia venne divisa. Io andai a Chicago a vivere con mio padre e mia sorella rimase a vivere con mia nonna. Spostarsi da Moffet, Oklahoma al South Side di Chicago fu… beh, proprio quello che starete pensando. Avevo visitato Chicago un paio di volte prima durante l’estate – ma questa volta era concreto. Era una cosa permanente. Era abbastanza sconvolgente per un bambino di 9 anni. Non so perché questo mi viene in mente, però mi ricordo essere arrivato lì e pensare: “Accidenti, ma tutte queste macchine?”

Fu un periodo duro. Fu difficile per me e mia sorella non criticarsi vicendevolmente per ciò che stava succedendo. Era difficile non pensare, se solo avessimo saputo che mamma non stava scherzando. Se solo avessimo potuto prendere prima il telefono.

Mi sono incolpato – per anni.

Mio padre, comunque, accidenti … mio padre era il mio appiglio. Non è mai stato perfetto – ma da quando mamma morì, fu la roccia che tenne tutto insieme.

Quando avevo più bisogno di lui, divenne adulto.

È buffo, perché, quando arrivai la prima volta a Chicago, tutti i ragazzi del quartiere ridevano e dicevano tutti la stessa medesima cosa: “Yo – tuo padre”, dicevano “Tuo padre! Non puoi nemmeno sapere, non puoi nemmeno immaginare quanto questo uomo è cambiato!”

Ho iniziato a raccogliere piccole storie qua e là. Mi chiedo se mio padre fosse un po’pazzo da giovane. Faceva le sue cose da strada. Ho sentito di alcune storie di lotte. Ho sentito di alcune… insomma sapete di cosa sto parlando, lasciamo perdere.

Ma la mia nascita ha avuto un grosso impatto su di lui. E quando andai a vivere con lui, fu come se fosse stato un uomo diverso. Era completamente cambiato. Mio padre mi dice continuamente: “Jahlil, hai cambiato la mia vita più di quanto io abbia cambiato la tua.” è difficile, tuttavia, da immaginare – perché è stato tutto per me.

Noi due vivevamo nella casa di mia zia con lei, i suoi figli e zio; tutti insieme sulla 59esima nel quartiere di Lawndale. Io e mio padre dormivamo nel seminterrato. Là sotto la TV non funzionava – così andavo a letto tutte le notti, e il mio vecchio giocava a Madden con mio zio. Loro avrebbero giocato fino a qualsiasi ora. Erano entrambi super, super competitivi, così ovviamente scommettevano sulle partite – e io mi svegliavo alle una di notte con il loro rumore mentre urlavano alla TV o l’un con l’altro o all’arbitro per un pass interference o qualsiasi altra cosa. Dovevo dormire sempre con un ventilatore acceso, semplicemente per coprire il loro rumore. Ancora oggi dormo ancora con un ventilatore vicino al mio letto in memoria di questi due vecchi amici che giocavano a Madden ‘06.

So che, a scuola, “essere il nuovo ragazzo” fa sempre schifo. Ma cavolo … in quinta elementare ero alto qualcosa come 1,82 cm. Potrebbe sembrare figo a molte persone, per me, tuttavia, non era assolutamente figo. Non mi piaceva affatto tutta l’attenzione che essa comporta. Tutti mi chiedevano quanti anni avessi … e io iniziai veramente a mentire sulla mia età perché mi ero stufato del fatto che mi guardavano in modo divertito. Per esempio – quando avevo 11 anni dicevo che ne avevo 15. Ogni volta che mia zia era in giro, mi comprometteva: “Jahlil, perché stai mentendo? Ha 11 anni! Il ragazzo ha 11 anni!” Ma io semplicemente non volevo l’attenzione su di me.

Ricordo che solitamente crescevo così a dismisura fuori dai vestiti delle taglie per la mia età tanto che era un problema. Mio padre non poteva permettersi nuovi vestiti, così mi dette le sue vecchie cose. In prima media, avevo bisogno di un nuovo paio di scarpe da basket, così lui andò nel suo stanzino e disse: “Tieni. Queste andranno bene.”

Erano le high top Air Force 1s. Le originali. Come quelle degli anni ‘80.

Giocai con quelle tutta la stagione. Non ne avevo idea. Pensavo che fossero scarpe da basket. Le persone mi guardavano come se fossi un pazzo.

