Ettore Messina: Porelli rinunciò alla clausola di risoluzione, lì capii che sarei stato coach a vita

Ettore Messina: Porelli rinunciò alla clausola di risoluzione, lì capii che sarei stato coach a vita

Il coach di Milano: Bisogna essere curiosi, aprirsi ad altri campi, non importa quali: lo studio, una attività, del volontariato

Con ventotto trofei vinti finora in carriera, tra i quali spiccano i quattro titoli continentali conquistati con la Virtus Bologna e il Cska Mosca (più una medaglia d’argento con la Nazionale all’Europeo), Ettore Messina, da ormai 30 anni, vive ai vertici del basket mondiale.

Eppure anche il plenipotenziario dell’Olimpia Milano, oltre che è il primo coach non cresciuto negli Stati Uniti ad aver diretto una partita da capo-allenatore nella Nba, deve molto alla sua formazione scolastica.

Abbiamo chiesto a Messina, impegnato in EuroLeague durante i workshop della Next Generation Educational di Bologna, di raccontarci cosa ha significato per lui studiare e allenare contemporaneamente: “Mi ha aperto la testa – dice – e dato la possibilità di conoscere persone e situazioni differenti. La laurea non è una condizione indispensabile per aver successo nella vita, ma nel mio caso è stata fondamentale. Anche perché volevo un ‘pezzo di carta’, come si diceva allora, per avere una alternativa nel caso non avessi avuto da vivere dalla pallacanestro”.

Messina s’è laureato in Economia a Ca’ Foscari di Venezia, dove è cresciuto. Quando? “Durante la prima stagione alla Virtus Bologna, dove ero stato ingaggiato come assistente e per le giovanili. Era il mio secondo anno lontano da casa dopo l’esperienza di Udine, che ha allungato i tempi della tesi”. Argomento? “Diritto amministrativo sulla natura giuridica dell’Iri. Anni dopo è stato interessante conoscere grazie al basket Romano Prodi che dell’Iri era il presidente”.

Nonostante i successi subito ottenuti e la promozione a capo allenatore della Virtus a 30 anni, Messina ci ha messo un po’ di tempo per convincersi che fare l’allenatore sarebbe stata la sua vita. “Ho avuto per la prima volta questa consapevolezza quando l’avvocato Porelli ha tolto dal mio contratto triennale la clausola di risoluzione al termine di ogni singola stagione. Li mi sono detto che forse non avrei dovuto usare la laurea per cercare un altro lavoro”.

Oggi Ettore Messina è anche chiamato da Università e aziende per tenere lezioni. Qual è il suo messaggio ad un ragazzo che gioca a basket e aspira a diventare un professionista? “Di non fossilizzarsi solo sulla pallacanestro se no si diventa ottusi. Bisogna essere curiosi, aprirsi ad altri campi, non importa quali: lo studio, una attività, del volontariato”.

Fonte: legabasket.it.

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