Il ‘Process’ è finito

Matt Slocum/AP Photo

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La traduzione dell'articolo scritto da T.J. McConnell per il The Players' Tribune

Vi proponiamo la traduzione della storia scritta da T.J. McConnell, playmaker dei Philadelphia 76ers, per il The Players’Tribune. Ovviamente, si parla del ‘Process’e di come la situazione a Philadelphia sia cambiata radicalmente nel giro di qualche anno.

Non dimenticherò mai il punto più basso. Era Dicembre del 2015. Il nostro record era di una vittoria e venti sconfitte e stavamo giocando in casa contro gli Spurs.

Vorrei potervi dire che gli Spurs fossero al gran completo con Duncan, Parker, Ginobili, Aldridge e Kawhi, che tutto il loro roster era lì quella sera, renderebbe le cose più facili. Ma non posso farlo. Tim, Manu e Kawhi erano tutti fuori. Quindi era tutta la nostra squadra contro Aldridge, Parker e la loro panchina.

Ci hanno battuto di 51.

Mi ricordo soprattutto un’azione in modo molto vivo. Erano appena andati sopra di 40 punti e io ero lì che fumavo di rabbia. Sto pensando qualcosa come ‘Ok, 40 punti? Fanculo, dobbiamo avere un po’di orgoglio. E il vincente che è in me esce fuori. Quel ragazzo che ha vinto per tutta la vita e che ha lavorato duro per arrivare in NBA, non può prendere una sconfitta del genere alla leggera. Quindi ricevo palla e penso ‘Ok, questo è il momento, questa è la svolta, tifosi di Philadelphia. Questo possesso è solo mio”.

Porto palla fino ad oltre la metà campo, faccio un movimento per crearmi spazio e lascio andare il tiro…

Airball.

L’intero palazzetto iniziò a riempirci di fischi, i nostri tifosi. Ed è divertente perchè io ricordo che la cosa non mi turbò affatto. Sono abbastanza sicuro di aver dato alla folla una sorta di scrollata di spalle, sapete come, no? Quasi a dire: “Ok, è giusto. Continuate a fischiarci. Siamo davvero patetici”.

Ed eravamo davvero patetici.

E so che questa non è granchè come storia…o almeno non è esattamente eccitante. Ma volevo partire da questa perchè mi aiuta a specificare un punto, un punto che è davvero importante per me. E questa cosa è: credo che molte persone non abbiano capito il Process.

Penso che molte persone sentono parlare del Process, o leggono qualcosa a riguardo o sentono un’opinione e nella loro testa si crea questa idea che noi stessimo facendo questa speciale versione del ‘perdere e perderemo’. CHe avessimo questo piano e che fossimo diventati quasi arroganti nel perdere.

E’lì nel nostro slogan, giusto? ‘Trust The Process’, e ci crediamo fino in fondo. Ma onestamente, per noi, non significava niente di fantasioso. Per noi voleva solamente dire ‘mantenere la rotta’o ‘essere resilienti’. Ma allo stesso tempo credo che per le persone al di fuori della squadra avesse un altro significato. Per loro significava…ok, avete presente quel meme, con quel ragazzo che punta un dito alla sua testa e sta sorridendo, e ad accompagnarlo c’è una frase, sempre qualcosa di ridicolo, ma in generale la battuta è che lui è sempre un passo avanti rispetto agli altri. Ecco, credo che molte persone ci immaginassero come il ragazzo di quel meme, come se dopo ogni sconfitta facessimo un sorriso malizioso sapendo qualcosa che loro non sapevano.

“Tipo, non puoi perdere, se la sconfitta è parte del piano”

(Players’Tribune, potreste mettere quel meme qui?)

E guardate, non sto cercando di fare lo stupido o l’inconsapevole. Capisco che il Process si basava su qualcosa di molto concreto. E capisco che i front office in NBA devono fare spesso una pianificazione a lungo termine. Capisco tutto questo.

Ma ecco cosa penso che gli altri non riescano davvero a capire: perdere fa schifo, ragazzi.

Semplicemente…..fa schifo.