Devo molto a mio padre. Davvero. Era l’unico che mi spingeva a dare il meglio ogni giorno. Giocavamo solitamente 1 vs 1 e, ve lo dico, non c’era pietà. Questo ragazzo di 1,95m per 113kg avrebbe marcato un bambino di 12 anni. Se pensate che esageri, nah, non lo sto facendo. C’è un filmino che abbiamo di quando avevo 2 anni, nel quale mi sforzo di fare canestro in uno di questi piccoli canestri di plastica. E proprio quando riesco finalmente a portare la palla sopra la mia testa e ad essere pronto per tirare – Papà piomba nell’inquadratura e spazza via il mio tiro.

E poi inizia a ridere.

Quello lì è proprio mio padre.

Contro di lui ero qualcosa come 0 – 400 in tutta la mia vita, non lo avevo mai battuto una volta.

Fino a quando non arrivai in terza media, lui era sempre 1,95m per 113kg, ma io ero 2m per 113kg.

Se sta leggendo questo, starà trasalendo, ma è tranquillo in realtà. Fu forse il giorno più bello della mia vita. Eravamo alla palestra della scuola elementare di Rosemont e giocavamo un po’1 vs 1. E … non so veramente come, ma successe.

Lo battei bene 11 – 5.

Ed è divertente perché, accidenti, era lì seduto dopo la partita e insomma era shoccato, veramente shoccato. Parlava di come voleva subito la rivincita, di come avessi chiamato dei falli soft e di come si fosse lasciato fregare.

Allora rigiocammo.

Lo battei di nuovo.

Lo nega ancora oggi, ma era seriamente – seriamente! – incazzato. Anche dopo averlo battuto due volte a fila, voleva la rivincita una terza volta.

Così giocammo ancora. Lo battei nuovamente.

E cavolo, uscii fuori a corsa dalla palestra e corsi anche tutta la strada per tornare a casa – dovevo dirlo a mia zia, a mio zio, ai miei cugini, ai miei amici, l’intero vicinato. Chiamavo letteralmente le persone al telefono dicendo: “Ce l’ho fatta! L’ho battuto!”

Però mi ricordo inoltre che, quando mio padre tornò a casa e mio zio lo stava prendendo in giro per ciò che era successo, disse qualcosa che ancora oggi mi ritorna in mente.

Disse: “Sono stato battuto da un professionista”

Significò molto per me. Mi vengono ancora i brividi quando ci ripenso. Mio padre ha sempre creduto che avrei fatto delle cose speciali.

E forse, a volte, si lasciava un po’trasportare da questa cosa. Le persone leggendo questo, potrebbero pensare che stia esagerando, ma, ripeto, ho le prove. Proprio mentre accadevano queste partitelle 1 vs 1, mio padre iniziò ad inviare email ai migliori college. Sto dicendo che incominciò a inviarli mail in modo freddo. Ad esempio, non aveva gli indirizzi mail dei coach o altro. Andava semplicemente sul sito web del college, cliccava il link CONTATTA e poi li rimbabiva con questo “fenomeno” da Chicago.

Niente statistiche. Niente clip di YouTube. Niente. Solo qualcosa del tipo…

Subject: Jahlil Okafor dovrebbe essere sul vostro radar PROPRIO ADESSO!!

From: Chukwudi Okafor

Lo fece con Georgetown, Kentucky e Duke. Tutti i top programs. Se sei un AD di uno di questi college, puoi cercare nella tua posta in arrivo del 2009 e probabilmente troverai una mail un po’boriosa da Chuky Okafor.

All’epoca? Ne ero molto imbarazzato. Ma ora, onestamente, penso che sia fantastico. E la cosa assurda è che, effettivamente, in un certo senso, funzionò. Perchè una mattina – proprio uno di quei giorni casuali lontani dalla tristezza tipica di un ragazzo di terza media che si alza dal letto – il mio telefono iniziò a suonare.

Un mio amico mi scrisse: “Sai cosa? Sei su ESPN!”

E io: “Smetti di prendermi in giro”

E lui: “No, sei davvero su ESPN. Accendi la televisione.”

Accesi la TV su ESPN… e stavano davvero parlando di questo ragazzo di 13 anni … a cui era stata offerta una borsa di studio … da DePaul University.

E quel ragazzo di 13 anni ero io.

Seriamente. Insomma, fu fantastico. Ma fu anche veramente strano – perché fui immediatamente introdotto in quella negatività che viene con questa cosa. Più tardi, quel giorno, andai su ESPN.com e feci l’errore di andare in basso nella sezione dei commenti. E accidenti ragazzi…

Questo è ridicolo. E se fosse un delinquente? Un membro di una gang? Questa è tutta una montatura!! Non se lo merita.”

