Donovan Mitchell su The Players’ Tribune: Il Sogno

La traduzione dell'articolo di Donovan Mitchell su The Players' Tribuine

So già la prima domanda che mi farete.

“Donovan, perché tua madre è la redattrice per questa lettera?”

Mi sto chiedendo la stessa cosa in questo preciso momento.

Di tutte le persone al mondo che potrebbero incriminarmi, mia madre è la più pericolosa di tutte. Conosce un sacco di storie imbarazzanti. Il problema è che lei non si fida di me. Mia madre non si fida di me per quanto riguarda i compiti a casa. Tutto questo risale a molto tempo fa.

La redattrice Nicole Mitchell: Risale tutto a molto tempo fa.

L’unico modo in cui posso raccontare questa storia è con lei al mio fianco. Ho sempre avuto bisogno di lei. Sapete, quando ero un bambino ero un po’più attivo.

Nota della redattrice: Donovan era molto vivace. Aveva moltissime energie. Era, diciamo, esuberante.

Correvo dappertutto. Ma senza nessun obiettivo. Senza alcun motivo. Solo per correre. Non ci sono prove per fortuna, e sinceramente non so se sia ancora legale, ma quando avevo tre o quattro anni, giuro che mia madre mi portava con uno di quei guinzagli per bambini dovunque andassimo.

Note della redattrice: Non era un guinzaglio! Era un’imbracatura.

Un’imbracatura. OK un’imbracatura. Comunque andavamo da Marshalls e so che chiunque stia leggendo questa storia e sia andato da Marshalls da bambina sa di cosa sto parlando. La sezione dei giochi era inesistente. Non c’era nulla di divertente. Tua madre stava paragonando 12 paia di calzini o altro, e quei corridoi erano così lunghi e luccicanti. Cosa avresti fatto? Avresti corso a perdifiato.

Quindi dopo avermi perso un paio di volte da Marshalls, mi mise al guinzaglio.

Nota della redattrice: Imbracatura! Era per una questione di sicurezza. Dovevo tenerlo sotto controllo! Non appena vedeva un bel spazio aperto, partiva. Don si calmò crescendo e passammo al cinturino da polso. Sono sicura che il mondo mi è stato grato per ciò.

Ero così piccolo che me lo ricordo a malapena, ma penso che ciò dica tutto? Anche adesso, quando sono seduto in panchina a Utah, riesco a malapena a restare fermo. Penso di esserci nato così.

Nota della redattrice: Donovan lo negherà, ma un giorno lo andai a prendere dall’asilo e la maestra mi disse, “Sa, Donovan salta sempre sui tavoli e comincia a danzare. Semplicemente salta la su e tutti i bambini lo guardano.” E credo che sarei dovuta essere imbarazzata, ma pensai fosse così divertente. Perché ogni volta che andavamo da mia madre per cena, toglievamo ogni cosa dal tavolo da caffè e lui saltava lì sopra e cominciava a ballare sui suoi vecchi vinili. Era il nostro rito. Avevamo la nostra piccola festa danzante. E so che Don sarà molto imbarazzato da quello che sto dicendo, ma sapete chi adorava ascoltare? Kenny Rogers. Immaginatevelo. Questo piccolo bambino che balla su un tavolino da caffè con Kenny Rogers in sottofondo.

Non ha prove.

Sono solo bugie.

La vera storia è che io ero fissato con gli sport. Basket e baseball erano i più importanti. Quando non ero con i miei amici, giocavo una partitella immaginaria. Avevamo un’arcata tra il salotto e la sala da pranzo e io saltavo per colpirlo. Era il mio canestro. Ecco come schiacciavo. Era tutto nella mia testa – i pick-and-rolls, i passaggi, il pubblico. Facevo addirittura trash talking.

Nota della redattrice: Oh mio Dio, mi ricordo che lo sentivo colpire l’arco per tutto il giorno. Quando pulivo casa ero troppo bassa per raggiungere quel punto con la mazza. Quindi quando ci siamo trasferiti, le impronte erano ancora lì.