Non c’è un modo fico di perdere o un modo divertente. La squadra che fa più punti, alla fine, loro sono vincitori. E l’altra squadra? Voglio dire….ti possono dare tutti gli slogan di questo mondo. Possono dire che c’è un piano, un percorso, qualunque cosa.

Ma se non vinci, fidatevi di me: siete solo dei fo**** perdenti.

E questa è la cosa più importante quando si parla di quello che abbiamo costruito qui a Philadelphia. Si, c’era un piano. Si, ha funzionato. E si, tutti quelli che hanno contribuito a quel piano meritano stima. Ma allo stesso tempo non c’era nessuna garanzia che le cose andassero per il verso giusto ed è qui che entra in gioco l’elemento che nessuno cita mai quando parla del Process: l’aspetto umano.

E io volevo scrivere questo, suppongo, come uno dei pochi elementi dei Sixers che c’è stato nei momenti più difficili e che è ancora qui…e voglio che sia chiaro a tutti che tutta la faccenda del Process, per me, non girava intorno al Process.

Per me si trattava sempre della gente che avevo intorno.

Si trattava di persone come coach Brown.

Penso che molta gente non conosca neanche particolarmente bene coach Brown. Ma vi dirò una cosa di coach Brown, una cosa che secondo me è stata geniale. Ha iniziato a farci fare questa cosa…non so neanche bene come definirla. Una rotazione o qualcosa di simile? Ogni volta uno di noi si mette di fronte al resto della squadra e fa una presentazione riguardo ad un argomento che lo appassiona particolarmente, un po’come quei progetti di classe che si fanno a scuola…ma qui hai giocatori NBA e non compagni di classe. Quindi, per me, io sono un appassionato di caffè, tutti nella squadra lo sanno. E così ho fatto una presentazione sul caffè, ho parlato della storia del prodotto e ho cercato dei fatti interessanti che potessero rendere la presentazione migliore. Per esempio, lo sapevate che ‘decaffeinato’non vuol dire che quel caffè è senza caffeina? Ok, la mia presentazione era noiosa, pessimo esempio.

Ma alcune di queste presentazioni erano davvero buone, lo giuro. Per esemio, Ben ne ha fatto una davvero buona sull’Australia, il suo paese d’origine, ci ha parlato di tutta la natura presente nel paese, la fauna, quei serpenti velenosissimi che ci sono, è una situazione super esotica. (Penso che tutti abbiamo deciso di evitare l’Australia come prossima località di vacanza. Non ho tutta questa voglia di vedere dei dingo o dei serpenti velenosi dal vivo, se capite quello che intendo).

E poi J.J. ha fatto una presentazione sul [SPOILER ALERT] fatto che potremmo vivere in una simulazione? Ma che cavolo….era assurda. E naturalmente JJ è il tizio più intelligente che tutti noi conosciamo, quindi alla fine della presentazione sei tipo ‘cavolo, potrebbe avere ragione’. Tipo, come spiegate il fatto che non abbiamo mai incontrato un alieno? Stiamo qui intorno a milioni e milioni di stelle, milioni di sistemi solari diversi…e non abbiamo neanche mai incrociato un alieno? Quindi questa teoria ragiona sul fatto che sia un alieno a gestire tutta questa simulazione. Anche Jonah ha fatto una presentazione molto forte su come dei robot maligni conquisteranno il mondo. Quella mi ha messo una discreta strizza addosso, ad essere sinceri.

Per farla breve: questo è un gruppo di ragazzi che sono molto vicini e compatti. Abbiamo genuinamente stima l’uno dell’altro e ci diamo una mano a vicenda sia nei momenti buoni che in quelli meno buoni. E per me tutto questo parte dall’allenatore.

Si tratta di persone come l’incarnazione stessa del Process, Joel.

Per quanto riguarda Joel, credo che la gente veda un certo lato di lui, in tv o su Twitter. Vedono il trash talk o il suo vantarsi. Vedono la maschera del fantasma dell’opera. Vedono questo gigante incredibilmente veloce per la sua stazza che piazza 35 punti in faccia ad un giocatore e poi lo sfotte su Instagram- E pensano….ok, dai, non può essere davvero così. E’tutta una finta, giusto?