Sapete, questo genere di cose. Non era tutto negativo, ovviamente. Tuttavia mi ha fatto aprire un po’di più gli occhi verso il mondo. E mentre non rispondevo a nessuna di queste cose – la persona che era davvero preoccupata era mia zia.

Era un’insegnante ed era l’unica che si voleva assicurare che facessi i miei compiti per casa tutti i giorni (più anche qualche compito extra commissionatomi da lei). Lo giuro – credo che rispose a ogni singolo commento di tutti gli haters da alcuni account falsi “No! Ho sentito dire che è un bravo ragazzo!”

Questa è la mia famiglia. Loro sono speciali. Mia madre, mio padre, mia zia, tutti – mi hanno sempre coperto le spalle.

Dovrei andare avanti senza aver bisogno di dire che l’ultimo anno è stato difficile per loro così come lo è stato per me. Sono sicuro che avete visto tutti mio padre indossare una maglietta con scritto FREE JAH alle partite dei Sixers. Ma questo è solamente lui che si comporta come al solito, sapete? Questa è solo… la mia famiglia che si comporta come la mia famiglia.

E per questa stagione, che cosa posso dire? Beh in una parola … (ok, in poche parole, andate più in su e sceglietene una) … è stata spiacevole, frustrante, complicata, emotiva e complessa.

È stata tutto questo.

Volevo solo giocare a basket – ed è tutto quello che ho sempre voluto fare. Ma non rientravo più nei piani di Philly e ho assolutamente capito perché il Coach non mi faceva giocare. Stanno provando a far evolvere questi ragazzi in una contender per i playoff – e io non sarei stato lì quando questo sarebbe successo. Pertanto non aveva senso per loro inserirmi nelle rotazioni.

Ma, accidenti, è ancora dura. E tu vuoi ancora giocare.

Era come se tutti sapessero che ormai ero andato … e stavano tutti aspettando solo il momento in cui sarebbe successo.

Per prima cosa, pensai che sarei stato scambiato durante l’estate. Poi pensai che sarei stato scambiato nella preseason. Ed entrambe le volte, per qualche ragione, ciò non successe. Però so che questa Lega è un businesss complicato – e che le trade possono richiedere tempo. Così ho cercato realmente di essere paziente … e di gestire la mia situazione nel modo più professionale che potevo.

Parte del gestire la situazione in modo professionale, decisi, sarebbe stata assicurarmi che qualsiasi squadra della lega avesse deciso di scambiarmi – loro avrebbero ottenuto la migliore versione possibile di Jahlil Okafor. Questo significa fare una vera ed onesta riflessione sui miei punti di forza e debolezza, sia fuori che dentro al campo. E questo ha voluto dire crescere rapidamente in un professionista di cui sapevo sarei stato fiero.

Come giocatore, ho riconosciuto alcuni punti chiave in cui avevo bisogno di lavorare. Uno, devo migliorare in difesa – migliorare sia la mia velocità fisica sia la mia disciplina mentale. Due, devo andare meglio a rimbalzo – mantenere posizioni a rimbalzo più intelligenti, essere più aggressivo sul salto. E tre, voglio essere quel tipo di giocatore che rende i propri compagni di squadra migliori – come ad esempio grazie alla confidenza come passatore, o rendere più facili le spaziature in campo, o anche essere semplicemente un ragazzo di aiuto nella confusione generale. Ho lavorato duramente, continuerò a farlo per far sì che queste cose accadano.

Ho inoltre compreso che maturare come persona sarebbe stato allo stesso modo importante. So che devo togliermi di dosso l’etichetta di ragazzo giovane che commette errori stupidi. Devo diventare quel tipo di persona che è la “persona più matura” – che va via dalle brutte situazioni e non si crea scuse. Ho lavorato sodo, continuerò a farlo per far sì che anche queste cose accadano.

Fondamentalmente, volevo solamente fare tutto ciò che era in mio potere di fare per essere sicuro che l’organizzazione che mi avesse scambiato ricevesse un guerriero e un leader. Per essere sicuro che ricevessero un giocatore con il tipo di gioco che aiuta le squadre ad andare in fondo ai playoff. Per assicurarmi che ricevessero quello che la mia famiglia, i miei amici ed io abbiamo sempre immaginato: una pietra miliare di una franchigia.

Un’altra cosa importante per me, mentre ogni tipo di trade affondava, era che io non volevo essere assolutamente un tumore. E nemmeno una distrazione. Ho fatto del mio meglio per restarne fuori, ma onestamente, non importa quanto tu ci provi – una situazione come questa? – sarà imbarazzante. Non c’è modo di starne alla larga.

