Giampaolo Ricci: Sentiamo il calore della nazione. Debutto in nazionale? Qualcosa di pazzesco

Giampaolo Ricci: Sentiamo il calore della nazione. Debutto in nazionale? Qualcosa di pazzesco

Ricci tra debutto in azzurro, l'importanza di coach Sacchetti nella sua crescita, il futuro, i miglioramenti da fare e gli studi di matematica all'università

Giampaolo Ricci ha fatto il suo debutto con la maglia dell’Italbasket nel corso della sfida vinta dagli Azzurri contro la Polonia giovedì sera a Brescia 70-65.

Alla vigilia della sfida contro la Polonia, che potrebbe riportare l’Italia al mondiale dopo 13 anni, Ricci ha parlato con Sportando non solo del suo debutto in azzurro ma anche dell’importanza di avere Sacchetti sia a Cremona che in nazionale, degli studi di matematica all’università, del suo futuro e dei miglioramenti da fare per crescere ancora di più.

Debutto con la maglia dell’Italbasket.

E’ stato qualcosa di pazzesco. Nell’azione prima avevo preso un canestro in faccia. Speravo subito di fare qualcosa, era un tiro costruito bene. Ho tirato, non ho visto subito come è andata perché avevo la luce in faccia. Ho sciolto subito il ghiaccio. Sono stato bravo ad essere calmo e sereno. Ho fatto la mia partita. Spero di essere stato utile nei minuti in cui ho giocato. E’ stato bello uscire tra gli applausi del pubblico. Un pensiero per il mio debutto va a mio padre che non è potuto essere presente perché si è operato alla schiena il giorno prima ed a mia madre. C’erano due amici che mi sono venuti a vedere. Tanti amici mi hanno visto da casa e mi hanno scritto.

Due anni fa pensavi di poter essere qui.

Due anni fa era impensabile essere qui nei 12, mettere questa maglia. Proprio per questo vorrei essere da esempio per quelli che iniziano a giocare a basket. Io ci ho sempre creduto, il mio obiettivo è sempre stato alzare l’asticella, passo dopo passo, rimanendo sempre con i piedi per terra. Sono passato dalla Serie A2 alla Serie A. Dal giocare poco al giocare un po’ di più e adesso si è coronato il sogno di vestire questa maglia. Ed è davvero bello. Un sogno che si è realizzato. Come ci ha detto il presidente prima della partita con la Lituania, loro sono forti ma come dice Walt Disney “se puoi sognarlo puoi farlo”. Mi piace essere veramente la prova che questa frase è vera.

Dedica.

A mio padre che si è operato. Cito mio fratello e mio cugino che mi sono vicini quando le cose vanno bene ma ancora più addosso quando le cose vanno meno bene.

L’importanza di avere coach Meo Sacchetti sia a Cremona che in Nazionale.

E’ fondamentale. Ha sempre in creduto in me ed ha visto del potenziale. Io mi sono impegnato tanto in questi due anni, sono stato in palestra a lavorare e migliorare. Venendo dalla Stella Azzurra l’idea che il lavoro paga è quella che mi porto dietro tutti i giorni. Il suo tipo di basket mi aiuta molto. Potendo giocare da 4 o 5, correre e poter tirare da tre mi aiuta tanto. Il fatto che lui sia qui, i giochi sono gli stessi di Cremona, l’ambiente è resto familiare dalla sua presenza. Questo entrare in punta di piedi è aiutato dalla sua presenza.

Gli studi di matematica all’università ed il basket.

E’ veramente tosta conciliare il basket e gli studi. La matematica non potendo andare a lezione a volte è davvero difficile capirla. A parte alcuni periodi in cui non riesco a livello fisico, perché torno a casa la sera distrutto e non ho voglia di mettermi sui libri, secondo me, per la vita che facciamo, anche una sola ora da dedicare allo studio, o leggere un libro o informarsi, ci fa bene. Mi permette di vivere meglio la routine quotidiana che è fatta di basket basket basket, palestra, casa, palestra, casa. Avere quell’ora il pomeriggio o la sera in cui sfogarsi, e per me in questo caso è la matematica, mi aiuta a rendere tutto meno noioso. Fare l’esame, avere la soddisfazione di prendere un 21 ad algebra 2 è un qualcosa che mi completa. La nostra vita è talmente fatta di prestazioni, di dover dimostrare ogni giorno qualcosa che avere una soddisfazione extra è tanto gratificante.

Dove sarà Ricci tra due anni.

Non mi ero mai posto questa domanda. Cerco di godermi il momento. In testa mi dico che ancora non ho fatto niente. Non penso al fine di questa stagione o tra due anni. Magari alla fine di quest’anno vorrei continuare questo percorso. Non vorrei essere quello che ha fatto le prime otto giornate e poi si è spento. Voglio essere sempre sul pezzo, voglio continuare a dimostrare, oggi voglio lottare per essere nei 12 domani contro la Polonia e la settimana prossima andare a giocare contro Trieste, vincere e giocare bene. Migliorarmi ed avere sempre più minuti con Cremona, nella prossima finestra rientrare nei 16 e poi nei 12. Vivo di obiettivi corti per cercare di rimanere sempre sul pezzo. Per poter dimostrare di potere sempre essere a questo livello.

Miglioramenti da fare.

Devo migliorare dal punto di vista mentale. Dall’approccio alla partita. Sono troppo condizionato da come vanno i primi due o tre minuti. Nelle ultime partite sono stato bravo a non buttarmi giù. Il passo che devo fare è quello di stare dentro alla partita da subito e non farmi condizionare da qualche errore. Devo continuità a livello mentale. Il prossimo passo è rendere il basket facile in tutte le partite.

Gara contro la Polonia.

Il sapere che vincendo possiamo andare al Mondiale deve essere una super extra motivazione per cercare di fare bene dal primo all’ultimo minuto. Sono una squadra forte, grossa e solida. Il risultato della gara di andata conta poco. Per 38’ si giocò punto a punto. Vogliamo far vedere sin dall’inizio che la vogliamo portare a casa. Sentiamo il calore della nazione e degli appassionati che si sono fomentati a Brescia ma che sperano di poter festeggiare questa qualificazione. Speriamo di fare bene. Tornare con la qualificazione in tasca sarebbe veramente un altro sogno. Per me sarebbe bellissimo essere uno dei 12 che erano nella partita che ci ha qualificato al mondiale.

Finestre FIBA.

Ovviamente senza le stelle si perde l’appeal del pubblico che magari legge i roster delle nazionali senza i nomi blasonati e la partita perde di talento. Io cerco comunque di tirare l’acqua al mio mulino e dico che queste finestre permettono anche al 17esimo, 18esimo, 20esimo giocatore più forte della nazione di mettersi in mostra e di poter partecipare alle gare della nazionale. Se c’è un lato positivo, è quello di andare a pescare i nomi meno famosi, blasonati e talentuosi e vedere se rispondo presente. Più giochi, più migliori. Gli step si fanno vivendole certe esperienze e giocando certe partite. Il lato bisogna cercarlo nel fatto che anche il 21esimo o il 30esimo hanno, con queste finestre, la possibilità di mettersi in mostra. A parte i 5 giocatori nostri tra NBA e EuroLeague, la nostra nazionale ha giocatori importanti. Ed il fatto che il decimo della nazionale con tutti presenti sia il primo oggi, comunque aiuta la sua crescita. Ha più responsabilità e minuti ed aiuta la crescita del giocatore. Che poi magari al mondiale servirà. Avere comunque la mentalità del secondo giocatore più forte che però entra per cinque minuti.

 

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