Il punto è che mia madre era molto scettica riguardo gli sport. Incredibilmente scettica. Dava molta importanza all’istruzione. Al tempo vivevamo a White Plains, New York, e non capivo i problemi che lei doveva affrontare. Ma aveva un piano per me e per la mia sorellina Jordan. Quando ero in terza elementare ebbi l’opportunità di frequentare la Greenwich Country Day in Connecticut, che è una delle migliori scuole private nel paese. Al tempo non avevo alcuna idea di cosa significasse. Sapevo solo di dover lasciare tutti i miei amici ed ero infuriato.

Non dimenticherò mai il primo weekend dalla famiglia che mi ospitava a Greenwich, e non riuscivo a capacitarmi di quanto fosse grande la casa. Per me era qualcosa di sorprendente sinceramente. Mi ricordo di aver detto alla famiglia, “Voi vivete veramente qui?”

Fu uno shock culturale per me. Ero uno dei pochi ragazzi di colore nell’intera scuola e fu la prima volta che realizzai la differenza che potevano fare i soldi. Ricordi la prima volta che hai realizzato quanto potessero essere diverse le vite delle persone? Greenwich era a solo trenta minuti di macchina da casa nostra, ma era un mondo totalmente diverso.

Forse alcuni bambini leggendo questo possono capire come mi sentivo – come la prima volta che esci a mangiare qualcosa con i tuoi nuovi amici e devi fingere di non aver fame. Ma quando lo fai per la terza o quarta volta e sei l’unico a non mangiare, tutti capiscono. Quando sei piccolo, può essere veramente difficile.

Ma la fortuna è stata che tutti i miei amici erano fantastici. Legammo moltissimo grazie agli sport, e non sarei mai stato l’uomo che sono adesso se non avessi fatto quel cambio. Mi servì vedere un altro mondo, perché mi diede la spinta per realizzare qualcosa di grande. Sognavo che un giorno avrei avuto abbastanza soldi per potermi comprare una casa accanto a quelle dei miei amici a Greenwich.

Nella mia testa, l’unico modo era l’NBA. Nella testa di mia madre, era assolutamente, assolutamente – assolutamente – non l’NBA.

Nota della redattrice: Non ho mai pensato che ce l’avrebbe fatta. Quali sono le probabilità? So che è brutto da dire per una madre, ma a me importava solamente dell’istruzione. Quando cominciò a giocare a basket nella AAU, gli dissi, “Bene, tesoro, ti supporterò al 100%, ma devi impegnarti in classe.” Pensavo che una borsa di studio per il basket sarebbe stata perfetta. Ma l’NBA? No, no, no.

Mia madre mi scarrozzava per tutta New York e il New Jersey durante i weekend per giocare nei tornei dell’AAU. Lei e mia sorela hanno sacrificato tutto, e adesso mi sento veramente male perché per il 75% del tempo ero addormentato nel sedile posteriore, e poi mi svegliavo nel parcheggio di una palestra nel Bronx o a Brooklyn o in qualsiasi posto, pronto per giocare.

Mia madre probabilmente ha percorso circa 500,000 miglia su quella vecchia Toyota Camry. La parte folle è che non le sarebbe potuto interessare di meno del basket. E se pensate che io stia esagerando, allora ho una storia per voi.

La prima volta che ho schiacciato è stato probabilmente il miglior giorno della mia vita. Era l’estate prima della terza media. Ero ad Harlem al playground Crack Is Wack. Ci stavamo riscaldando prima della partita ed è successo. Io e i miei amici eravamo impazziti. Quindi sono corso nel parcheggio a fine partita e mia madre stava andando in bici con mia sorella o qualcosa del genere e dissi, “Mamma! Non ci crederai. Ho schiacciato.”

Ovviamente mi disse, “Wow, è fantastico tesoro. È fantastico. Sono così felice per te.”

Poi mentre tornavamo a casa, eravamo sull’autostrada e mi disse, “Posso fare una domanda stupida? Cos’è esattamente una schiacciata tesoro?”

Dovetti spiegarglielo. Seriamente. Era il sesto anno che giocavo a basket, con lei che mi scarrozzava per tutta la East Cost. Ecco come si capisce quello che ha fatto per me. Non era una di quei genitori pazzi che trovi alle partite dell’AAU.

Nota della redattrice; Quei genitori… Oh mio Dio. Gridavano a non finire alle partite, mentre guardavano questi bambini! Non ci potevo credere. Io ero in disparte, con Jordan. I papà venivano da me dicendomi, “Riesci a crederci? Non pensi sia scandaloso? Non pensi questo e quello?!” E io annuivo solamente e dicevo, “Mmmhmm.”

