I Magic del 2009 sono gli iniziatori dimenticati della rivoluzione del tiro da tre punti in NBA

I Magic del 2009 sono gli iniziatori dimenticati della rivoluzione del tiro da tre punti in NBA

La traduzione dell'articolo di The Ringer sugli Orlando Magic del 2009

Dieci anni fa, i Magic hanno raggiunto le NBA Finals sviluppando una strategia sconvolgente per quegli anni: circondare Dwight Howard con quattro tiratori e distruggere gli avversari con un mix di spaziature e di tiro.

Il 13 Gennaio del 2009 gli Orlando Magic stabilirono un record realizzando 23 triple nella partita contro i Sacramento Kings. Probabilmente ne avrebbero realizzate altre, ma con la partita sotto controllo, giocatori come Tony Battie cominciarono a tentare tiri da tre solo per vedere se sarebbero riusciti a realizzarne uno. Nove giocatori realizzarono almeno una tripla nella vittoria per 139-107. Da quando la lega ha introdotto la linea da tre nel 1979, nessuna squadra aveva realizzato più di 21 triple in una singola gara. Solo una squadra ne aveva realizzate più di 20. Eppure il record dei Magic non fu visto come qualcosa di leggendario. Fu considerata come una partita spenta e i Magic non erano visti come una seria contender in quel momento, sicuramento dietro squadre come Boston e Cleveland. È tuttavia più importante ciò che è successo in seguito: da quel momento il record è stato raggiunto o superato 18 volte, di cui ben 10 in questa stagione e sette nel solo 2019.

“Ora sembra normale” ha dichiarato l’allora guardia dei Magic Courtney Lee.

Dieci anni fa, i Magic raggiunsero le NBA Finals. Questo decennio è stato sconvolgente per la NBA. Non solo la lega è entrata in una nuova era, ma sembra cambiarla di anno in anno, con le uniche costanti di un aumento di triple, di spaziature e di punti. Il testamento dei Magic del 2009 – che sconfissero i Celtics e i Cavaliers di LeBron James, prima di essere eliminati dai Los Angeles Lakers alle Finals – consiste nel loro stile, che nonostante al tempo sembrasse strano, è ormai comune in tutte le squadre della lega.

 

La storia della pallacanestro moderna è stata costruita da poche persone e franchigie – dalla Nellie Ball di Don Nelson, dalla seven seconds or less (concludere l’azione in sette secondi o meno) di Mike D’Antoni in quel di Phoenix, da Daryl Morey degli Houston Rockets tra gli altri – ma omettere i Magic nel discorso sull’evoluzione della lega significa non capire il loro contributo nei confronti della pallacanestro giocata al giorno d’oggi. Realizzavano triple e riuscivano a creare problemi di accoppiamento in quasi ogni possesso grazie a Dwight Howard e agli imponenti tiratori, quali Hedo Turkoglu e Rashard Lewis, entrambi di 2,03m, che riuscivano a scardinare ogni difesa avversaria. I Magic non hanno inventato il tiro da tre punti o la tattica consistente nel tirarne molti, e Turkoglu e Lewis non sono stati i primi giocatori alti a tirare da 3. Semplicemente hanno inventato il miglior stile che potesse valorizzarli. Da allora i Golden State Warriors hanno costruito una dinastia sul tiro da tre punti. Questa stagione, gli Houston Rockets e gli Atlanta Hawks, rispettivamente per quattro e due partite, hanno tentato almeno 60 triple.

“Non è mai stata una decisione in cui abbiam detto, ‘Penso che dovremmo giocare in questo modo’” ha raccontato Stan Van Gundy, l’allora allenatore degli Orlando Magic. “Adesso conosciamo, anche di quell’epoca, le statistiche e l’efficienza dei tiri, ma nessuno aveva tirato molte triple. E ripensandoci tiravamo molte meno triple in relazione a quelle che vengono prese oggi.” I Magic tentavano a sera 26.2 triple; la media della lega in questa stagione è stata di 32, mentre i Rockets ne hanno tentate 45.4 a partita. Van Gundy, che è adesso un commentatore per ESPN, ha raccontato che i Magic non avevano analisti, ma erano a conoscenza dell’ottima efficienza dei loro tiri. Al giorno d’oggi le squadre hanno solidi team di statistica – e la maggior parte consiglia di giocare come facevano i Magic – ma nel 2009 solo un manipolo di squadre investiva parecchio nelle statistiche.

