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Donovan Mitchell su The Players’ Tribune: Nessuna vittoria morale

Donovan Mitchell su The Players’ Tribune: Nessuna vittoria morale

La traduzione del pezzo scritto dal rookie dei Jazz su The Players' Tribune

Non volevo scendere dall’aereo.

Quella è una sensazione che non dimenticherò mai – il non voler scendere dall’aereo. È dura, amico. La partita era finita. La serie era finita. La stagione era conclusa. Ci sono state molte cose positive che sono accadute in questa stagione. Molto buone. Però poi in queste partite contro Houston, all’improvviso è stato come, ok bene… tutto andato in fumo.

Era tardi, avevamo perso e dovevamo prendere il volo per tornare a casa.

Credo che molte persone, guardando semplicemente la nostra squadra dal di fuori, potrebbero dire: “Oh, questa stagione dei Jazz? Questa stagione dei Jazz è stata una vittoria.” Come se solo il fatto di essere andati oltre qualsiasi previsione possa in qualche modo valere come una vittoria.

Una vittoria morale.

Ma quello che dovete capire è che non siamo andati oltre le previsioni perché no siamo quel tipo di squadra soddisfatto da una vittoria morale. Siamo andati oltre le previsioni perché siamo stati soddisfatti dalle vittorie.

Siamo andati oltre le aspettative perché siamo stai dei killers.

Se fossimo stati quel tipo di squadra che si sente appagata, probabilmente non saremmo andati da nessuna parte. È pazzesco pensare su quante scuse questa squadra poteva ripiegare. L’aver perso una stella nella free agency. L’aver avuto alcuni infortuni. L’avere il backcourt formato da un rookie e da un nuovo arrivato (Rubio). Ma amico… in nessun momento qualcuno della nostra squadra ha mai pensato a delle scuse. Non pensavamo alle scuse, alle aspettative o a niente del genere. Non avevamo nemmeno nessun tipo di rancore nei confronti di qualcuno! Sapete no tutte le volte che si sente dire qualcosa riguardo al fatto che quei ragazzi vengono snobbati e pertanto portano rancore o risentimento? È come se, in questa squadra, non avessimo avuto neanche il tempo di preoccuparcene. Non avevamo nemmeno gli ego personali. Non ce ne stavamo seduti a preoccuparci di chi ci faceva un affronto o delle previsioni o delle aspettative che le persone facevano su di noi.

Tutto ciò di cui ci preoccupavamo era essere i migliori.

E tutto quello che abbiamo avuto nelle nostre teste come scopo comune era il titolo.

E questo è il motivo per cui era così difficile scendere dall’aereo a Salt Lake City. Era qualcosa come: “Avevamo un obiettivo… ma lo abbiamo solo sfiorato.” Pur avendoci messo tutto, avevamo deluso l’intera città.

Ma poi è accaduto qualcosa di pazzesco.

Scendemmo dall’areo…

E voi eravate tutti lì ad applaudirci.

E non era solamente il fatto che tutti voi ci stavate applaudendo. Perché come ho detto: questa non era la situazione in cui cercavamo alcun tipo di vittoria morale. Nessuno della squadra voleva scendere dall’aereo ed essere applaudito come se fosse stata una vittoria morale o un premio di partecipazione del tipo “avete fatto il meglio che avete potuto”. Quello che è pazzesco è che i tifosi qui… voi lo avevate capito. Tutti voi in qualche modo lo avevate semplicemente capito. È difficile da descrivere – come posso spiegarvi cosa un gruppo di persone vuole farti capire solamente attraverso il gesto dell’applauso. Non riesci a capirlo fino a quando non lo senti. È come se, quando siamo scesi dall’aereo… e abbiamo sentito questi applausi… tutti noi fossimo sincronizzati sulla stessa lunghezza d’onda.

È stato come “Lo hanno capito. Questa non è una vittoria morale. Questa è una sconfitta.

Ma è solo una sconfitta momentanea – perché torneremo l’anno prossimo, l’anno dopo e quello dopo ancora. È una cosa transitoria, perché questa non è la fine.

Questo è l’inizio di qualcosa di speciale.”

L’affetto che voi fans ci avete dimostrato – è difficile da mettere per iscritto perché, in quel momento, ha significato molto per me. Ne avevo davvero bisogno. E lo userò per questa off-season come propellente per migliorarmi.

Per vincere ad Ovest.

Per portare un titolo a Utah.

E questo è realistico. Non ci sono limiti qui. Abbiamo il Sindaco di Swat Lake City, Rudy. Abbiamo uno dei più pericolosi trii di giovani guardie: io, Ricky e Dante. Abbiamo i due uomini squadra, sia in campo che negli spogliatoi, cioè Jae e Joe. Abbiamo uno dei migliori – e sottovalutati, se proprio devo dirlo – coach della lega, Quin Snyder. E lo sapete già cosa sto per dire:

Abbiamo i migliori tifosi al mondo.

È strano per me pensare che solo un anno fa ero ancora indeciso se potevo essere all’altezza della NBA o meno – se rimanere a scuola o provare a dichiararmi eleggibile al draft. E ho fatto la decisione migliore della mia vita, nessun dubbio. Uno, perché ho fatto un anno da rookie di cui posso essere fiero. Due, perché, amico… adoro veramente questa lega. Ma forse più di tutto, so che ho fatto la scelta giusta perché sono finito nel luogo a cui appartengo.

Giocare per questa squadra, per questa città.

Tifosi dei Jazz: ci vediamo in giro questa estate e ci vedremo sicuramente ad Ottobre.

Sperando che la prossima volta che ci vedremo all’aeroporto sarà perché abbiamo portato un trofeo.

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