Io non capivo quanto sacrificasse per noi. Non dimenticherò mai la volta in cui tornai alla macchina per prendere qualcosa che avevo scorato, e la vidi seduta in lacrime, da sola. Non voleva che la vedessimo stressata. Penso che quando le cose diventavano opprimenti, andasse in macchina e cominciasse a piangere… per sfogarsi. Per poi ternare dentro come se niente fosse.

Non avevamo alcuna idea, ma al tempo era sempre preoccupata di come sarebbe riuscita a pagare l’affitto quel mese, a comprarci dei vestiti, a pagare la benzina. Ci ha protetto da tutto ciò. Il suo obiettivo era fare tutto ciò che sarebbe servito per farci diplomare alla Country Day. Perché è qualcosa che non ci avrebbe mai tolto. E devo ammetterlo, le ho reso la vita molto dura a volte.

Il discorso di Martin Luther King Jr. è qualcosa che non mi ha mai perdonato. Dovevamo recitare un grande discorso per la nostra classe di public speaking alla fine della terza media e quindi scelsi “I Have a Dream” di MLK. Ma poi cominciai a giocare all’Xbox e …

Note della redattrice: Don provò ad imbrogliare con uno dei discorsi più importanti del 21esimo secolo. Non ero una mamma felice.

Il weekend prima del giorno in cui avrei dovuto fare il discorso me lo fece provare. Mi fece andare nel soggiorno. “Sentiamo tesoro.”

Il problema è che sapevo la prima parte. E sapevo la seconda parte. La parte centrale era il problema. Sapete tutti quanti ricordano solamente la parte di “I have a dream”, ma l’intero discorso è lungo circa cinque minuti. Quindi provai ad improvvisare. Stavo improvvisando riguardo la liberta e l’equità. Non andò molto bene.

Note della redattrice: Non giocò a basket quel weekend. Pensava che stessi mentendo. Ma non stavo mentendo. Non giocò a basket quel weekend. Il lunedì sapeva ogni parola del discorso di Dr. King.

Non mi stavo comportando bene. Durante quel periodo della mia vita, avevo perso un po’me stesso. Mi ero diplomato alla Country Day, e fu un grande risultato per la nostra famiglia. Ma quando andai in un collegio per il primo liceo, ero lontano da mia madre per la prima volta, e non riuscii a controllare la libertà.

Ogni bambino che sta leggendo questo articolo e che sogna di giocare al college: Credete che i voti che avrete nei primi due anni non servono? Servono eccome. Ho quasi rovinato il mio futuro per via di quegli anno. Mi comportavo così male. Andavo in infermeria e dicevo di avere l’emicrania per poi tornare al dormitorio e fare un riposino prima dell’allenamento.

Non fatelo.

Stavo vivendo in modo sconsiderato.

Mia madre se ne rese conto. Non so quale livello di esperienza lei abbia, ma un giorno mi chiamò dal nulla e mi disse, “Ti stai comportando in un modo che non è da te. Non ti stai comportando come il ragazzo umile che in realtà sei.”

Sinceramente, l’avevo fatta esplodere. Avevo 15 anni. Sapevo tutto, vero?

Ma non dimenticherò mai, le sue esatte parole prima di attaccare il telefono. Mi disse, “Lasciati dire qualcosa, tesoro. Dio ti farà ricordare che devi rimanere il ragazzo che sei sempre stato.”

Una settimana dopo mi ruppi il polso.

Saltai un’intera estate di AAU, esattamente nel momento in cui chiunque veniva inserito nei ranking e cominciavano ad arrivare le offerte dai college. Ero più che devastato. Ma capì il messaggio. Cercavo di andare avanti nella vita tramite scorciatoie. Restare seduto, vedere gli altri inseriti nei ranking creò un fuoco dentro di me, e quando mi tolsi il gesso alla fine dell’estate, mi esaltavo ogni volta che scendevo in campo. Impazzii. Mi presentai ad un campo a Providence e umiliai tutti.