“Non era un pensiero rivoluzionario o un’idea geniale. Semplicemente era il miglior modo di giocare con i giocatori che avevamo a disposizione,” ha dichiarato Van Gundy.

La tattica era semplice: dato che Dwight Howard- uno degli atleti più dominanti di sempre – aveva bisogno di spazio per giocare sotto canestro, i Magic posizionavano tiratori oltre la linea da tre punti. Turkoglu, Lewis e Lee erano accompagnati da tiratori come JJ Redick e Mickael Pietrus. “Non abbiamo mai deciso di prendere un certo numero di triple o di tirarne molto. Quello di cui parlavamo consisteva nell’attaccare il pitturato, ma mantenere certe spaziature, così nel caso di un raddoppio su Dwight, avremmo potuto far uscire la palla per delle triple, e sicuramente ognuno avrebbe potuto tirare. Dovevano o concedere spazio a Dwight per giocare nel pitturato, o lasciarci opportunità per triple senza marcatura.”

Non era una squadra che cercava solamente triple; le trovavano. “Ad essere onesti, non penso che qualcuno di noi stesse pensando al tiro da tre. Volevamo solamente prendere il miglior tiro possibile e creare delle spaziature,” ha dichiarato Lee. Da quel punto di partenza, i giocatori leggevano semplicemente le giocate difensive: il giocatore in posizione centrale avrebbe tagliato verso il canestro e il difensore del lato debole sarebbe stato costretto tra concedere un appoggio facile o concedere una tripla aperta. Spaventati dal dominio dei Magic nel pitturato, le difese difendevano sempre il layup.

“Se hai una tripla aperta e non la prendi, stai uscendo dalla partita,” ha dichiarato Lee, adesso ai Dallas Mavericks. “È così che funzionava la nostra fase offensiva ed è così che noi facevamo girare il pallone creando spazio per Dwight.”

Bisogna notare come questa squadra fosse molto efficiente da tre. Delle squadre che hanno raggiunto o battuto il record dei Magic, nessuna ha tirato meglio del 62% dei Magic (i Rockets ci sono riusciti quattro volte tirando con meno del 40%). Ci sono tre squadre nella storia NBA ad aver realizzato 10 triple tentando meno di 80 tiri dal campo – ognuna di esse erano gli Orlando Magic di coach Stan Van Gundy, a partire dalla squadra che raggiunse le Finals del 2009.

L’attuale allenatore dei Magic, Steve Clifford, era un assistente di quella squadra e pensa che non viene dato molto credito a quella squadra per aver reso popolare il gioco con quattro giocatori sul perimetro, uno stile basato sulle spaziature e sul tiro, che al momento è molto comune in tutta la lega. “È la tipica combinazione che si vede adesso,” ha dichiarato David Steele, il commentatore della squadra che è con essa da tempo immemore. “Un centro che può portare blocchi per poi andare a concludere al ferro e diversi tiratori che lo circondano. Pensa ad un livello maggiore rispetto a Clint Capela con i Rockets.”

Adonal Foyle, il centro di riserva di quei Magic, ha detto che la dipendenza della squadra dalle triple era una conseguenza naturale del basare la propria fase offensiva su un centro dominante come Howard. Non era eclatante come adesso che le squadre tentano triple per il gusto di provarci. “Dwight Howard era così forte che aveva bisogno di giocare sotto canestro, quindi bisognava dargli spazio e se realizzavi le triple con costanza, le difese avversarie erano costrette a marcare i tiratori e non poter quindi raddoppiare Dwight. Le triple erano al servizio di qualcosa di più grande e migliore.”