Vi racconterò una breve storia. Siamo durante la scorsa stagione e io purtroppo sono fuori per un problema alla spalla…e sono abbastanza giù per questo. Sapete come funziona. Fa schifo non poter stare in campo con i tuoi compagni a dargli una mano. Ma in questa serata particolare anche Joel è out per un infortunio all’occhio. Quindi ricevo un messaggio da lui, mi invita a vedere la partita a casa sua. Il classico Joel, lui è uno di quei ragazzi che è orgoglioso del fatto di essere un ottimo amico, e quando dico ottimo lo intendo sul serio.

Ma poi arriva il momento in cui capisci che Joel è davvero diverso rispetto agli altri. Dopo quel messaggio, ne arriva un altro:

“Yo, porta anche tua moglie”

Abbiamo passato una serata fantastica.

E quando dico che abbiamo passato una serata fantastica intendo che io ho avuto una serata carina e rilassante guardando la partita sul gigantesco proiettore che c’è a casa di Joel, mentre Joel e mia moglie hanno lottato quasi alla morte per un gioco da tavola, ecco quello che intendo.

Le ultime parole che sono state pronunciate prima che lasciassimo l’appartamento di Joel, sono state proprio di Joel, con mia moglie che stava lì a guardare furiosa, “Nah, tu hai perso. Hai perso, capito? Chiaro e tondo. Hai perso. Chiedi in giro, io non perdo mai a questo gioco. Capito? MAAAAAAAAAI”

Quindi…si, Joel fa sul serio.

Si tratta di gente come A.I.

Sono contento che anche Allen abbia scritto un pezzo qui, prima che lo facessi io, perchè ha toccato un punto che non penso sia esattamente conosciuto proprio da tutti ma che lo dovrebbe essere, e cioè che questo tipo, ancora oggi, vive e respira per i Sixers. Probabilmente non lo sapete perchè adesso cerca di stare lontano il più possibile dai riflettori, in modo che i giocatori attuali possano comunque brillare solo della loro luce. Ma quanto ho detto prima non potrebbe essere più vero.

Ecco una storia su A.I che non dimenticherò mai.

E’la mia annata da rookie, il nostro record è terribile e stiamo giocando in casa. E dovete capire…a questo punto faccio a malapena parte della squadra. E’la peggior squadra della lega e io sono un undrafteed free agent che è diventato backup del playmaker titolare. Vi siete fatti un’idea credo. Comunque…siamo nel riscaldamento pre-partita e mentre sto facendo stretching vedo A.I. The Answer è lì sul parquet con noi e sta parlando con alcuni di noi. Ad essere sinceri sono un po’intimorito, non mi avvicino e non cerco di parlargli. Ma dopo, quando finisce la sua chiacchierata con gli altri….si dirige verso di me. Mi chiede come sto, come se mi conoscesse davvero. Mi dice che mi sta seguendo e che devo continuare a lavorare duro, di seguire il mio percorso. E dopo mi mette un braccio attorno al collo, lo giuro su Dio, come se parlasse da pari a pari con me e nessun altro ci dovesse sentire.

E mi dice: ‘Hey uomo, hey. Le cose andranno alla grande, tranquillo”

E infine….si tratta di gente come i nostri fans.

Non so sinceramente che cosa si possa dire a questo punto sui tifosi dei Sixers. Sono pazienti, sono leali, sono passionali e sono al 100% folli….sono tutto, amico, davvero. Dai ragazzi del Ricky Sanchez (The Rights to Ricky Sanchez è un podcast molto popolare tra i tifosi dei Sixers ed è condotto da Spike Eskin e Michael Levin, ndr), ai tifosi 80enni che hanno i biglietti stagionali da anni, a tutti quelli che stanno in mezzo. Ve lo dico sul serio, sono una fantastica banda di persone e amano la loro città e amano la loro squadra.

E noi amiamo loro.