Poco dopo ricevetti la prima offerta, dall’Università della Florida. E subito dopo cominciai ad avere offerte da Kansas, Florida State, Georgetown. Penso che la cosa più surreale fu svegliarsi una mattina e trovare una chiamata persa e un messaggio da un numero sconosciuto che diceva, “Ciao, sono John Thompson. Spero vada tutto bene.”

Nota della redattrice: Fu un momento favoloso per me, come madre. Era tutto quello che avevo sempre voluto. Ho sempre detto a Donovan, “Tesoro, sei un piccolo ragazzo di colore. Hai bisogno di attestati. Hai bisogno di qualsiasi strumento per affrontare successivamente la vita. Hai bisogno di andare al college.”

Quando mi arrivò l’offerta da Louisville, sapevo che sarei andato lì. Quando vai a Lousiville, hai l’opportunità di cambiare la vita della tua famiglia. Sai che l’NBA diventa una possibilità.

Nota della redattrice: Io non lo pensavo.

Arrivai a Louisville con un po’di risentimento, perché non ero molto sotto i radar. Non ero stato invitato al McDonald’s All-American. Giocai nell’incontro regionale. Non c’era clamore intorno a me. E non fraintendetemi, io volevo i riflettori. Volevo il mixtape di Ballislife e tutte le cose di quel tipo. Ma per qualche ragione, o l’essere andato in una scuola privata o il fatto che i miei genitori non avevano pagato tutte le rate, non ero sotto i riflettori.

Probabilmente non dovrei dirlo, ma la verità è che ci sono state molte volte in cui ho pensato di smettere col basket, anche quando ero a Lousiville. Nel mio anno da matricola, ho realizzato 18 di 72 triple tentate. Non dimenticherò mai quel numero. Il 25%. Era un ambiente molto impegnativo, in più dovevi frequentare i corsi e fare il tuo dovere. Era molto da dover tenere sotto controllo. C’erano notti in cui tornavo in camera e crollavo. Letteralmente, restavo seduto lì e pensavo, “È veramente quello che voglio fare? Sono bravo abbastanza?

Note della redattrice: Continuavo a scrivergli, “Sai che puoi tornare a casa, vero? Ci sono moltissimi college qui. Ma diceva, “No mamma, io voglio questo.””

Il mio santuario era una palestra vuota. Ci andavo per tirare all’una o alle due del mattino. I Venerdì sera quando tutti vanno alle feste, io ero nel mio posto, con le cuffie, mentre tiravo dal carrello. Mi ricordo una notte, erano circa le tre del mattino e stavo tornando dalla palestra. Era appena uscito un mixtape di Drake e Futuro, e stavo ascoltando “30 for 30”. Penso che stessi attraversando qualcosa di pesante in quel momento e, non so per quale motivo, quella canzone mi colpì particolarmente.

Scrissi a mia madre mentre tornavo in camera e dissi, “Non preoccuparti. Tra poco non dovrai più lavorare.”

Venivo da una stagione da matricola dove avevo avuto sette punti di media. L’NBA era ancora un sogno. Non avevo alcun diritto per poter mandare quel messaggio. Ma per chissà quale motivo fu un momento molto importante per me. L’avrei fatto accadere in qualche modo.

Un paio di settimane dopo, mi presentai in palestra all’1:30 di notte e vidi quattro delle più belle macchine che io abbia mai visto nel parcheggio. Tutte con i vetri oscurati e parcheggiate una accanto all’altra. Era strano. Quindi ho messo la mia testa nella fessura della porta e ho visto questi ragazzi che giocavano. Ma avevano anche arbitri. Stavo guardando quando … un attimo … ma è Rondo?

Era come un sogno. Rajond Rondo stava portando avanti la palla sul campo di allenamento di Lousiville all’una del mattina. E poi vidi Josh Smith e tutti questi altri ragazzi che mi sembravano familiari.

E stavano giocando veramente duro. Non sapevo cosa dire, quindi tornai al dormitorio. Il giorno dopo, incontrai Larry O’Bannon, uno degli ex giocatori di Louisville e gli dissi, “Ho visto Rondo la scorsa notte per caso? Di cosa si tratta?”

Mi disse che Rondo veniva e giocava queste partite segrete, solo su invito, d’estate senza un calendario fisso. Dicevo a Larry ogni giorno, “Senti, devi inserirmi in questo gruppo.”

Larry fece le sue mosse e mi fece entrare, e una notte qualcuno scrisse, “Chi c’è stanotte?”