I Magic del 2009 si posizionano in modo strano nella storia della NBA. La loro vittoria per 4-2 nelle finali di Conference contro i Cavaliers viene considerata maggiormente come il motivo per cui non è stato possibile un confronto alle Finals tra Kobe Bryant e LeBron James. I Magic sono inoltre l’unica squadra della Eastern Conference che LeBron non ha mai sconfitto ai playoff, a parte le squadre per cui ha giocato. (I Magic erano veramente una squadra poco competitiva negli anni in cui LeBron dominava la Eastern Conference, quindi questo aneddoto può essere ripescato quando si vuole).

La squadra fu ricostruita a fine stagione dopo la partenza di uno dei giocatori fondamentali, Hedo Turkoglu, tramite una sign-and-trade con i Toronto Raptors. I successivi dieci anni sono stati dominati dai Celtics e da LeBron James, sia con i Cavaliers che con i Miami Heat. Il declino dei Magic è stato affrettato dalla partenza di Howard, scambiato con i Lakers nel 2012.

Con il declino dei Magic, che sono entrati in una sorta di limbo, lo stile di gioco che prevede tiratori più propositivi ha stimolato la lega a utilizzare un tipo di gioco più incentrato sul tiro da tre e i Magic sono diventati i dimenticati promotori di questo stile di gioco.

“Molte persone si sono dimenticate di quanto fosse dominante Dwight” ha dichiarato Van Gundy. “È stato un All-NBA per cinque anni di fila. È stato un DPOY e ha condotto la lega per rimbalzi e stoppate per due stagioni.”

Se c’è qualcosa di strano nei Magic del 2009, è che il loro miglior giocatore fosse un centro atletico e dominante senza un tiro dal perimetro. “Se lo avessimo fatto adesso, Dwight non avrebbe preso 15 rimbalzi a gara, ma avrebbe tirato 15 triple a partita,” ha detto ridendo Foyle.

Quando i Magic firmarono Lewis con un contratto di sei anni per $110 milioni nel 2007, un accordo esagerato in quegli anni, non avevano grandi piani per la squadra che avrebbero voluto creare. Lo staff voleva far partire titolare Battie, un lungo tradizionale, e far partire Turkoglu e Lewis o come guardia e come ala piccola, o facendo uscire uno dei due dalla panchina. Quando Battie finì in anticipo la stagione 2007/08, Van Gundy volle provare Lewis da 4, un ruolo in cui fece molto bene. “Quello che era incredibile era che Rashard poteva giocare contro i lunghi, Hedo poteva giocare come ala piccola, ed era tutto così intrigante e mi fece uscire pazzo,” ha dichiarato Foyle, che mette a paragone i Magic con i Warriors, che giocano una tipo di gioco small-ball, ma con giocatori fisici, simile a come giocavano i Magic con Turkoglu, Lewis e Howard.

Steele ricorda il momento esatto durante la stagione quando ha pensato che i Magic potevano fare un passo oltre la loro etichetta di squadra da metà classifica: durante lo stesso gruppo di trasferte nel Gennaio del 2009, giocarono con i Lakers e subito dopo con i Denver Nuggets – due partite che sarebbero state un incubo per ogni squadra NBA.

Mi ricordo che scesi dal pulmino prendemmo l’ascensore e vedevi Jameer [Nelson] e gli altri ragazzi esausti e ho pensato, ‘Come al solito non andrà bene a Denver.’” I Magic vinsero 106-88. “Quello è stato il momento in cui tutto a cominciato ad incastrarsi perfettamente.

Van Gundy evidenzia comunque alcune differenze tra i Magic e ad esempio i Rockets del 2018/19: giocatori come Lewis prendevano volentieri tiri dalla media distanza, che esattamente il tipo di tiri sconsigliato in un’epoca che enfatizza i tiri da tre e i tiri nel pitturato. Inoltre i Magic non si prendevano molte triple dal palleggio. Van Gundy voleva che la sua squadra si basasse sulle spaziature per creare tiri in ogni zona del campo, coinvolgendo nell’azione quanti più giocatori possibile.

