I tanti dubbi sulla Junior League, ma i campionati davvero antiquati sono quelli della FIP

I tanti dubbi sulla Junior League, ma i campionati davvero antiquati sono quelli della FIP

Martedì 12 marzo, in Legabasket, si parlerà nuovamente di Junior League. Una competizione, da intitolare ad Alberto Bucci, che merita serie riflessioni, ma che va assolutamente approvata

Martedì 12 marzo, in Legabasket, si parlerà nuovamente di Junior League. I rappresentanti dei club di Serie A lavoreranno soprattutto sulla formula della competizione, iniziando anche a mettere “nero su bianco” le effettive compagini al via, che siano diretta emanazione dei club o franchigie. Si discuterà anche del nome, credibile e auspicabile (secondo Sportando) che il tutto sia intitolato al grande Alberto Bucci, scomparso il 9 marzo 2019.

Ma restano tanti i dubbi su questa rivoluzione. Ben inteso, in primo luogo va lodata la volontà di LBA e dei suoi dirigenti, che cercano di lasciare il segno con “azioni” reali e concrete, non con meri “favori” per mantener ben salda la poltrona. La FIP, per bocca del presidente Gianni Petrucci, anni fa fu chiara: «La Lega non deve solo pensare a fare i calendari». E così è stato. Lavorare ad un “campionato giovanile” di Lega di respiro nazionale, è un tentativo di districarsi dalla dimensione regionale-interregionale di quanto organizzato dalla Fip in questi anni, dall’Under 14 Elite sino all’Under 18.

Il calcio può essere un esempio? Sì, e anche il metro del dubbio. Perché il mondo pallonaro da decenni organizza campionati nazionali dagli Under 15 sino alla Primavera, diventati esclusiva delle società di Serie A e B dopo una recente riforma. Di fatto, dai 14 anni calciatori in erba si scontrano con pari età in un circolo esclusivo che innalza la competitività. Le società di Serie C hanno campionati a sè dall’Under 15 alla Berretti, mentre la dimensione regionale (con fase finale nazionale) è esclusiva dei Dilettanti, dall’under 14 sino alla Under 19 (detta anche Juniores Nazionale per i soli club di Serie D).

Arriviamo poi alla competizione Under 20 su cui lavora la LBA. Mentre nel basket si parla di rivoluzione, nel calcio la formula della Primavera è considerata da tempo “antiquata”. La Federcalcio è intervenuta creando una doppia divisione, con promozioni e retrocessioni (la competizione, lo ricordiamo, è per i soli club di Serie A e B), in modo da alzare anche il livello degli allenatori, che sempre più frequentemente rinunciano a prime squadre di Serie C per tentare la via giovanile.

Ma non basta. Per i giovani calciatori in molti chiedono un maggior livello di competitività, arrivando al confronto con giocatori maturi. Da qui l’introduzione delle “squadre B”, tardiva cronologicamente e in evoluzione naturale, tanto da aver riguardato la sola Juventus nella stagione in corso.

La LBA, dunque, è solo al primo passo, e lavora su un campionato “Under 20” (anche se ci sarebbe un ipotesi Under 19, che prende corpo, in alternativa, ndr) di cui non si comprende l’effettivo valore “di crescita” per giocatori che dovrebbero già tentare il salto di qualità in prima squadra. Non a caso, il medesimo campionato è stato cancellato dalla Fip la scorsa estate, e già l’Under 18 pare da riformare, se una società come AX Armani Exchange Milano, dominante in tutte le categorie giovanili, risulta ultima nella dimensione lombarda con 2 punti in 21 gare.

Resta comunque la necessità di questo primo passo. La LBA deve essere motore, per prime squadre e giovanili, cercando di innalzare la dimensione di questi campionati sino ad un livello nazionale. La Serie A «non deve solo stendere i calendari», ma accordarsi con la LNP (32 squadre paiono ovviamente troppe, visto che disperdono non poco il talento) e ottenere spazio di manovra dalla FIP. Perchè in fin dei conti i campionati antiquati, veramente antiquati, sono quelli organizzati dalla Fip. Dall’Under 15 all’Under 18.

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