Il confronto: Carmelo Antony vs Vince Carter

Carmelo Anthony o Vince Carter? Chi scegliereste?

PRIME: L’inizio e la fine del prime di Anthony sono giustamente soggettivi, considerando che appena entrato nella lega aveva una media di 20 punti per partita con disinvoltura e ha mantenuto quel livello fino alla fine della sua avventura a New York, ma probabilmente sceglieremo il suo terzo anno come il momento in cui si è stabilizzato nella top-10 dei realizzatori e il suo undicesimo anno come l’inizio del suo declino. In quel periodo di nove anni, Anthony ha totalizzato 26.3 punti (46.1 FG%, 35.3 3P%, 81.7 FT%), 6.7 rimbalzi, 3.2 assist e 1.6 tra stoppate e rubate per partita.

Condividendo il parquet con star in declino come Allen Iverson, Chauncey Billups e Amar’e Stoudemire, tra gli altri, Anthony è stato sempre il miglior giocatore della sua squadra durante quell’arco di tempo. Durante quei nove anni, ha portato sia i Denver Nuggets che i New York Knicks ai playoffs, salvo alcuni degli ultimi anni, e si è posizionato nella top-10 delle votazioni per l’MVP per due volte, compreso un terzo posto con una squadra da 54 vittorie nel 2012/13.

Allo stesso modo, la fine del picco della carriera di Carter è dubbia. Continuava a mettere su statistiche, logorando il suo fisico fino a un secondo infortunio, ma la sua assenza dall’All-Star Game del 2008 ha decretato la sua uscita dai Top. Quindi stabiliremo il suo prime dal 1999 al 2007. Durante questi otto anni passati tra i Toronto Raptors e i New Jersey Nets ha totalizzato 24.6 punti (44.6 FG%, 37.9 3P%, 79.4 FT%), 5.4 rimbalzi, 4.2 assist e 2.1 tra stoppate e rubate per partita.

Carter è stato la star indiscussa della franchigia durante la sua avventura ai Raptors, nonostante abbia condiviso il campo con Tracy McGrady e Chris Bosh. Quando fu scambiato ai Nets, si trovò nella squadra di Jason Kidd. Carter in quell’arco di tempo portò le sue squadre ai playoff 6 stagioni su 8, mancandoli nel 2003, quando un infortunio al ginocchio gli fece saltare metà stagione, e di nuovo nel 2004, che decretò l’inizio della sua fine a Toronto. (Il suo infortunio al ginocchio gli costò inoltre le ultime 22 partite e i playoff nel 2002.) Non ha mai superato il decimo posto nelle votazioni per l’MVP, finendo esattamente decimo nel 2000.

Sia Anthony he Carter hanno costruito la loro reputazione come star meno impegnate durante le loro solide carriere, ma non hanno mai guadagnato la fama di solidi difensori. Erano principalmente dei realizzatori e portavano avanti prima di tutto la loro causa. Il marchio di primadonna di Carter si è alleggerito negli ultimi anni della sua carriera più che ventennale, quando ha accettato ruoli minori per raggiungere vari livelli di successo a Phoenix, Dallas e Memphis. Ovviamente, Anthony ha scelto un’altra strada, e di conseguenza le loro statistiche sono molto simili. Detengono al momento le ultime due posizioni come miglior realizzatore di sempre dell’NBA, e Carter – che dovrebbe continuare a giocare, mentre Melo è ancora senza squadra – potrebbe sorpassare Anthony

VINCITORE: Anthony

Career-High: Con tutto il rispetto verso la corsa playoff del 2009 di Anthony – quando ha ottenuto di media 27-6-4 con due rubate per partita e ha portato Denver ha sconfiggere i New Orleans Hornets di Chris Paul e i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki prima di perdere le ultime due gare (di una serie da 6) delle Finali di Conference contro il futuro campione Kobe Bryant – il picco della carriera di Anthony è stato nel 2012/13 con i Knicks.

Anthony fu il miglior realizzatore quella stagione, con 28.7 punti di media, e si posizionò terzo dietro LeBron James e Kevin Durant nelle votazioni per l’MVP, togliendo a LeBron l’unanimità. I Knicks lo avevano finalmente circondato con una squadra che aveva senso, e lui aveva capitalizzato questo vantaggio, portando la squadra all’unica stagione con più di 50 vittorie e con una vittoria di una serie di playoff dal 2000. I suoi Knicks distrussero l’era dei Boston Celtics di Kevin Garnett prima di perdere in sei partite contro gli Indiana Pacers di Paul George.

L’apice di Carter invece viene prima. Fu probabilmente nel 2000, quando si esibì nella migliore gara delle schiacciate della storia, e quando guidò i Raptors alla loro prima apparizione ai playoff (seppur finita con uno sweep da parte dei Knicks) e conquistò una medaglia d’oro quell’estate. Totalizzò 25.7 punti (con il 40.3 3P%!), 5.8 rimbalzi, 3.9 assist e 2.4 tra stoppate e rubate per partita.

Parlando statisticamente, la stagione successiva di Carter potrebbe essere stata la migliore. Mentre le altre statistiche rimasero stabili, il suo scoring salì ad un livello elite con 27.6 punti per partita nella stagione 2000/01 (con il 55.1% di true shooting). Fu anche la stagione in cui fu il miglior giocatore di una squadra che vinse una serie di playoff.

VINCITORE: Anthony

CLUTCH FACTOR: In pochi definirebbero Anthony o Carter clutch in NBA, nonostante entrambi abbiano realizzato diversi game winner (Ad esempio il tiro vincente di gara 3 contro Dallas nel 2009 di Anthony e il tiro vincente di Carter in Gara 3 contro Dallas nel 2014.)