Sicuramente, Turkoglu tirò sicuramente qualche tripla dal palleggio, specialmente nei secondi tempi delle gare dei playoff, quando diventava essenzialmente il playmaker della squadra. “Celebriamo Giannis [Antetokounmpo] – ed è giusto così – anche perché Hedo non aveva la forza fisica o il talento di Giannis, ma era un ragazzo di 2.03m che aveva un palleggio e un passaggio da vero playmaker e inoltre sapeva tirare da 3,” ha dichiarato Van Gundy. “Anche al giorno d’oggi, resta in una piccola lista di giocatori che riescono a farlo. Non ci sono stati molti giocatori come lui nella storia della lega.”

Le abilità di Turkoglu si integravano perfettamente con l’unicità di Lewis, che, come fa notare Van Gundy, giocava come una tradizionale ala grande, nonostante fosse un ottimo tiratore dal perimetro. Molti giocatori al tempo volevano evitare tale responsabilità perché erano spaventati nel dovere marcare giocatori più fisici. “Sicuramente, adesso, nessuno deve preoccuparsi di ciò, perché nessuno gioca ormai più con delle ali grandi tradizionali. Ma in quel momento era un problema.” Lewis, come Turkoglu, era il tipo di giocatore che sarebbe stato perfetto per questi anni, per via delle maggiori triple, della maggior versatilità richiesta ai giocatori e dalla maggior velocità del gioco. Ma la chiave del successo dei Magic era la presenza di Howard sui pick-and-roll e in entrambe le fasi di gioco.

“Questo era Dwight all’apice della sua carriera ed era la costruzione di una squadra molto più libera. Lui stava riuscendo a giocare in modo spettacolare ogni sera. Tirava con circa il 60% dal campo, schiacciava 15 volte, correva per il campo, prendeva 16 rimbalzi e si pensava fosse una serata no per lui.

Howard giocò 79 gare quella stagione e giocò tutte le gare in cinque delle sue prime sei stagioni ad Orlando. Van Gundy crede che i recenti infortuni di Howard abbiano oscurato la sua vera forza. “Il modo in cui giocavamo noi veniva molto prima del controllo sul lavoro dei giocatori,” commenta Van Gundy riguardo il metodo ormai comune di far riposare i giocatori. “Bisognava fare i conti con Dwight ogni sera. Giocava molto e per questo era un attacco molto difficile contro cui giocare. La difesa doveva fare molte scelte e cambiare non era un’opzione perché nessuna guardia sarebbe riuscita a marcarlo – troppo grande, troppo forte. Se si raddoppiava sul pick-and-roll invece, ci sarebbe stato un tiratore libero.”

Era nata una strategia.

Il percorso dei Magic nei playoff del 2009 è un avventura alla “Forrest Gump”. Nel primo turno, sconfissero i Philadelphia 76ers di Andre Iguodala. Nel secondo turno i Magic riuscirono a recuperare uno svantaggio di 3-2 contro i Celtics. Ai Celtics mancava Kevin Garnett – un elmento che il mio capo, Bill Simmons, ricorda spesso – ma i Magic giocavano senza Nelson, il play titolare, e Lee, la guardia titolare, che entrava solamente per pochi minuti a causa di un infortunio. (“Tutti parlano della mancanza di Garnett, che era ovviamente importante per loro, ma noi avevamo due titolari fuori, e nessuno parla di questo perché bisogna celebrare Bosto,” ha dichiarato Van Gundy.)