E io fui velocissimo con l’emoji della mano alzata.

Andiamo.

Rajon non sapeva realmente chi io fossi. Sapeva che giocavo per Louisville, quindi gli andava bene la mia presenza. Ma dopo, per qualche motivo, mi sceglieva sempre. Giocare con lui quell’estate fu importantissimo per me. Soprattutto realizzai quanto fossero competitivi in NBA. Realizzi che è una cosa mentale per loro. Sono le quattro di notte e il mio avversario sta dormendo in questo momento, e io sono in una palestra di un college a giocare sei o sette partite a notte.

All’inizio della mia seconda stagione, ero pronto mentalmente e fisicamente per fare il salto di qualità.

E poi non ci riuscii. Per qualche ragione non ce la feci.

A volte la vita è così. Non so perché, ma ebbi un inizio difficile. Sono stati probabilmente i due mesi più difficili della mia vita. Non dimenticherò mai il punto più basso. Posso dirti la data esatta.

Nota della redattrice: 31 Dicembre 2016, Indiana. Me lo ricordo.

31 Dicembre 2016. Eravamo appena stati distrutti da Virginia e avevo giocato malissimo. Dovevamo giocare contro Indiana, nell’arena dei Pacers, quindi ci sarebbero stati tutti gli scout NBA.

La notte prima della partita, il coach mi aveva comunicato che non sarei partito titolare. Fu molto, molto difficile. Ero in un brutto momento.

Ma poi mi arrivò un messaggio che non mi sarei aspettato. Era da mia sorella. Era uno di quei messaggi per cui devi scorrere per finire di leggere – ecco quanto era lungo. E normalmente non parliamo così. Rimaniamo sul divertente. Aveva solo 13 anni allora. Ma questo messaggio fu super profondo e onesto, mi fece capire quanto lei credesse in me, e quanto avesse visto il mio impegno nel corso degli anni e come sapeva che tutto sarebbe andato per il meglio.

Mi fece ricordare tanti piccoli momenti del passato e fece scattare qualcosa in me.

Sono serio, quel messaggio probabilmente mi ha cambiato la vita.

Non penso nemmeno di averglielo mai detto. Quando il coach mi disse di entrare quel giorno, entrai volando. Facevo canestri che non avevo mai fatto in vita mia – prendendo rimbalzi e tutto il resto.

Nota della redattrice: È molto brutto da dire, ma ogni volta che le persone mi dicevano che pensavano che Donovan avrebbe potuto giocare in NBA, mantenevo la mia faccia da poker, ma nel profondo stavo pensando, “Mio figlio? State parlando di Donovan?” Quel giorno in Indiana, cambiò totalmente la mia idea. Il modo in cui correva per il campo, il modo in cui i suoi compagno lo guardavano. Mi ricordava quel bambino che ballava sul tavolino da caffe. Aveva una sicurezza in se stesso che contagiava le persone.

Era lui lo show quella sera.

Dopo quella partita, non guardai più indietro. È incredibile per me quanto velocemente sia successo tutto. Ero seduto lì il 31 Dicembre 2016, mentre pensavo se fossi abbastanza bravo e se il basket fosse la strada giusta per me. Quindici mesi dopo ero nei playoffs NBA, giocando contro Russel Westbrook. Non sarebbe sicuramente dovuto succedere così, se leggete quello che dicevano gli esperti. Ma tutta la mia vita era andata così fino allora. Avevo accanto prima del draft alcune persone di cui mi fidavo, che mi dicevano, “Non lo so, non penso sia la giusta mossa. Non penso tu sia pronto.”

E quel pensiero era già nella mia mente. Non volevo assolutamente andare via da Louisville. Ero molto orgoglioso di giocare lì. Ma dopo ad un allenamento giocai contro Paul George e CP3 e altri ragazzi che giocano in NBA e entrambi mi dissero, “Sei pronto.”

Nota della redattrice: Mi scriveva ogni giorno, molto insicuro su questa scelta. Poi un giorno mi scrisse, “Chris Paul dice che sono pronto!” Non conosco molti nomi di giocatori, ma sapevo che fosse qualcosa di importante. Sono sempre stata la madre che gli diceva che aveva bisogno di prendere la laurea, ma sapevo quanto avesse lavorato duro per questo. Sapevo quanto lo voleva. Era il suo sogno. Ero solo orgogliosa.

