Il post ‘Lob City’ in casa Clippers sta andando alla grande

foto di Matteo Marchi
foto di Matteo Marchi

Un'analisi dell'ottimo momento dei Los Angeles Clippers, che non avranno più una superstar assoluta ma hanno un collettivo di buonissimo livello

Con gli addii nella scorsa stagione di Blake Griffin e quest’estate di DeAndre Jordan, che si sono andate ad aggiungere alla partenza precedente di Chris Paul, ai Los Angeles Clippers è partita ufficialmente l’era post ‘Lob City’. Della vecchia squadra e della precedente gestione dirigenziale non c’è praticamente più traccia ma, nonostante questo, i risultati ottenuti finora sono stati ben più che incoraggianti. Nel roster non c’è più una stella assoluta ma il collettivo messo assieme dai Clippers è comunque di buonissimo livello e si trova, un po’ a sorpresa, al vertice della Western Conference con 13 vittorie e 6 sconfitte.

Uno dei segreti meno nascosti di questa NBA è che i Los Angeles Clippers hanno, probabilmente, una delle second unit più profonde ed efficaci di tutta la lega. La squadra di Los Angeles, infatti, ha una produzione di quasi 55 punti a partita dalla sua panchina, dato che la fa stare comodamente davanti a tutte le altre squadre della lega. Quando nella tua second unit puoi avere a disposizione giocatori come Lou Williams, sesto uomo dell’anno della scorsa stagione, e Montrezl Harrell, serissimo candidato al premio di Sesto Uomo dell’Anno di questa stagione nonchè al titolo di Most Improved Player of The Year, gli avversari sanno che non possono perdere di intensità neanche per un secondo quando giocano contro i Clippers. Sweet Lou sta viaggiando ad una media di 17.8 punti, 4.4 assists e 2.5 rimbalzi a partita in poco più di 26 minuti di impiego. Harrell, dal canto suo, sta mettendo su cifre di tutto rispetto: 15.8 punti, 7.4 rimbalzi e 1.8 stoppate ad allacciata di scarpe in poco più di 25 minuti di utilizzo.

Proprio il lungo ex Houston Rockets si sta trasformando in una vera e propria rivelazione di questa annata. Rispetto al suo ingresso nella lega qualche anno fa, Harrell è cresciuto moltissimo dal punto di vista tecnico. La sua energia e la sua capacità di impattare su una partita con voglia e determinazione non erano mai stati in discussione ma il suo limitato bagaglio tecnico e una stazza limitata per chi deve giocare principalemente da 5 gli avevano fatte perdere diverse posizioni nel draft, facendolo scendere all’inizio del secondo giro. Dal suo arrivo ai Clippers, Harrell sembra un giocatore molto più completo. La sua capacità di controllare il corpo nella zona del ferro è cresciuta notevolmente, come in generale la sua comprensione del gioco. Solitamente, giocatori che fanno dell’attività e dell’energia le loro qualità principali, tendono anche a commettere parecchi errori e sporcare il loro foglio statistiche con palle perse e mancati assegnamenti difensivi, ma Harrell no. Nonostante il suo impressionante ‘motor’, Harrell è un giocatore che raramente commette errori, non è uno che sporca il foglio. Conosce il suo ruolo e lo interpreta alla perfezione. Nelle situazioni di pick & roll porta blocchi granitici e poi attacca il ferro sempre con grande decisione e tempismo. La sua mobilità laterale in difesa è eccezionale, permettendogli, inoltre, di cambiare anche su giocatori molto più piccoli di lui. Per non parlare, poi, della sua verticalità, che lo porta ad essere un eccellente rim protector e, in generale, uno dei migliori stoppatori della lega.

Ma la panchina dei Clippers non si ferma solo a Harrell e Williams, che sono quelli che si prendono maggiormente l’attenzione dei riflettori. Mike Scott sta aiutando molto la squadra ad allargare ulteriormente il campo, tirando con il 45% da 3 punti. Marjanovic gioca pochi minuti ma quando è in campo riesce quasi sempre a dare un contributo molto solido alla squadra. Il roster dei Clippers è talmente profondo che giocatori come Milos Teodosic e Tyrone Wallace, che l’anno si erano comunque resi utili alla squadra, faticano a trovare minuti consistenti, così come Luc Mbah A Moute, arrivato in estate dopo un’ottima stagione giocata con la maglia degli Houston Rockets.