Quando abbiamo fatto la trade per Jimmy, un sacco di esperti hanno scritto che il Process era finito. E questo è ok da parte loro, penso.

Ma sono arrivati sei mesi in ritardo.

Il Process era finito la scorsa stagione, nel nostro spogliatoio, dopo l’eliminazione ai playoffs contro i Celtics.

Non molte persone lo hanno capito, perchè la percezione dopo la partita e dopo quella serie era che noi fossimo orgogliosi di quanto fatto. Avevamo vinto una serie di playoff contro una buona squadra come Miami e nella serie successiva, comunque, ce l’eravamo giocata contro i Celtics, una delle migliori squadre in circolazione. Un bel risultato per una squadra che meno di due anni prima stava perdendo di 51 punti contro gli Spurs, giusto?

Sbagliato! Assolutamente no. Fanculo quella mentalità. Eravamo disgustati di noi stessi dopo la sconfitta contro Boston. Disgustati. Non c’è stato nessun discorso nello spogliatoio, nessuna parola di conforto, nessun ‘possiamo ripartire da qui’. I media volevano questo da noi, credo, ma ve lo dico sinceramente, quello non era il modo in cui ci sentivamo. Per noi c’era solo disgusto. Avevamo vinto 16 partite di fila per chiudere la regular season. Avevamo tutta la città che ci sosteneva e nel frattempo #FreeMeek (la città di Philadelphia e gli stessi Sixers, attravero la loro organizazzione, stavano spingendo molto affinchè il rapper Meek Mill, nativo di Philadelphia, venisse scarcerato dopo un arresto che era stato molto criticato dalla stampa) stava succedendo per davvero, finalmente. Tutto quello per il quale avevamo lavorato duramente nelle ultime stagioni….non era dietro l’angolo. Era proprio lì, ce l’avevamo.

E fu così che capì che il Process era finito.

Perchè lo scopo del Process, fin dall’inizio, era di costruire una squadra in grado di combattere per il titolo. E non mi importa quello che pensano gli altri o il tipo di timeline che si sono costruiti. La squadra che avevamo l’anno scorso? Per me era una squadra da titolo. Chiaro e tondo. Lo era, quando siamo arrivati a Boston….e lo era quando siamo usciti. I Cavs, i Rockets, i Warriors, non dirò che queste squadre non ci volevano affrontare…ma vi dirò questo: eravamo un avversario da incubo per molte grandi squadre lo scorso anno. Fidatevi di me.

Se fossimo andati ancora avanti, saremmo stati un problema.

Quindi a che punto siamo quest’anno? Non lo so. Non voglio sembrare arrogante….ma questa squadra mi piace un sacco. Abbiamo tre dei migliori 10-15 giocatori della lega, Joel, Ben e Jimmy. Sono fermamente convinto di questo. E non potranno fare altro che migliorare continuando a giocare insieme sera dopo sera. Abbiamo uno dei giocatori più sottovalutati di tutta la lega, J.J. (Non so perchè la gente parla di Big 3 quando si tratta dei Sixers, sono Big 4, dovete contare anche JJ). Abbiamo una manciata di giovani e affamati role players. Abbiamo un grande coach con un ottimo staff dietro di lui.

E abbiamo i migliori fans del mondo.

Ma in maniera altrettanto importante, forse anche più importante di quanto detto finora, è dove siamo stati che ci rende forti. Ci siamo già passati. Tutti quegli anni negativi? Ci siamo passati, tutti insieme. E penso che questo sia evidente, adesso, nel gruppo di ragazzi che siamo diventati.

Quindi quando dico che questo gruppo è “titolo o fallimento”, sapete, non prendetela come arroganza. So quante grandi squadre ci sono in questa lega, e so che non importa quanto talento abbiamo o quanto duramente giochiamo o quanto buona sia la nostra chimica di squadra, le chances sono contro di noi.

Ma so anche questo: ‘titolo o fallimento’è solo un modo particolare di dire ‘vincere o perdere’.

Noi ne abbiamo perse tante.

E stiamo diventando dannatamente bravi a vincerene altrettante.

Fonte: The Players' Tribune.

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