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EuroLeague 2018-2019: il Power Rankings dalla dodicesima alla nona posizione

EuroLeague 2018-2019: il Power Rankings dalla dodicesima alla nona posizione

Il Power Rankings di Sportando dedicato all'EuroLeague che parte questa settimana. Partiamo dalle quattro posizioni ai margini dei playoff

12 – ANADOLU EFES ISTANBUL
Rinnegare, da queste parti, è cosa ricorrente. Capitò con Dusan Ivkovic, atteso addirittura un anno prima di essere cacciato dopo 18 mesi. E’capitato con Velimir Perasovic, per cui il club aveva dimenticato il flop del 2010 nel nome delle Final Four con il Baskonia. Ora tocca ad Ergin Ataman, collezionista seriale di trofei, che ad un ultimo posto in EuroLeague ha saputo contrapporre Coppa e Supercoppa nazionale. Con che squadra? L’anima è quella del Baskonia 2016-2017, che con Sito Alonso arrivò ai playoff. Dunque Shane Larkin, respinto dall’Nba ma giocatore di primario valore in EuroLeague, e Rodrigue Beaubois, quel che si dice bomber, uomo da uscita dei blocchi o da palla in mano, certamente attaccante istintivo senza remore nel fare male. Di contorno l’esperto 3&D (potenziale) James Anderson, il ruvido «4» perimetrale Moerman, e il roccioso pivot Dunston. Poi c’è la panchina. Ci troviamo un giocatore di carattere, leader e difensore vero come Balbay. Poi l’ala perimetrale Brock Motum, anche ottimo rimbalzista. Quindi il centrone mai sbocciato (più che prospetto NBA) Tibor Pleiss, e il tiratore di massimo talento Kruno Simon. Capitolo a parte per Micic. Fisicamente incontenibile per qualsiasi play europeo, regista di valore ma testa intermittente. Detto questo, chi può difendere (Dunston a parte)? Domanda che seppe di condanna un anno fa.

 

 

11- MACCABI FOX TEL AVIV
Neven Spahija ha superato lo scoglio del primo anno, quello che costò carissimo al suo attuale assistente Goodes, a Tabak ed Edelstein. Il tutto sopravvivendo a polemiche pesanti, potenziali faide interne, dissidi ai massimi livelli dirigenziali. Alla fine è arrivato quel titolo nazionale che mancava da tre stagioni (mai successo nella storia ultracinquantenaria della competizione), ma la squadra è stata comunque rivoluzionata profondamente, mantenendo la sola continuità tecnica. Via la regia di Pierre Jackson e Norris Cole, la vena realizzativa di Deshaun Thomas, il peso di Artsiom Parakhouski e la prospettiva Jonah Bolden. Gioco che finisce nelle mani del miglior giocatore dell’ultima EuroCup, Scottie Wilbekin, sapientemente affiancato dalla leadership di Jeremy Pargo, già decisivo nell’ultimo scudetto. Poi, in mezzo alle conferme di Kane, Tyus, Roll e Di Bartolomeo, bene il cecchino Kendrick Ray e soprattutto Johnny O’Bryant, ala a tutto tondo potenzialmente esplosiva in Europa a livello fisico. In tutto questo, occhio a Tarik Black: nel ruolo di centro, il potenziale metro consequenziale delle ambizioni gialle.

 

 

10 – ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO
Dopo i playoff del primo anno di Banchi, e la successiva Top16, l’Olimpia ha scaldato per tre stagioni il fondo della classifica europea in cerca di un’identità da cui ripartire. Missione fallita da Jasmin Repesa, in divenire per Simone Pianigiani, che certamente ha ottenuto dal mercato i due colpi «interni» (d’EuroLeague) più pesanti con Mike James e Nemanja Nedovic (fors’anche più del Barcellona dei Pangos e dei Singleton). I due sommano talento, capacità di inserimento in un sistema (a differenza di Goudelock), e presenza difensiva (quel che non aveva neanche Theodore), da sommare ad un roster con certezze già importanti. La coppia di pivot Gudaitis e Tarczewski ha pochi paragoni, per peso e produzione, in tutta Europa. Il tutto senza dimenticare il talento di Kuzminskas, le letture di Micov, la produzione di Bertans e il lavoro sporco di Jeff Brooks, il “4” che mancava dai tempi di Nicolò Melli. Della Valle, Jerrells, Cinciarini e Burns completano un roster di dodici giocatori capace di dare qualcosa, sempre e comunque, in ogni sua componente.

 

 

9 – FC BARCELONA LASSA
Georgios Bartzokas. Sito Alonso. Svetislav Pesic. Barcellona post-Pascual atto III, con il dubbio che l’esperienza del coach serbo fosse un bene più per ridare dignità alla stagione passata (Copa del Rey in bacheca), che per innescare il là ad una nuova era. In fin dei conti, la missione è fallita già al Bayern Monaco, ma le qualità restano indubbie, così come quell’integralismo sinonimo di ordine in un club che ha da tempo smarrito la via (leggasi le trattative con Jasikevicius…). Campo comunque, per un roster di indubbio talento, ma figlio anche di contratti pesanti (voluti da altre gestioni) e innesti cercati ad ogni costo (in tutti i sensi). Il risultato è un «Melting Pot» di complicata lettura, ma con individualità di primissimo piano. Kevin Pangos ha toccato un anno fa l’apice della sua carriera, da valutare l’effetto rebound, comunque sapientemente attutito dalla presenza di Thomas Heurtel. Stesso discorso per Kyle Kuric, cecchino dello Zenit che tanto ha impressionato in queste stagioni di VTB, mentre Jaka Blazic può tornare ad essere ingranaggio come ai tempi del Baskonia. Da valutare i riassestamenti dei vari Hanga, Seraphin, Tomic e Claver, mentre Chris Singleton si ritrova per la prima volta ad essere «stella» contrattuale, con responsabilità ben maggiori rispetto ai tempi di Krasnodar e Atene (ma in un ambiente ancora più esigente). Da valutare, a questi livelli, Smits e Pustovyi.

 

 

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