Tra gli starter, invece, i Clippers, finora, sono stati trascinati dalle prestazioni di Tobias Harris e Danilo Gallinari. L’ex Detroit Pistons, ancora 26enne, sta continuando una crescita esponenziale già evidenziata la scorsa stagione. Harris ha in comune con diversi suoi compagni di squadra una caratteristica: si trova nel suo contract year e a fine stagione diventerà un unrestricted free agent. Questo, però, non toglie che le cifre messe su da Harris siano di altissimo livello: 21.5 punti, 8.7 rimbalzi a partita, il tutto tirando con il 52% dal campo e quasi il 43% da 3 punti, tutte cifre che rappresentano il career-high per Harris.

Insieme ad Harris, anche Danilo Gallinari sta vivendo un inizio di stagione eccellente. Finalmente sano dopo una prima stagione in maglia Clippers pesantemente condizionata dai problemi fisici, il Gallo sta rendendo davvero al meglio delle sue possibilità. L’ala italiana sta viaggiando ad una media di 18.6 punti, 6 rimbalzi e 2 assist a partita, tirando con un impressionante 45.8% da 3 punti. Gallinari, inoltre, è tornato a fare un’altra delle cose che gli riescono meglio, ovvero guadagnarsi falli, soprattutto quando ha un mismatch favorelevole in post o su situazioni di switch in pick & roll. All’interno del roster dei Clippers solo Marjanovic e Harris vanno in lunetta con una maggiore frequenza di Gallinari ma trattandosi di lunghi che passano la maggior parte dei possessi offensivi nei pressi del ferro è abbastanza comprensibile, mentre i numeri dell’italiano rimangono impressionanti.

Ma se le qualità offensive del Gallo erano piuttosto note ed erano già state evidenziate in passato, l’inizio di stagione del giocatore italiano è stato accompagnato da prestazioni difensive di tutto rispetto, riuscendo addirittura a risultare decisivo in alcuni finali punto a punto, come nella sfida contro Portland quando la sua difesa nei minuti finali su Lillard è stata ai limiti dell’enciclopedico.

I Clippers sono, al momento, la sesta squadra in assoluto per offensive rating. Niente male per una squadra che, comunque, non sta avendo ancora il massimo da Lou Williams, che sta tirando con il 38% dal campo, e che ha avuto poco o nulla a livello di produzione offensiva da parte di Patrick Beverley e Avery Bradley. Soprattutto l’ex Celtics sembra essersi un po’ smarrito rispetto ai suoi anni migliori, sta tirando con il 20% da 3 punti, la sua selezione di tiro è peggiorata notevolmente e anche difensivamente sembra aver perso la brillantezza che lo aveva reso uno degli elementi cardini del sistema di coach Brad Stevens.

Anche la difesa di coach Rivers sta funzionando piuttosto bene. I Clippers non sono necessariamente una squadra appartenente all’elite difensiva della lega, si trovano, al momento, all’undicesimo posto per defensive rating, ma fanno un ottimo lavoro nel contestare le conclusioni avversarie: concedono pochissimi tiri da 3 punti negli angoli e sono, insieme ai Bucks, la miglior squadra nel contestare i tiri dalla media distanza degli avversari. Questa combo permette ai Clippers di guidare la NBA per percentuale al tiro concessa agli avversari, solo il 48.8%, riuscendo a stare davanti a squadre molto più quotate dal punto di vista difensivo come Raptors, Celtics, Bucks e Sixers.

La prossima estate i Clippers potrebbero assumere delle sembianze decisamente diverse visto il gran numero di giocatori che diventeranno free agent nella prossima off-season (Harris, Gortat, Marjanovic, Beverley, Scott e Mbah A Moute, senza contare che il contratto di Bradley per la prossima stagione sarà solo parzialmente garantito e che Teodosic pare destinato a tornare in Europa, forse anche in corso di stagione) ma questa potrebbe, comunque, essere una stagione parecchio divertente per Doc Rivers e i suoi. Con tonnellate di spazio salariale a disposizione nella prossima off-season i Clippers potranno essere una delle principali destinazioni per i free agent di maggiore spesso e questa stagione rischia di essere l’ennesima conferma che, nonostante la fine di ‘Lob City’, a Los Angeles, sponda Clippers, le cose funzionano bene anche senza superstar assolute.

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