Nelle finali di conference affrontarono LeBron, che totalizzò 38.5 punti, 8 rimbalzi e 8 assist di media a partita. Tutto parte del piano dei Magic. In quel momento, i Magic avevano, contando un amichevole in Cina, giocato contro James nove volte in due stagioni e non erano riusciti a limitarlo. “Se si analizzano le mie stagioni da allenatore, non ho mai avuto una tattica per battere LeBron,” ha detto VanGundy. “La nostra teoria difensiva era farlo diventare più un realizzatore che un giocatore che aiuta i compagni a giocare bene. Gli altri avevano bisogno di lui per giocare bene. Fece registrare dei grandi numeri, ma noi avevamo più talento.”

“Non abbiamo mai cambiato il nostro piano, sia che lo marcasse Hedo o Pietrus. Volevamo aiutarli, di sicuro non volevamo lasciarli soli contro LeBron, ma non l’avremmo raddoppiato, nemmeno sui pick-and-rolls o in post. Era ovviamente difficile per i giocatori che lo marcavano, e sono sicuro che avrebbero preferito qualche raddoppio, ma questo è il modo in cui l’abbiamo marcato per due anni ed ha avuto successo.” I Magic vinsero la serie 4-2, ma Van Gundy afferma che sarebbe stato uno sweep se avessero raddoppiato LeBron su un solo tiro: il suo buzzer-beater da tre punti in gara 2. Van Gundy si pente di non aver pianificato una difesa in cui il difensore di chi passò la palla a James non andasse a raddoppiarlo.

I Magic non riuscirono più a creare problemi di accoppiamento contro i Lakers nelle Finals a causa di Lamar Odom. “Riuscivamo a farlo con Pau Gasol o Andrew Bynum, perché uno dei due avrebbe dovuto seguire Rashard sul perimetro. Quando Odom entrava, poteva marcare Rashard e Trevor Ariza era un buon difensore su Hedo.” La serie fu più combattuta di quanto le cinque gare che servirono a Bryant per vincere il suo quarto titolo possono far credere: Lee sbagliò un possibile tiro della vittoria in Gara 2. “Se me lo fai provare altre dieci volte, lo realizzo nove. Fu solo un errore,” ha affermato Lee, aggiungendo che ciò l’ha aiutato a migliorare come professionista. Quest’errore fu la combinazione di alcuni piccoli errori: “Potrei aver saltato troppo presto, probabilmente sono stato troppo impulsivo. Potrei aver appoggiato la palla al tabellone troppo velocemente.”

La squadra fu smantellata alla fine della stagione, partendo da Turkoglu che firmò un quinquennale da $53 milioni con i Raptors (il fatto che al momento sia considerato un ottimo accordo è un altro motivo di nostalgia per quei tempi). La squadra rispose facendo una trade per Vince Carter in un accordo in cui i Magic diedero via Lee. “Ripensi a cosa sarebbe accaduto se avessero mantenuto il gruppo intatto,” ha dichiarato Steele. “So che ci sono persone che pensano ancora, ‘Magari bisognava lasciarlo così com’era e vedere cosa sarebbe successo,’e mi sarebbe piaciuto vederlo.” Lee mi ha detto che se la squadra avesse mantenuto il nucleo intatto, secondo lui la squadra sarebbe tornata a quel livello.

Nei 10 anni dall’apparizione dei Magic alle Finals, la pallacanestro è diventata uno sport totalmente differente. Non ci sono seri motivi per affermare che ciò è del tutto, ma anche in parte, merito di una squadra che raggiunse le Finals grazie al tiro da tre – probabilmente la pallacanestro si sarebbe evoluta comunque. Un’altra svolta sarebbe potuta essere la volontà dei Warriors di firmare Van Gundy dopo aver licenziato Mark Jackson nel 2014. (Van Gundy scelse i Pistons e i Warriors scelsero Steve Kerr.) Undici giorni dopo la vittoria dei Lakers sui Magic, James Harden e Stephen Curry vennero scelti al draft del 2009, e c’erano ancora dubbi, ripensandoci, che la lega sarebbe cambiata – al momento invece cambia ogni anno. I Magic l’hanno rivoluzionata a modo loro.

 

Traduzione di READ CORNER

Articolo da The Ringer

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