In America si alza la polemica per la facilità di accesso al tampone per le squadre NBA

In America si alza la polemica per la facilità di accesso al tampone per le squadre NBA

Le critiche del sindaco di New York de Blasio ai Nets che rispondono: abbiamo fatto tutto privatamente con nostri soldi. Ben otto squadre NBA hanno fatto il tampone. Anche Trump interviene nella vicenda

In America si alza la polemica per la facilità con cui ben otto squadre NBA abbiano fatto il tampone per il coronavirus in un paese in cui tanta gente, anche molto malata, non riesce ad avere a disposizione un tampone se non a pagamento.

Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha criticato su Twitter la facilità con cui tutti i Brooklyn Nets abbiano avuto accesso al tampone (4 sono risultati positivi tra cui Kevin Durant).

“Auguriamo una pronta guarigione ma con il massimo rispetto ma un intera squadra NBA non dovrebbe fare il tampone sopratutto considerando che ci sono pazienti in condizioni critiche che ancora aspettano il test. Il test dovrebbe essere fatto a chi sta male, non a chi sta bene” ha twittato de Blasio.

La risposta dei Nets non si è fatta attendere.

“Abbiamo fatto i test tramite una azienda privata e ce li siamo pagati di tasca nostra perché non volevamo pesare sul Center for Disease Control and Prevention ed ai fondi pubblici. Grazie ai risultati ottenuti siamo riusciti a prendere subito tutte le precauzioni ed isolare i giocatori positivi. Se avessimo aspettato i sintomi da parte dei giocatori avrebbero potuto mettere a rischio le loro famiglie, amici ed i tifosi. La nostra speranza è che avendo messo in luce l’importanza di fare i test anche agli asintomatici, possiamo continuare a salvare vite ed evitare la diffusione del virus”.

Anche Donald Trump è stato intervistato a riguardo. Ossia la facilità con cui gli atleti professionisti riescano ad avere accesso ai tamponi quando gran parte della popolazione non riesce e che i privilegiati riescano ad essere sempre in prima fila per questi test.

“Dovreste chiederlo a loro. È la storia della vita. Ho notato che alcune persone sono state testate in maniera molto veloce” ha detto il presidente americano.

Questa la risposta della NBA tramite il portavoce Mike Bass.

“Le autorità di sanità pubblica ed i medici erano preoccupati che visto il contatto diretto tra i giocatori NBA, le loro strette interazioni col pubblico e i loro frequenti viaggi, avrebbero potuto accelerare la diffusione del virus. Due giocatori sono risultati positivi la scorsa settimana, altri hanno fatto il test ed altri cinque sono risultati positivi. Speriamo che questi giocatori che hanno deciso di rendere pubblici i risultati dei loro test abbiano attirato l’attenzione sulla necessità soprattutto da parte dei giovani di seguire le raccomandazioni del CDC al fine di proteggere gli altri, soprattutto quelli le persone con problemi e gli anziani”.

Fonte: ESPN.

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