Il diario di Melli: sui campi NBA non c’è solo trash-talking

Il diario di Melli: sui campi NBA non c’è solo trash-talking

Continua la raccolta di aneddoti della prima stagione in NBA per l’azzurro dei Pelicans.

Nuova puntata del diario NBA di Nicolò Melli, che non si ferma nonostante la sospensione della stagione NBA a causa del Coronavirus.

L’azzurro dei New Orleans Pelicans stavolta si è soffermato sul tema del trash talking e delle interazioni in campo tra avversari, condividendo anche un aneddoto interessante relativo a un avversario europeo: Kristaps Porzingis.

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SUI CAMPI NBA NON SOLO TRASH-TALKING In campo, nella Nba, si parla tanto. Spesso per irridere l’avversario. E’ il cosiddetto ‘trash talking’: ci sono giocatori, anche importanti, che ne hanno fatto un marchio di fabbrica. Per comprendere questo aspetto, bisogna entrare nella mentalità americana: parlare durante la partita fa parte del gioco. Rispetto all’Europa, dove ci si concentra molto sui movimenti di squadra, qui si punta parecchio sull’uno contro uno. Col rivale diretto è quasi una sfida personale, in attacco come in difesa: per questo, un’azione andata a buon fine spesso viene accompagnata, per non dire completata, da una frasetta più o meno colorita. Si parla in campo, ma anche fuori. Non è raro, quando un giocatore sbaglia un tiro, sentire la panchina avversaria schernirlo dicendogli ‘lascia perdere’ oppure ’sei terribile’. Personalmente, in situazioni del genere, mi lascio andare a un sorrisino: se qualche avversario prova a stuzzicarmi, mi limito a un italianissimo 'sta’ zitto'. Ci sono altri modi di parlare. Il più abituale è fra compagni di squadra. Mi confronto molto con i miei, e viceversa, quando ci sono situazioni di gioco da chiarire, come un movimento da migliorare o un vantaggio tattico da sfruttare. Poi ci sono le conversazioni fra giocatori che vengono dalla stessa città o dalla stessa università: si conoscono tutti, ogni volta è una rimpatriata che comincia nel riscaldamento e prosegue in partita. Ma il linguaggio più pericoloso è quello di chi tace. E’ tipico dei giocatori che sono ‘dentro’ la gara o, come si dice in gergo, ‘in missione’: fanno alcune cose buone in fila e, raggiunto l’obiettivo, si lasciano scappare qualche frase di commento. Di tante parole sentite in questa stagione d’esordio, ricordo quelle di un avversario. Belle quanto inattese. E’ successo a inizio stagione, nella prima partita contro Dallas: ero appena entrato in campo quando, in occasione di una rimessa, Porzingis mi ha detto ‘benvenuto in questa lega’. Non me l’aspettavo, perché non lo conoscevo né l’avevo incrociato da avversario in passato, ma l’ho molto apprezzato. #ildiariodinik

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