Federico Mussini: “Stagione molto difficile. Club Italia? Ottima idea”

Federico Mussini: “Stagione molto difficile. Club Italia? Ottima idea”

Federico Mussini ha partecipato alla diretta Instagram di Basket dalla Media condotta da Marco Barzizza

Federico Mussini, playmaker della Carpegna Prosciutto Pesaro, ha partecipato alla diretta Instagram di Basket dalla Media condotta da Marco Barzizza. Un salto nel passato con aneddoti del college ma anche nel presente di una Pesaro che ha fatto molta fatica per mancanza di esperienza. E come altri colleghi, anche lui positivo verso l’ipotesi Club Italia.

Stagione difficile a Pesaro, che il virus ha chiuso fermando l’incedere di un cammino segnato.
“E’ stata una stagione molto difficile – fermata da una situazione diventata grave per tutto il mondo e sulla quale non si può scherzare – ma avremmo voluto finirla sul campo. A Pesaro mi sono trovato molto bene con compagni, città, staff. Ambiente ottimo, il fatto di avere il mare sotto casa poi era bellissimo perché non ci ero abituato, mi rilassava un sacco”.

Cos’è mancato alla squadra per reggere in campionato?
“Penso sia mancata l’esperienza e la presenza di un leader a cui appoggiarsi nei momenti difficili. Tutti molto giovani, con poca esperienza, io ero quello con più esperienza in A. Quando inizi la stagione e perdi una serie di partite pur con squadre oggettivamente più forti, la fiducia cala, la pressione aumenta perché senti di dover vincere a tutti i costi e non siamo riusciti a uscire da questa situazione”.

Un parere su Paul Eboua?
“Ragazzo super, è stato il mio primo compagno di stanza. Potenziale enorme, con ancora tantissimo margine di miglioramento. Il fatto che si sia iscritto al draft fa capire di che tipo di talento si tratta”.

Com’è stato marcare Teodosic e Rodriguez?
“Emozionante, li vedevo da bambino, guardavo le loro partite e cercavo di imitarli. Poterci giocare contro è stata un’esperienza importante, che ti fa capire che gli sforzi fatti finora sono serviti a qualcosa. Tra i due mi ha colpito di più Teodosic, perché se Rodriguez lo vedi che si sta impegnando, Teodosic sembra di no. Ha quell’espressione sempre uguale, sembra che non abbia voglia ma domina. E’ impressionante, non fa mai un sorriso, non capivo se volesse essere li o no, ma dominava comunque”.

A proposito di playmaker, quello che ti ha “cresciuto” a Reggio è stato Andrea Cinciarini. Quanto è stata importante la sua presenza ai tempi dei tuoi esordi in prima squadra?
“E’ stato fondamentale. Nel momento in cui sono arrivato per la prima volta in prima squadra lui era la persona di riferimento per me, per ruolo e perché leader del gruppo. Era ai suoi massimi livelli e spendeva tempo per me, per darmi consigli e aiutarmi. Lo ringrazierò sempre per ciò che ha fatto”.

Che ricordo hai dell’esordio in quintetto in Coppa Italia a 17 anni?
“Fu inaspettato. C’erano problemi di infortuni: non c’era Cincia mi pare e anche Filloy aveva dei problemi fisici, ma fino all’ultimo era in dubbio. Poi in spogliatoio, 20’ prima della partita, ho saputo che avrei giocato in quintetto e per me era incredibile. Ero arrivato relativamente da poco e avere quell’occasione era un sogno che si realizzava. Aver avuto la possibilità di giocare in prima squadra a quell’età mi ha dato ancor più consapevolezza dei miei mezzi e la voglia di continuare a lavorare duro”.

Se fossi rimasto a St. John’s (college che ha frequentato dal 2015 al 2017), avresti potuto avere chances di draft?
“Oggettivamente, dal punto di vista fisico per un giocatore come me è veramente dura avere possibilità, perché nel basket di oggi ci sono atleti pazzeschi e il fisico conta più di quel che contava una volta, pur con qualche eccezione. Io sono andato al college per la visibilità che può dare un contesto del genere e perché può aprirti porte che nessun’altra situazione può fare. Era quantomeno giusto e intelligente provarci”.

Essere tornato dopo due anni in Italia è stato per te un passo avanti o indietro?
“L’ho visto come un passo avanti perché la proposta di Reggio era ben oltre le mie aspettative. Io avevo fiducia nelle mie capacità però una squadra che ha avuto stagioni molto importanti come Reggio, che ti chiede a 21 anni di fare il play titolare anche in Eurocup è un’occasione speciale. Per un ragazzo medio, non un fenomeno dei livelli di Doncic per fare un esempio, avere una possibilità del genere non è rifiutabile”.

Ricordi speciali dell’esperienza in NCAA.
“Sono rimasto sempre estasiato dal mondo collegiale. Dalla parte sportiva alla vita di tutti i giorni. E’ una città di soli ragazzi, come nei film, con feste, confraternite ecc. Vai in trasferta col volo privato, hai tutto a tua disposizione, persone che ti vengono a passare la palla anche alle 2 di notte se vuoi andare a tirare; veramente tutto quello che uno può immaginare. Quasi troppo perché poi torni e sei fin troppo viziato. I momenti per fare festa non erano tantissimi, ma quando non si giocava o dopo qualche vittoria capitava di andare alle feste organizzate dalla confraternite e quando entravi tutti ti facevano sentire importante. Poi giocare al Madison, veramente viziati”.

Stai studiando anche per un futuro vicino alla pallacanestro?
“Studio management sportivo e in queste settimane ho gli esami finali per laurearmi. Poi dovrò integrare con degli esami dell’università italiana per convalidare la laurea anche qui. Essendo già nel mondo del basket è normale avere interesse verso certe materie e cercarsi un futuro che si accosti allo sport e nel mio caso alla pallacanestro”.

Club Italia?
“Un’ottima idea. Ovviamente non basta prendere 10 italiani qualsiasi ma bisogna costruire la squadra nel modo giusto, con mix di veterani e scommesse. Però è un’ottima cosa per dimostrare che con lo spazio anche gli italiani possono rendere ad alto livello. Spero prenda piede. Questa situazione anormale per tutti può essere utile per formare le basi di una nuova pallacanestro italiana, rischiando anche qualcosa”.

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