Questi ragazzi, erano eccitati all’idea di giocare in diretta nazionale. E io sono seduto qui in borghese… morendo dentro. Morendo per mettermi una divisa da gioco, per allacciarmi un paio di scarpe, per avere una palla nelle mie mani. Perchè nonostante tutti questi anni dopo, sono ancora sul campo a giocare a basket … che sia nel nostro vialetto in Oklahoma, o nella palestra della Rosemont elementary school, o in una arena NBA … Rimane sempre il mio rifugio. Da quando ho 9 anni, sapete, è dove vado.

E poi quando ti viene portato tutto via – cosa puoi fare?

Potete dire tutto ciò che volete sulle mie prime stagioni nella lega. E so che ho molto da lavorare qualora voglia diventare davvero quel all around player su entrambi i lati del campo. Ma sono inoltre davvero un ragazzo rilassato … è solamente la mia natura. E il mio essere rilassato – che non significa che non impazzivo nel non giocare. Mi stava uccidendo il non giocare. Amo il gioco.

E in fin dei conti, voglio bene anche a tutti questi ragazzi dei Sixers. I ragazzi in quello spogliatoio … sono miei fratelli. Hanno lavorato così duramente per arrivare dove sono ora e li auguro solo il meglio. Insomma, anche al front office dei Sixers, tutto il bene, perché sono stati sempre chiari con me durante tutto questo periodo – e questo è veramente tutto ciò che potresti chiedere in questo business. All love to everyone in Philly, forever.

Ma allo stesso tempo … questa è la realtà dei fatti. E quando ho scoperto della trade con Brooklyn – è stata quasi la stessa situazione di quando scoprii che ero stato reclutato in terza media. Sapete, quando ho ricevuto quel messaggio da quel ragazzo dicendo che ero su ESPN. Venne fuori dal nulla.

Ero seduto … e un amico mi scrive: “Congratulazioni.”

E io: “Per cosa?”

E lui: “Sei stato scambiato.”

Ero scettico, onestamente, fino ad ora una trade sembrava sempre sull’orlo di concretizzarsi. Ma ho aperto Google … ho scritto il mio nome … e c’era il tweet.

Okafor to Brooklyn.

Accidenti. Brooklyn. Tabula rasa. Stavo aspettando da così tanto tempo quel momento.

So, da quando sono stato fuori tutto questo tempo, che ho ancora molto su cui lavorare. Devo ancora lavorare sulla mia forma fisica da partita. (Lavorare in allenamento, non importa quanto tu lo faccia duramente, ma è molto, molto lontano dal giocare una partita NBA). Devo comunque continuare con le mie buone abitudini. (Quando ero in quello stato di incertezza con i Sixers, passai a una dieta vegetariana per mantenere il mio corpo sano. Iniziai inoltre a fare yoga tutti i giorni – che non è una cosa facile per uno alto 2,10m.) Ma più di ogni altra cosa ho iniziato a pormi alcune domande difficili su cosa significhi crescere. Su cosa significhi essere riconoscente, in un modo che valga, per questo nuovo inizio – per questa opportunità di tornare nel mio rifugio.

Su cosa significhi tornare a giocare a basket.

È buffo, ora, scrivere tutti questi ricordi – su come la storia ha l’abitudine di connettere luoghi che, in un primo momento, forse non conoscevi pienamente.

Quando stavo crescendo nel mezzo al nulla, mia madre era solita dirmi: “Puoi essere qualsiasi cosa, Jahlil. Puoi essere qualsiasi cosa. Puoi essere il primo presidente afroamericano.”

E quando poi è morta, mi trasferii con mio padre – e lui credeva in me così tanto che di tanto in tanto scriveva email a Duke per dirli che dovevano dare un’occhiata a questo ragazzo di terza media.

Jahlil Okafor dovrebbe essere sul vostro radar PROPRIO ADESSO

Ovviamente, finii per andare a Duke.

E finimmo per vincere il titolo nazionale.

E indovina un po’? Finimmo per andare alla Casa Bianca – ed incontrare il Presidente Obama.

So che questo avrebbe reso mia madre molto fiera. Non sarei potuto diventare il primo presidente afroamericano…

Ma ho lavorato sodo, e ho creduto in me stesso. E infine ho scalato fino in cima la scalinata e gli ho stretto la mano

Jahlil Okafor

Fonte: The Players' Tribune.

Commenta