Il diario di Melli: gli alberghi NBA tra l’espresso e il cameriere tifoso del Fenerbahce

Il diario di Melli: gli alberghi NBA tra l’espresso e il cameriere tifoso del Fenerbahce

Nuova divertente puntata del diario NBA dell’ala azzurra.

Sono gli alberghi i protagonisti della nuova puntata del diario NBA di Nicolò Melli: l’azzurro descrive la vita trascorsa negli hotel delle varie città NBA mentre siamo nel periodo della quarantena casalinga.

Tanti gli aneddoti, dai dettagli delle singole città a incontri particolari e al dettaglio che si guadagna l’approvazione dell’azzurro: la macchina per l’espresso.

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NBA, ANCHE GLI HOTEL SONO STELLARI Mai avrei pensato che mi sarebbero mancati gli hotel. Intesi come simbolo della normalità della vita in Nba: un giocatore passa più tempo in albergo che a casa. A casa ci stiamo adesso, senza nemmeno uscire per andare ad allenarci perché ci hanno chiuso le palestre. Anche in America, infatti, stanno prendendo i provvedimenti da tempo adottati in Italia. Per questo mi soffermo su aspetti della stagione già lontanissimi: non giochiamo da due settimane, eppure mi sembra passata una vita. Vivere in albergo qui significa trascorrere le vigilie delle gare in trasferta in strutture extralusso, minimo cinque stelle. Ciascun giocatore ha una camera per sè, enorme, con letto king size. Si sta decisamente comodi. Vien pagata dalla società, mentre tutto il resto, dal frigo bar al room service, sono a tuo carico. Per una politica interna che lo rende tra i più attenti alle famiglie degli atleti, il mio club due volte l’anno concede ad ogni giocatore la possibilità di farsi accompagnare da un paio di ospiti, preferibilmente familiari stretti. E per trasferta si intende andata e ritorno a New Orleans, indipendentemente dai trasferimenti da una sede di gioco all’altra che il viaggio comporta. Di hotel, in questo primo anno, ne ho visti di tutti i generi. Spettacolari come a Chicago, dove se hai la camera giusta vedi il lago. Modernissimi come a Philadelphia, il più bello di tutti. Caratteristici come a Salt Lake City, dove la tipica atmosfera natalizia americana ti fa sentire come il protagonista di ‘Mamma, ho riperso l’aereo’. Funzionali come a Minnesota, dove un passaggio sopraelevato collega l’albergo all’arena. O sorprendenti come quello di Dallas, dove a portarmi il room service sono venuti due camerieri che, dopo avermi guardato in modo strano, si sono qualificati uno orgogliosamente come turco e tifoso del Fenerbahce, l’altro quasi scusandosi come spagnolo e fan del Real Madrid. Hotel tutti meravigliosi, anche se ormai ho il mio metodo per promuoverli: la presenza in camera della macchina per l’espresso. Quando la trovo, festeggio subito con un buon caffè italiano. #ildiariodinik

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