EuroLeague 2018-2019: il Power Rankings dall’ottava alla quinta posizione

EuroLeague 2018-2019: il Power Rankings dall’ottava alla quinta posizione

Il Power Rankings di Sportando dedicato all’EuroLeague che parte oggi. Arriviamo alle quattro squadre in odore di playoff

8 – ZALGIRIS KAUNAS
Dopo le Final Four della passata stagione lo Zalgiris Kaunas di Sarunas Jasikevicius è diventato «marchio» ed «esempio» per tutto il basket europeo. Definizioni che vanno quindi oltre le statistiche, sconfinando in quelle «intangibilità» che non possono denotarsi semplicemente analizzando il mercato. Il sistema lituano si conferma, per ambiente Zalgirio Arena, e per progetto tecnico che proseguee senza particolari scossoni estivi (vedi la trattativa con il Barcellona della passata estate). Dunque via la coppia Pangos-Micic in regia e l’ala Toupane (ottimo uomo di sistema), per una chimica di squadra che resta inalterata puntando su nuove individualità. Nate Wolters allo Chalon ha lasciato un segno importante, ma ancora di più stuzzica il rientro di Leo Westermann, che se non altro a queste latitudini si conquistò il Cska. Thomas Walkup può alzare, nel ruolo di guardia, il livello fisico, affiancandosi ad un «frontcourt» da cui più che una crescita, è lecito attendersi una conferma.

 

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7 – KIROLBET BASKONIA VITORIA-GASTEIZ
Una Final Four, e tre accessi ai playoff in tre stagioni: questo il biglietto da visita per quel Baskonia che rappresenta, a livello organizzativo-tecnico, un top europeo. Cambiano gli allenatori (da Velimir Perasovic a Sito Alonso a Pedro Martinez), non i risultati, parentesi Pablo Prigioni a parte. Ecco perchè per Shavon Shields, la «sensazione» della passata stagione di LBA, scelta migliore non poteva esserci. L’ex Aquila Trento si inserisce in un sistema collaudato, privato del peso specifico considerevole del bomber Rodrigue Beaubois e del talentuoso Janis Timma, ma certificato dalle parabole ancora ascendenti di giocatori come il centro Vincent Poirier, l’ala Patricio Garino e il pivot Johannes Voigtmann, o dall’acquisito status di «superstar» del georgiano Tornike Shengelia. Robusta la regia della coppia Granger-Huertas, occhio alla guardia Darrus Hilliard, giocatore a tutto campo potenzialmente devastante in transizione. Senza dimenticare il tiratore Matt Janning.

 

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6 – OLYMPIACOS PIREO
Inevitabile partire da David Blatt. Dopo l’EuroLeague del 2014 con il Maccabi, una stagione e mezza in Nba con l’accesso ad una Finals, i playoff con il Darussafaka prima della conquista dell’ultima EuroCup. Un curriculum pesante nel complesso come nei tempi recenti, perfetto per rilanciare il rosso greco dopo l’ottima gestione di Ioannis Sfairopoulos, che al Pireo ha donato titoli e il miglior sistema difensivo europeo. Correre è certamente dote che piace anche al coach bostoniano, per un mercato «colossale» che prova soprattutto a dare un «dopo» all’era della coppia Spanoulis-Printezis. Perso anche Ioannis Papapetrou, spazio quindi al bomber Nigel Williams-Goss (prospetto Nba), all’atletica ala Zach LeDay (abile palla in mano come a proteggere il ferro), al talentuoso Janis Timma, all’ala di sistema Axel Toupane e al realizzatore Aleksandar Vezenkov. Innesti che alzano il livello fisico di un roster che potrà ancora contare sui vari Strelnieks, Milutinov, Mantzaris e Papanikolaou, per far appunto rifiatare le due stelle. Ma per tanti cambiamenti serve anche lungo tempo di adattamento, con gerarchie da riscrivere e un coach che dovrà scalzare lo stesso Spanoulis dal ruolo di simbolo del club. Ci riuscirà?

 

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5 – KHIMKI MOSCA REGION
In un’EuroLeague fatta di allenatori e sistemi, ecco la franchigia che pone ancora al di sopra di tutto la singola star. Questo è il Khimki di Alexey Shved, e come tale nasce e cresce per assecondare l’infinito talento del fenomeno di Belgorod. Il mercato è stato sì segnato dalla tragedia di Tyler Honeycutt, ma anche da tanti inserimenti pesanti in vece di chi troppo non aveva impressionato, come l’ala James Anderson e i centri Marco Todorovic e Thomas Robinson. Proprio sotto le plance arriva il rimbalzista Jordan Mickey, 203 centimetri preziosi in attacco anche dall’arco, e soprattuto in difesa, con gambe rapide e presenza al ferro. Da non dimenticare il backup Dee Bost, bocciato allo Zalgiris soprattutto per problemi fisici, e le due guardie USA Casey Prather e Tony Crocker. Il primo un atleta in grado di marcare su quattro ruoli, il secondo un’ala di buona lettura offensiva con grande presenza in marcatura sulla palla (doppione di Jenkins?). Con le conferme dei vari Markovic, Jenkins, Vyaltsev, Thomas, Gill e Monia, un coacervo di fisicità e inserimento nel sistema perfetti per esaltare il singolo talento.

 

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