Considerando i Playoff in generale, Anthony ha totalizzato di media 24.5 punti (41.5 FG%, 30.9 3P%, 82.4 FT%), 7.1 rimbalzi, 2.6 assiste 1.7 tra stoppate e rubate in 72 gare di playoff spalmate su 10 stagioni (di cui 9 di seguito tra 2004 e 2013). Le sue squadre sono uscite due volte al primo turno, raggiungendo le già citate Finali di conference ad Ovest nel 2009 e le Semifinali ad Est nel 2013. Durante il suo prime, Anthony ha perso due volte come favorito – contro Utah e Indiana, squadre che non sarebbero dovute essere lì probabilmente, rispettivamente nel 2010 e nel 2013.

Carter ha totalizzato 18.1 punti di media (41.6 FG%, 33.8 3P%, 79.6 FT%), 5.4 rimbalzi, 3.4 assist e 1.6 tra stoppate e rubate in 88 gare di Playoff spalmate su 11 stagioni, nonostante quei numeri includano sei apparizioni dopo la fine del suo prime. Carter ha giocato serie oltre il primo turno cinque volte durante la sua carriera (una volta come favorita), raggiungendo le Finali di Conference ad Est nel 2010, quando era la seconda (o terza) opzione in degli Orlando Magic che avevano in Dwight Howard la loro stella.

VINCITORE: Anthony

PALMARES Anthony: 10 volte All Star; 6 volte in quintetti All-NBA (2xSecondo quintetto, 4xTerzo quintetto); miglior realizzatore 2013; tre medaglie d’oro olimpiche (2008, 2012, 2016); tre premi come miglior cestista in usa (2006, 2008, 2016).

Carter: 8 volte All-Star, 2 volte inquintetti All-NBA (1xSecondo quintetto, 1xTerzo quintetto); Rookie of the Year nel 1999; vittoria nella Gara delle Schiacciate del 2000; medaglia d’oro olimpica (2000).

Lo status di Anthony come il miglior cestista olimpico della storia merita una menzione speciale, perché ha creato un brand a se stante – Olympic Melo, il realizzatore efficiente in un roster pieno di star, così come l’avremmo voluto vedere verso la fine della sua carriera. O, se non avesse firmato un estensione di cinque anni da rookie nel 2006, quando invece James e Dwyane Wade firmarono per tre, in un roster dei Miami Heat.

Quello però è il tipico Melo. Si è sempre accontentato a svantaggio di una carriera più gloriosa, inclusa l’estensione quinquennale che firmò con i Knicks nel 2014. Nonostante ciò, è stato un All-NBA per sei stagioni su otto, al contrario di Carter che non è mai riuscito ad entrare in un quintetto All-NBA dopo i 24 anni.

VINCITORE: Anthony

IL PERSONAGGIO: La dinastia di Anthony è complicata, specialmente se non ci sarà un altro capitolo. Vista la velocità con cui il suo gioco è andato in declino negli scorsi anni (difficile immaginare fosse un All-Star, seppur dopo un infortunio, nel 2017), Anthony al momento è probabilmente sottovalutato. È stato, all’apice della sua carriera, il miglior realizzatore della lega, un talento fra i migliori tre dietro due dei 10 migliori giocatori di sempre ed è stato il miglior giocatore di una squadra che potrebbe aver avuto una possibilità di spodestare i Lakers del 2009 di Kobe nelle Finali di Conference se avesse avuto un po’più di supporto in Gara 5.

Ha anche vinto un titolo NCAA e tre medaglie doro, che danno alla caratteristica fondamentale della sua carriera – che è sempre sembrato più concentrato sui riconoscimenti individuali piuttosto che sul successo della squadra – una sfumatura enigmatica. Questa reputazione è stata rinforzata dal suo rifiuto di non voler accettare meno che un ruolo da star sia negli Oklahoma City Thunder sia negli Houston Rockets, squadre che altrimenti avrebbero potuto puntare seriamente al titolo se solo fosse entrato in modalità Olympic Melo.

Per quanto fosse famoso (e il suo nome viene ancora riconosciuto) – sicuramente a New York – la sua fama non ha quasi mai oltrepassato la pallacanestro. È sicuramente encomiabile il suo aiuto dopo l’uragano che ha colpito Porto Rico o il suo impegno per la giustizia sociale, ma Melo viene riconosciuto meglio per i suoi difetti e per il suo eccentrico stile di vita. È facile immaginare un universo alternativo dove sei una leggenda.

La dinastia di Carter sta diventando sempre più chiara da quando ha passato i 40 anni. Una volta veniva considerato una star che non aveva ottenuto molto, sprecando alcune possibilità, tuttavia è cresciuto al pari della sua reputazione. Non sta cercando di vincere un anello, scegliendo di essere un veterano in squadre in ricostruzione. Alcune serie di partite produttive a Dallas e Memphis hanno prolungato la sua carriera di un decennio e da allora c’è quasi un’altra dinastia di cui parlare.

Senza contar per quanto continuerà a giocare, lo ricorderemo sempre come il miglior schiacciatore che sia mai vissuto. La Gara delle Schiacciate del 2000 è immortale e la sua schiacciata sul francese Frederic Weis durante le olimpiadi dello stesso anno è considerato la miglior schiacciata di sempre. Parleremo di queste cose per sempre.

VINCITORE: Carter

VERDETTO: VINCE ANTHONY

Traduzione a cura di Alessandro Carrata di Read Corner

Fonte: Yahoo Sports.

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