La sera del draft dissi al mio agente e alla mia famiglia che non volevo sapere nulla. Non volevo informazioni. Volevo fosse una sorpresa. Ma ovviamente è impossibile bloccare tutto, quindi prima del draft pensai sarei finito a Charlotte.

Non l’ho mai detto pubblicamente, perché non volevo essere frainteso, ma quando toccò a Denver e dissero il mio nome ero completamente sconvolto, perché avevano già cinque giocatori nella mia posizione. Non aveva senso. Ovviamente al tavolo sapevano tutti che ero stato scambiato a Utah, ma si stavano attenendo alle mie regole e non dissero una parola.

Salì sul palco ed ero così confuso che tutto quello che mi ricordo è stato mostrare i miei calzettoni di Lousiville alle telecamere. Non riesco a ricordare nemmeno la stretta di mano con Adam Silver. Quel ricordo è andato.

Se riguardate le riprese, Maria Taylor di ESPN mi disse che ero stato scambiato ai Jazz e si può letteralmente vedere il mio respiro di sollievo. Non è un forma di mancanza di rispetto verso Denver, ma ero un’aggiunta molto migliore a Utah, e mi ero completamente innamorato della città durante gli allenamenti con loro.

Nota della redattrice: Onestamente, in quel momento ragionavo come ogni madre di un ventenne. Stavo solo pregando, tenete lontano il mio bambino da New York, L.A. e Miami! Ha bisogno di un ambiente sereno! Ero molto contenta per Utah. Molto serena.

Conosco ragazzi che giocano nella lega che dicono, “Oh sì, amo la citta X, Y, Z.”

Ma io amo veramente Utah. Il modo in cui la città mia accolto nel mio anno da matricola è qualcosa che non credevo possibile.

Nota della redattrice: Il mio ricordo preferito fu andare alla prima partita a Utah e non riuscire a credere al numero di persone che avevano già la maglia di mio figlio. Vedi quel numero 45 e come madre è straordinario capisci?

Tutto successe così velocemente. La prima partita della stagione, sarei dovuto partire dalla panchina, ma poi Rodney Hood non stette bene subito prima dell’inizio della partita. Quindi dal nulla partì titolare. E contro chi giocavamo?

OKC.

Russ.

Avrei dovuto marcare Russ.

E fu divertente ripensandoci. Perché ho questo rituale durante il riscaldamento quando devo inquadrare il mio avversario. Devo vederti. Non mi importa contro chi stiamo giocando – se ti guardo negli occhi e distogli lo sguardo, allora sono a posto. Quindi cercavo Russ, ma senza trovarlo.

Ovviamente, lui ha la sua routine per cui si siede in panchina è fa il suo balletto, giusto? Quindi guardavo verso la panchina, ma Steven Adams mi bloccava la visuale. Ad un certo punto si sposta e vedo Russ. Sta ballando. Sta facendo il suo rituale.

Dopo, dal nulla, gira la testa, e vi giuro, mi guarda negli occhi dall’altra parte del campo.

Dritto nei miei occhi.

È stato come un film. Mi sono gelato. Ad un certo punto mi ha colpito tutto quello che stava succedendo e pensai, ohhhh cavolo.

Era il mio benvenuto nella lega. Continuavo a ripetermi, “Tienilo di fronte a te. Non lasciare che ti schiacci o ti urli in faccia.

Nota della redattrice: La prima partita, quando Don entrò in campo e annunciarono il suo nome, tutti i tifosi erano i piedi ed applaudivano ed io ero seduta con la testa fra le mani, piangendo. Non riuscivo a credere che eravamo veramente arrivati. Tutte quelle notti insonni pensando, “Stiamo facendo la cosa giusta?” Ce l’abbiamo fatta.

Tutto quello che successe nel primo anno a Utah fu surreale – dalla gara delle schiacciate, a giocare contro Russ nei playoff, a giocare contro Harden nei playoff, superando le aspettative su cosa saremmo riusciti a fare. Ma per me, questo secondo anno è stato molto più significativo, per come la città mi ha sostenuto quando ho faticato.

La prima metà dell’anno, stavo dubitando di me stesso. Non voglio mentire. C’erano volte quando pensavo, “Forse è stato solo un anno. Forse sono veramente uno di quei giocatori da un anno e via.” Ma tutti intorno a me, da Coach Snyder ai miei compagni a tutti quelli che incontravo per strata, mi sostenevano.

Soprattutto voglio avere un impatto su questa città e su questa comunità. Una cosa di cui sono sicuro dalle mie esperienze personali è che questo è più importante della pallacanestro. Il mio ricordo non deve avere a che fare solo con la pallacanestro.

Mentre crescevo, ci sono state molte persone che mi hanno aiutato ad arrivare dove sono ora, senza volere nulla in cambio – che sia la mia maestra della quarta elementare, Mrs. Pierce, che ci aiutava con i vestiti a volte, o i miei amici a Greenwhich che mi pagavano il pranzo quando andavamo fuori, o mia madre, che probabilmente ha sacrificato più di quanto io e mia sorella sapremo mai.

Nota della redattrice: A Donovan non piacerà, ma mi comporterò da mamma e diventerò molto sentimentale. Penso che adesso avrete capito che non sono molto impressionata dalla pallacanestro. Continuo a non capire molti dettagli o a conoscere la maggior parte dei nomi dei giocatori. Quello che mi rende veramente felice e sentire che Donovan aiuta le persone nella vita reale – sia nel caso del ragazzo all’Apple store che ha bisogno di aggiustare il suo cellulare, o la persona al supermercato che conta il resto, o la sua insistenza nel rendere la sua scarpa accessibile per chiunque così chiunque possa averne un paio. Vengono fuori tutte queste storie di Donovan che aiuta persone, senza che lui le metta in risalto tramite i social. So che sarà molto imbarazzato dal fatto che io lo stia dicendo ora. Ma quando sento queste storie so di aver fatto un buon lavoro come madre. Perché ho cresciuto un figlio che conosce il valore dei soldi, che sa quanto sia difficile la vita per alcune persone. Tutto questo mi fa essere così orgogliosa che potrei cominciare a piangere in questo momento.

Non sarei dovuto essere qui. Penso che sia per questo che lo apprezzo così tanto. Ci sono state volte in qui mi sono detto, “Non sei bravo abbastanza,” e sto parlando di quando ero a Louisville. Ma eccoci qui.

Per me si riduce tutto a un mantra molto semplice: più determinazione che negatività. Molte persone vogliono dirti quello che non puoi fare. Specialmente adesso, con i social. Ma penso sia importante per i ragazzini sapere che gli haters non sono stati inventati sui social. Sono sempre stati in giro. I genitori dei ragazzi dell’AAU hanno continuato a dire a mia madre che stava sbagliando da quando ero in terza elementare.

Ma sono fortunato perché lei è sempre rimasta impassibile e ha sempre detto, “Mmmhmm.”

Aveva un piano.

Nota della redattrice: Per me, Donovan sarà sempre quel piccolo bambino che ballava sul tavolino da caffè. Sarà sempre quel ragazzino irrequieto nel soggiorno, che schiacciava nel suo canestro Fisher Price e mi chiamava dicendo, “Mamma ho rotto di nuovo il ferro! Puoi venire e bloccarlo di nuovo?”

Sentivo sempre quel rumore provenire dall’altra stanza …

THUNK.

THUNK.

THUNK.

“Mammaaaa, puoi venire a bloccarlo!”

Quello è il mio ragazzo.

Ah sì e riguardo quel sogno … da quando ero in terza elementare e andavo a casa del mio amico C.J. Tyler a Greenwich, avevo questo sogno, che avrei comprato una casa per la mia famiglia accanto a quelle di tutti i miei amici.

Mia madre probabilmente avrebbe voluto accadesse grazie ad una laura in legge o in medicina, ma tutti noi abbiamo il nostro percorso personale nella vita.

Alla fine è accaduto grazie alla pallacanestro.

Mia madre si è appena trasferita in quella causa, ed è alla fine della strada che porta alla Country Day a Greenwich.

Ha realizzato il suo sogno. Fa la maestra lì ora. Infatti sta lavorando con i bambini dell’asilo. E spero per lei che non siano così esuberanti come lo ero io.

 

TRADUZIONE DI READ CORNER

Fonte: The Players' Tribune.

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